Della salute e del lavoro. Come l’eco-marxismo può servire il giornalismo d’inchiesta ambientale

L’idea di questo articolo nasce da un’osservazione molto semplice: come John Bellamy Foster sostiene che il concetto di “Metabolic Rift” (frattura metabolica) avviato da Marx sin dai Manoscritti economico-filosofici del 1844 raggiunge la sua piena validità scientifica solo alla luce di tutta la riflessione successiva, in particolare, di quella contenuta nel Capitale (Foster 1999, pp. 381, 398-399), allo stesso modo, la dimostrazione dell’avvenuta operativizzazione di quella giovanile riflessione filosofica in una precisa serie di domande nella tarda inchiesta del 1880 (Enquête Ouvriére, uscita su “La Revue Socialiste”) non solo corroborerebbe la portata scientifica di quelle primeve intuizioni ma ci permetterebbe di riconoscerle nel loro aurorale ambientalismo.
Questo risultato credo abbia senso solo se pensato nella prospettiva di rendere le domande del questionario di Marx parte di una più ampia piattaforma programmatica di un giornalismo d’inchiesta ambientale che non voglia smettere di riferirsi al conflitto capitale-lavoro come al suo campo d’indagine elettivo, quindi a un’area semantica del racconto pubblico che narri la compromissione della salute pubblica in quanto conseguenza dello sfruttamento della natura e della forza lavoro (Denunzio 2022, pp. 185-194; Salvador 2024, pp. 57-67), avvelenamento al quale il proletariato, in massima parte quello delle zone urbane più povere e delle periferie, è ‘chiamato’ a collaborare in forze e in silenzio.
Ora, per quanto un territorialista del calibro di Alberto Magnaghi, anche in virtù della sua formazione e militanza operaista, abbia potuto sostenere ex-post nel 2001 che, dato l’interesse dimostrato nel 1966 da parte “dei gruppi omogenei di reparto alla Fiat”, da lui frequentati in prima persona, nei confronti del “problema della salute in fabbrica”, l’“ambientalismo italiano” sia nato “dall’operaismo torinese” (Borio, Pozzi, Roggiero 2023), leggendo il testo di apertura del numero 5 dei “Quaderni rossi”, al quale si deve la riscoperta del questionario in Italia, non si farà fatica a notare, invece, la poca centralità rivestita dalla questione salute, relegata com’è da Dario Lanzardo all’intero del terzo gruppo di domande da cui è composta la prima sezione, ossia alle “condizioni di lavoro” (Lanzardo 1965, p. 8). E non poteva essere diversamente visto che l’operaismo, in piena coerenza con i suoi obiettivi, dava un’interpretazione dell’inchiesta operaia di Marx necessariamente ‘fabbrichista’, legata al lavoro industriale fordista e allo sviluppo del neocapitalismo italiano degli anni Sessanta del Novecento, quindi, finalizzata alla comprensione dei meccanismi di sfruttamento vissuti direttamente dall’operaio sul luogo di lavoro, che finivano sì con l’impattare negativamente sulla sua salute, ma non da questa si partiva per definire il suddetto meccanismo.
Del resto, anche l’unica interpretazione sociologica del questionario, quella magnifica di Hilde Weiss del 1936 uscita sulla “Zeitschrift für Sozialforschung” (Weiss 2025), rivista dell’Istituto per la ricerca sociale di Francoforte, non poteva che concentrarsi sugli aspetti dell’inchiesta in cui precipitavano con maggiore evidenza i risultati scientifici raggiunti da Marx in precedenza, uno fra tutti la teoria del plusvalore (McAllister 2022, p. 140).
A una trentina di anni di distanza, quindi, tanto la sociologia quanto l’operaismo, da Weiss a Lanzardo, leggono il questionario in funzione dell’organizzazione dello sfruttamento in fabbrica.
È solo alla luce dell’aggiornamento del programma di ricerca marxista promosso dalle lotte ambientaliste e dalla lettura ecologista di Marx come quella avanzata, ad esempio, nel saggio di Foster, allora, che oggi per me è possibile pensare in termini ambientalisti alcune domande del questionario dell’Enquête Ouvriére e a una loro eventuale implementazione nelle pratiche d’inchiesta del giornalismo ambientale.
Visto il preponderante interesse per la dimensione applicativa dei risultati di questa breve ricerca, il confronto tra i Manoscritti e l’Enquête Ouvriére si concentrerà esclusivamente sul momento operativo che vede la ‘traduzione’ in domande ambientaliste reperibili nel questionario del 1880, delle originarie teorizzazioni di natura ambientale presenti nel testo del 1844. Ogni altro tipo di intervento ricostruttivo o interpretativo dei due lavori che ecceda quello concernente l’operativizzazione, è evitato con cura.
A tale riguardo va detto che gli items dei Manoscritti sottoposti a formulazione nel questionario sono tre: fitto degli alloggi, capacità di acquisto e salute degli operai.
Vediamone le definizioni originarie:
- 1) Guadagno esorbitante che i padroni di casa traggono dalla miseria. Il prezzo della pigione sta in proporzione inversa alla miseria industriale (Marx 1968, p. 48).
- 2) Secondo le leggi dell’economia politica, l’estraniazione dell’operaio nel suo oggetto si esprime nel fatto che quanto più l’operaio produce, tanto meno ha da consumare (ivi, p. 73).
- 3) La luce, l’aria, ecc., la più elementare pulizia, di cui anche gli animali godono, cessa di essere un bisogno per l’uomo. La sporcizia, questo impantanarsi e putrefarsi dell’uomo, la fogna (in senso letterale) della civiltà, diventa per l’operaio un elemento vitale. Diventa un suo elemento vitale il completo e innaturale abbandono, la natura putrefatta (ivi, p. 129).
Vediamone ora la loro traduzione in domande:
- 1) Quale è il prezzo degli oggetti necessari, come: a) affitto; condizioni di locazione; numero dei locali e persone che vi abitano; riparazioni, assicurazione, acqua, ecc. (Marx 1965, p. 28).
- 2) Quale è il prezzo degli oggetti necessari, come: b) Nutrimento: pane, carne, legumi, patate, ecc.; latticini, uova, pesce, burro, olio, strutto, zucchero, sale, spezie, caffè, cicoria, birra, sidro, vino, ecc. tabacco (ibidem)
- 3) Descriva le condizioni igieniche della fabbrica: dimensioni degli ambienti, posto assegnato a ciascun operaio, aereazione, temperatura, imbiancatura dei muri a calce, gabinetti, pulizia generale, rumore delle macchine, polveri metalliche, umidità (ivi, p. 25)
- 3bis) Esiste una sorveglianza municipale o governativa sulle condizioni igieniche delle fabbriche? (ibidem)
- 3ter) Nella sua industria vi sono particolari esalazioni nocive che causano malattie specifiche fra gli operai? (ibidem)
Sono partito dal fitto (1) e dall’acquisto (2) perché il questionario è articolato in modo tale che le domande della III sezione (in particolare quelle del blocco 68-74), nel nostro caso sono la 68a e la 68b a tradurre direttamente le prime due definizioni dei Manoscritti, sanciscono in modo irrevocabile il legame tra fabbrica e società, di conseguenza, oggi, tra lavoro postfordista e società neoliberista, la relazione ambientale tra quanto accade nei mille luoghi produttivi del primo e le conseguenze che si riverberano sulla seconda, la connessione immediata tra il “costo di riproduzione” (Lanzardo 1965, p. 10) e le condizioni lavorative, tra la salute compromessa vivendo in ambienti poco salubri in più mangiando scarsamente, e quella che si compromette sul luogo di lavoro respirando veleni in condizioni di scarsa igiene e sicurezza.
Per concludere, come tutto ciò può tornare utile alle pratiche del giornalismo d’inchiesta ambientale? Non dimenticando mai di connettere le domande sui costi della riproduzione della vita sociale (quanto spendi per l’affitto? quanto per il mangiare?) a quelle sulla sicurezza sanitaria del lavoro (cosa ti fanno respirare? quanto sono puliti i gabinetti?) quindi, non smettendo mai di riconoscere nella natura che imputridisce nel fuori sociale, la putrescenza di quella del dentro del sistema produttivo capitalistico.
Bibliografia
G. Borio, F. Pozzi, G. Roggiero (2023), a cura di, Intervista ad Alberto Magnaghi, MachinaRivista, DeriveApprodi, Bologna, 3 ottobre, https://www.machina-deriveapprodi.com/post/intervista-ad-alberto-magnaghi
F. Denunzio (2022), La posta in gioco nel giornalismo d’inchiesta ambientale italiano: industrializzazione, cambiamento climatico, salute. Breve reportage in tre tappe, in “Cartografie sociali”, vol. 7.
D. Lanzardo (1965), Intervento socialista nella lotta operaia: l’inchiesta operaia di Marx, “Quaderni rossi”, n. 5, aprile.
K. Marx (1968), Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi, Torino.
K. Marx (1965), L’inchiesta operaia, in “Quaderni rossi”, n. 5, aprile.
C. McAllister (2022), Karl Marx’s Workers’s Inquiry: International History, Reception, and Reponses, Notes from Below, London.
O. Salvador (2024), “Abbiamo male dappertutto”. Un’esperienza d’inchiesta e lotta sindacale per la prevenzione dei rischi e delle nocività a partire dalle soggettività operaie, in “Welfare e ergonomia”, n. 1.
H. Weiss (2025), L’“Inchiesta operaia” di Karl Marx, a cura di I. Gjergji, Kurumuny, Lecce