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Giuseppe Gozzini (1936-2010)

Tre ricordi da”Telegrammi della Nonviolenza in cammino”, Numero 237 del 30 giugno 2010, Centro di ricerca per la pace di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo.
 
 
 Dal sito della sezione di Cinisello Balsamo dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (http://anpicinisello.blogspot.com) riprendiamo il seguente ricordo dal titolo “A 73 anni ci ha lasciato Giuseppe Gozzini, un maestro di pace”
 
Giuseppe Gozzini era nato a Cinisello Balsamo nel 1936 in una famiglia operaia, il padre era saldatore alla Breda. Cresce nell’ambiente dell’oratorio San Luigi e dell’Azione Cattolica, animato da profondi sentimenti di giustizia e uguaglianza e dal desiderio di andare a fondo di tutte le cose.
Laureato in giurisprudenza, lavora come pubblicista, scrivendo anche per riviste di forte impegno politico e sociale, rivelando una cultura e un’acutezza di pensiero che, per forza di cose, catturano chi entra in contatto con lui.
Durante il ‘68 è attivo nella controinformazione e negli anni dell’università frequenta la Corsia dei Servi a Milano dove conosce padre Camillo De Piaz.
Nel novembre del 1962, chiamato alle armi, rifiuta di indossare la divisa militare: sarà il primo obiettore di coscienza cattolico italiano, scelta che ai quei tempi equivaleva a reato militare.
Il suo coraggioso gesto, costatogli una condanna a sei mesi di carcere militare, suscita nell’Italia degli anni Sessanta un notevole scalpore e crea un caso mediatico di notevoli proporzioni. Mai in Italia si era visto un giovane cattolico, settentrionale, istruito, di buona famiglia, disobbedire in modo cosi’ palese e intransigente ad un’istituzione dello Stato. Gozzini, tuttavia, vive l’obiezione al servizio militare come la più naturale conseguenza del proprio credo.
Esplode, clamoroso, il “caso Gozzini”. Viene dunque incarcerato e processato, ma ne prendono le difese il sindaco di Firenze Giorgio La Pira e due preti toscani. Padre Ernesto Balducci che sarà denunciato a sua volta per un articolo apparso su “La Nazione” e condannato in Corte d’Appello a otto mesi di reclusione (15 ottobre ‘63), sentenza poi confermata in Cassazione (giugno ‘64), e don Lorenzo Milani, che diffonde una lettera aperta ai cappellani militari che sarà pubblicata su “Rinascita” (citato in giudizio, don Milani sarà assolto il 17 febbraio ‘66). Dalla lettera e dagli atti del successivo processo scaturirà un libro fondamentale: L’obbedienza non è più una virtù.
Il suo gesto segna uno spartiacque nella storia dell’obiezione di coscienza in Italia; da quel momento anche altri giovani si sentono motivati a rifiutare il servizio militare in nome del proprio pacifismo e giustificano questa scelta con il proprio essere cattolici.
Gozzini è solo il primo di una serie di casi che avvengono fra il 1962 e il 1972, anno di promulgazione della prima legge sull’obiezione di coscienza al servizio militare in Italia.
Giuseppe Gozzini esce dal carcere nel 1963, si avvicina al gruppo dei “Quaderni rossi”, si presenta come un cattolico di formazione marxista, come lo erano stati Felice Balbo o Franco Rodano (gli amici di padre Camillo De Piaz). Convinto dell’importanza della “nonviolenza di parte”, anima critica e figura del dissenso, s’impegna costantemente, soprattutto nella controinformazione di base, scrivendo e promuovendo iniziative editoriali per i movimenti, documentando l’opposizione degli obiettori americani alla guerra nel Vietnam. Dopo la prima guerra del Golfo (1991) riprende i contatti in Italia con l’area pacifista ed è tra i fondatori della rivista “Guerre & pace”.
L’Amministrazione comunale di Cinisello Balsamo gli assegna, nel 2004, l’onorificenza “Spiga d’Oro” con la seguente motivazione: “Per essere stato nel 1962 il primo obiettore di coscienza cattolico, un testimone che ha fatto della nonviolenza un principio fondamentale della propria vita, con un impegno costante contro la guerra promuovendo una cultura di pace. Con questa sua azione ha favorito un nuovo modo di pensare, di intendere e praticare un diverso servizio al Paese, attraverso attività di carattere sociale e assistenziale espletate nelle associazioni e negli enti pubblici. Una obiezione di coscienza intesa come strumento di ogni persona per testimoniare valori e scelte di vita che concorrono alla realizzazione di sè e dell’intera società civile”.
Gozzini si impegna a fondo per insegnare ai giovani l’importanza della scelta pacifista e nonviolenta e, infatti, tornerà spesso nella sua città per incontrare i ragazzi che prestano servizio civile presso l’Amministrazione comunale.
Il 20 aprile 2006, in occasione del LXI anniversario della Liberazione, sarà a Cinisello Balsamo per presentare il suo libro Sulla frontiera. Camillo De Piaz, la Resistenza, il Concilio e oltre; durante la presentazione sarà al suo fianco padre Camillo.
Avremmo voluto averlo ancora qui a parlare del suo ultimo libro Esercizi di memoria, il ‘68 visto dal basso. Sussidio didattico per chi non c’era. Una cronistoria dettagliata dei movimenti sociali, che hanno trasformato modi di pensare e di vivere, idee e comportamenti di una generazione fino al ‘75. Ma purtroppo la sua ultima uscita pubblica con i “movimenti” era stata per l’aeroporto Dal Molin, poi il letto, l’ospedale, la fine: “Se ne è andato sereno”, hanno detto la moglie e le due figlie, e l’hanno detto con un sorriso, davanti alla modesta bara di legno chiaro coperta solo dalla bandiera della pace ai funerali nella chiesa di San Simpliciano.
Non altre insegne, non un fiore, un grido, una persona famosa, un politico. La piccola folla di giovani che avevano capito il suo esempio, di vecchi che l’avevano conosciuto fin da ragazzo, forse anche di persone che con la religione avevano avuto sempre poco a che fare, è entrata seria, ma amichevole, con una grande gioia e pace dentro di sè. Almeno, da come tutti si salutavano, e da ciò che qualcuno aveva detto parlando dall’altare.
Durante la messa, il vecchio don Germano, suo amico anche negli anni più difficili, ha detto due parole e poi si è commosso e ha di botto lasciato la balaustra. Moltissimi si sono accostati all’eucaristia per ricordare questo “ragazzo” (negli anni non era cambiato: la pulizia interiore gli impediva di invecchiare) che veniva definito cattolico-marxista ed era amico degli anarchici. Non era stato solo il primo obiettore cattolico, era stato anche il primo che, contro le versioni dei media, aveva pubblicamente difeso l’immagine dell’anarchico Pino Pinelli, precipitato da una finestra della Questura dopo la strage del dicembre 1969 in piazza Fontana.
Aveva il coraggio cristiano.
Mancherà, a chi lo ha conosciuto e a tutta la società civile, il suo impegno, il suo rigore, la sua dolcezza.
 
Vittorio Bellavite, “È morto Giuseppe Gozzini, primo obiettore cattolico, profeta della ‘nonviolenza di partè” “Adista” (www.adistaonline.it)]
 
Giuseppe Gozzini è morto a Milano il 13 maggio a 73 anni, dopo due anni di sofferta malattia. La sua scomparsa ha avuto purtroppo poca risonanza, anche nell’area pacifista e della sinistra alternativa, di cui Beppe è stato un protagonista per tutta la vita. Ai funerali, sabato 15 maggio, nella parrocchia di S. Simpliciano, Giuseppe è stato però accompagnato dalla presenza e dall’amicizia dei tanti amici, cattolici, anarchici, non credenti incontrati nel corso della sua lunga militanza politico-ecclesiale. A celebrare, l’anziano salesiano don Germano Proverbio, amico fraterno di iniziative di rottura. Dall’altare, don Germano ha ricordato le caratteristiche di una personalità, quella di Gozzini, tanto schiva quanto profetica. Pensare a Beppe – ha detto – è avere in mente un modo di essere uomo e cittadino, una specie di modello dell’antiretorica nel modo di pensare e di vivere, in famiglia, nei rapporti con gli amici (e coi meno amici), nel concentrarsi in un impegno culturale e sociale durato una vita, sempre ai margini o esterno ai tanti luoghi comuni di ogni cultura di massa, a partire da quella che si dice per il cambiamento; i semi che Beppe ha personalmente e in modo originale e da solo diffuso per tutta la vita, spesso non adeguatamente riconosciuti e valorizzati, hanno poi contribuito – ha detto il salesiano – nonostante tutto, alla crescita del Paese e al raggiungimento di conquiste di grande civiltà, come l’obiezione di coscienza al potere nella sua dimensione più direttamente ed esplicitamente violenta, quello delle strutture militari.
Di famiglia operaia, Gozzini era nato nel 1936 a Cinisello Balsamo, vicino Milano, dove iniziò la sua attività di organizzatore di iniziative di base. La conoscenza con padre Camillo De Piaz, della Corsia dei Servi, di padre David Maria Turoldo, il rapporto con Jean Goss del Mir, la lettura di don Primo Mazzolari sono gli incontri che faranno di Gozzini un militante della nonviolenza e del pacifismo. Dopo aver aiutato disertori francesi della guerra d’Algeria, nel novembre del 1962, richiamato alle armi, si rifiutò di indossare la divisa militare; fu il primo cattolico italiano. Il processo e la condanna a sei mesi di carcere senza condizionale ebbero enorme risonanza. Testimone al processo fu, tra gli altri, Aldo Capitini. Padre Ernesto Balducci prese le sue difese e fu, a sua volta, condannato. Successivamente, fu don Lorenzo Milani, anche in seguito alla vicenda di Gozzini (con cui tenne un contatto epistolare), con la sua “Lettera ai cappellani militari” a subire un processo e a dare una risonanza ancora più vasta alla questione dell’obiezione di coscienza. Si estese così un movimento antimilitarista che ebbe, alla fine, un positivo esito parlamentare con l’approvazione della legge 772 nel 1972 sull’obiezione di coscienza al servizio militare.
Intanto, per Gozzini uscito dal carcere nel 1963, si aprì una seconda stagione di vita; già prima dell’obiezione aveva letto non solo Tommaso o Agostino, ma anche “Il Capitale” di Karl Marx e gli scritti di Rosa Luxemburg, avvicinandosi al gruppo dei “Quaderni rossi” che proponevano una critica del Pci da sinistra. Gozzini si presenta come un cattolico di formazione marxista, come lo erano stati nel primo dopoguerra Felice Balbo e Franco Rodano.
Fino alle soglie del ‘68, pur continuando a far parte del gruppo formatosi intorno ai “Quaderni rossi”, Gozzini mantiene i contatti con altri gruppi di impronta antimilitarista e conosce così, fra gli altri, Giuseppe Pinelli. La mattina dopo che Pinelli “è stato morto” nella Questura di Milano, sarà il primo a sostenere l’impegno nonviolento di questo sconosciuto ferroviere, con una lettera aperta pubblicata da decine di giornali e riviste.
In questi anni e in quelli che seguono, iniziò a domandarsi che senso avesse impegnarsi in gruppi che si occupano del problema della pace, quasi fosse una “specializzazione”, isolata dalle altre battaglie che si combattevano sul fronte culturale, politico, religioso. Anche lottare contro l’ingiustizia sociale partendo da un’analisi di classe è un modo per contribuire alla pace. Il superamento evangelico della contrapposizione fra amico e nemico non esclude la scelta “da che parte stare”, con chi impegnarsi per abbattere il “disordine costituito”. Anche Gesù stava dalla parte dei poveri, dei pubblicani, delle samaritane.
Su questa convinzione di fondo (l’importanza della “nonviolenza di parte”), partecipa al ‘68, impegnandosi soprattutto nella controinformazione di base, scrivendo e promuovendo iniziative editoriali per i movimenti, documentando, ad esempio, l’opposizione alla guerra nel Vietnam degli obiettori di coscienza negli Usa e di migliaia di soldati americani ammutinati e disertori.
Dopo la prima guerra del Golfo (1991) riprende i contatti in Italia con l’area pacifista ed è tra i fondatori della rivista “Guerre & pace”. L’ultimo suo impegno di un’abbondante produzione pubblicistica (dal punto di vista professionale Gozzini era copywriter e lavorava per agenzie di comunicazione) fu la redazione di una biografia di padre Camillo, pubblicata per le edizioni Scheiwiller quattro anni fa, con il titolo “Sulla frontiera. Camillo De Piaz: dalla Resistenza al Concilio”.
 
Edoarda Masi, dal sito de “L’ospite ingrato” (www.ospiteingrato.org) riprendiamo il seguente ricordo apparso col titolo “Ricordare Giuseppe Gozzini”, trascrizione a cura del Centro Fortini di un intervento di Edoarda Masi a Radio Popolare del 18 maggio 2010
 
Beppe Gozzini ha avuto un momento di notorietà quando nei primi anni Sessanta fece la prima obiezione di coscienza dei cattolici al servizio militare. Ne seguì l’imprigionamento per alcuni mesi a Firenze. Un grande successo dei fiorentini di opposizione, specialmente cattolici, nella Firenze di quel tempo. Poi seguirono le polemiche di Balducci, di don Milani. Beppe Gozzini è una personalità esemplare del secolo XX: poco conosciuto, in fondo, mentre era un uomo di eccezionali qualità, di estrema intelligenza e sensibilità. Suo padre era un operaio e Beppe ha mantenuto per tutta la vita la tradizione del proletario, anche se grazie alle sue capacità ha studiato da giovane con l’aiuto dei preti, poi pagandosi gli studi superiori. Faceva il mestiere di pubblicitario, che non gli piaceva, nel quale però ebbe molto successo. Lo faceva per campare: aveva la famiglia, con la moglie Paola, molto amata. È stata una coppia meravigliosa. Quello che di meglio l’Italia ha dato nel secolo scorso, che pochi conoscono. È un uomo che è il frutto della tradizione socialista e cattolica del proletariato, insieme a una borghesia antagonista che, in parte, era di alto livello, non quella di oggi. Gli ultimi sprazzi di capitalismo con degli aspetti positivi. Gozzini fu intransigentemente all’opposizione. Era capace di distinguere, da vero credente cristiano e cattolico, i grandi dogmi dai motivi religiosi dalla politica corrente. La forza dell’opposizione, oltre che dalla tradizione socialista, gli veniva proprio da questa conoscenza profonda del vero cristianesimo. Quindi fu sempre in opposizione, quando era necessario, alle politiche delle gerarchie ecclesiastiche. Fu un uomo che espresse quel miscuglio di cattolicesimo e socialismo anarchico della tradizione italiana, che fu raccolto non esplicitamente, ma nella pratica, dal Partito comunista, e che espresse anche in Italia ciò che è stata la grandezza del XX secolo: il fatto che motivi, che un tempo erano stati solo di avanguardie operaie o di elite intellettuali, sono divenuti patrimonio di interi popoli, di milioni di persone, in Italia e nel mondo. È stato il periodo che è cominciato con la prima guerra mondiale, le rivoluzioni d’Europa, il movimento della decolonializzazione, poi la socialdemocrazia del secondo dopoguerra: tutto questo prese forma anche in uomini come Gozzini. Sono il tessuto vero, positivo, di un’Italia che oggi sembra scomparsa nella miseria. Scomparsa perché in tutto il mondo sappiamo che il sistema vigente è in crisi. Non una momentanea crisi economica, ma una crisi di struttura, sulla via del tramonto, e che trascina via per primi gli anelli più deboli. Per questo dobbiamo ricordare uomini come Beppe, non per tornare al passato, ma perché guardare questo passato recente ci può servire per costruire finalmente un futuro possibile.