Ambiente Tecnica Società. Rivista digitale fondata da Giorgio Nebbia

Per Fulco Pratesi (1934-2025)

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Fulco Pratesi, scomparso il primo marzo di quest’anno, è stata una delle figure più visibili e influenti del ‘nuovo’ ambientalismo italiano sorto alla metà degli anni Sessanta. La sua popolarità è stata fondata in primo luogo sulle frequenti presenze televisive iniziate proprio in quel periodo e proseguite fino alla vigilia della morte, su un’intensa attività pubblicistica sui maggiori quotidiani nazionali, su una produzione libraria continuativa e di grande successo come pure su un sia pur breve mandato parlamentare, dal 1992 al 1994.

Tuttavia, analogamente ad alcune altre importanti figure dell’ambientalismo italiano come Laura Conti, Giorgio Nebbia e Antonio Cederna, l’aspetto dell’efficace popolarizzatore delle tematiche ambientali non esaurisce la complessità del personaggio. Oltre che un comunicatore Pratesi è stato infatti anche un attivista, un organizzatore e un formatore in grado di trasmettere con efficacia a generazioni successive di ambientalisti la passione per la natura e quella per il bene comune.

Cresciuto in una famiglia della borghesia imprenditoriale romana con ascendenze aristocratiche, Pratesi si convertì al pari di Renzo Videsott – figura centrale dell’ambientalismo italiano degli anni del secondo dopoguerra – alla protezione della natura grazie a un “incidente di caccia”, cioè all’improvviso e definitivo rifiuto di uccidere un grande mammifero, nel suo caso un orso. Legato in ogni caso alla natura da un’intensa passione, trovò poco dopo – siamo alla metà degli anni Sessanta – la possibilità di mobilitarsi in suo favore grazie alla frequentazione del Gruppo Verde di Italia Nostra, un piccolo nucleo di giovani romani coordinato da Bonaldo Stringher Jr. che sin dal 1960 aveva cominciato a occuparsi praticamente dal nulla di conservazione della natura e di parchi nazionali1.

Laureato in architettura – mancò per pochi esami una seconda laurea in scienze naturali a causa dell’impegno richiesto dall’avvio del Wwf Italia2 – mise presto a disposizione le sue competenze professionali nella redazione di due tra i primi piani di parchi nazionali: quello dello Stelvio e quello di riassetto del Parco nazionale d’Abruzzo, reso pubblico nel 1968 e che avrebbe consentito di lì a poco l’avvio di una sperimentazione innovativa nel campo della tutela e dello sviluppo economico sostenibile all’epoca unica in Italia3.

Ma in questa seconda metà degli anni Sessanta l’operazione più rilevante condotta da Pratesi fu la creazione dell’Appello italiano per il World Wildlife Fund.

Nel 1966 Pratesi prese infatti, insieme al segretario del Gruppo verde di Italia Nostra Arturo Osio, l’iniziativa di creare un’associazione che nelle loro intenzioni avrebbe dovuto essere più piccola della stessa Italia Nostra, meno ambiziosa, ma mirata in modo più specifico alla conservazione della natura e in particolare della natura “selvaggia”4. Il Wwf internazionale, nato nel 1961 da una costola dell’Union international pour la conservation de la nature-UICN, proponeva la creazione di sezioni nazionali con lo scopo di raccogliere fondi da destinare alla protezione della flora e della fauna selvatica in tutto il mondo e il piccolo nucleo raccolto attorno a Pratesi e Osio decise di accogliere la sfida5. Perseguendo l’obiettivo posto dall’associazione internazionale, infatti, non solo si potevano raccogliere denari preziosi, ma si poteva contribuire alla creazione di un rete più ampia di aree protette anche in Italia e si poteva svolgere un’attività di sensibilizzazione popolare inedita quanto necessaria.

Operando in un contesto culturale nazionale in cui la domanda di natura stava crescendo in modo molto rapido e grazie a un’organizzazione ricca di intuizioni comunicative e di iniziative rivolte soprattutto ai giovani e ai giovanissimi, nel giro di pochi anni il Wwf fu in grado di divenire la prima vera associazione ambientalista di massa italiana, con un numero di iscritti che già nei primi anni Settanta superò la stessa Italia Nostra. Le due associazioni non finirono tuttavia col percorrere strade separate ma continuarono a lavorare in parallelo anche grazie alla doppia militanza di molti dirigenti e attivisti e al fatto che figure come Antonio Cederna fecero costantemente da trait-d’union praticando e divulgando contemporaneamente i campi d’elezione delle due associazioni: quello del patrimonio storico-artistico e urbanistico di Italia Nostra e quello naturalistico del Wwf.

Questo costante intreccio permise alle due associazioni – i cui gruppi dirigenti condividevano in larga prevalenza delle culture politiche di derivazione azionista6 – di schierarsi insieme e con tempestività su alcuni dei fronti più politici e caldi dell’ambientalismo della prima metà degli anni Settanta come quelli sollevati alla Conferenza Onu di Stoccolma sull’ambiente umano, quello degli inquinamenti, quello del nucleare7 e anche quello della critica al modello di sviluppo “paleotecnico” dominante8. Su questi fronti anche Pratesi fu spesso presente con i suoi articoli per il “Corriere della Sera”, per la “La voce repubblicana” e per “l’Espresso” e indirizzando l’attività e la propaganda del Wwf Italia ben oltre le colonne d’Ercole della semplice conservazione della natura, finendo così col suscitare il disappunto dei vertici internazionali dell’associazione9.

I contributi più importanti dati da Pratesi all’ambientalismo italiano sono stati tuttavia nell’ambito della conservazione della natura.

I suoi scritti, hanno anzitutto permesso ad ampie fasce di italiane e di italiani di comprendere come operano “sul campo” i processi ecologici, di conoscere le aree naturali italiane più integre e pregiate, di prendere coscienza delle minacce che incombevano su di esse e di appassionarsi alla frequentazione diretta della natura. Esemplari, tra i tanti suoi libri di successo, Il Salvanatura del 197210, innovativo manuale destinato a ragazze e ragazzi delle scuole, e la Guida alla natura d’Italia, primo vero censimento delle aree naturali italiane di maggior pregio mirato anzitutto alla fruizione diretta di tali aree da parte delle lettrici e dei lettori. La Guida uscì da Mondadori nel 1971 e incontrò un successo tale non solo da richiedere diverse ristampe negli anni successivi11 ma da stimolare la pubblicazione di una serie di analoghe guide regionali, coronate anch’esse da notevole successo12.

L’attività di Pratesi – e con lui del Wwf e di Italia Nostra – ha mirato inoltre in modo sistematico alla creazione di una rete di aree naturali protette nel nostro paese dando così un contributo decisivo sia alla progettazione e alla promulgazione della legge quadro del n. 394 del 1991, sia alla concreta progettazione e realizzazione di molte delle centinaia di aree protette oggi esistenti in Italia, a partire dalla rete di Oasi del Wwf13.

Dell’importanza della conservazione della natura entro il campo più ampio della tutela ambientale fu consapevole sin dall’inizio anche Giorgio Nebbia, che con Pratesi ebbe un cordiale rapporto iniziato nel 1968 e durato poi fino ai suoi ultimi anni14. Di questo rapporto, e del rapporto tra Giorgio e il Wwf, presentiamo concludendo una piccola documentazione visuale anche grazie ai materiali conservati nell’archivio della Fondazione Luigi Micheletti.

Corrispondenza tra Giorgio Nebbia e Fulco Pratesi riguardante l’iscrizione di Nebbia al Wwf Italia, agosto-settembre 1968. Fondazione Luigi Micheletti, Archivio Giorgio e Gabriella Nebbia.
Giorgio Nebbia al “contro-comizio” elettorale organizzato il 3 giugno 1971 a Bari dalla sezione pugliese del Wwf, cui era iscritto. Fondazione Luigi Micheletti, Archivio Giorgio e Gabriella Nebbia.
Fulco Pratesi e Giorgio Nebbia in occasione del convegno per i novant’anni di Nebbia, Roma 10 maggio 2016. Foto Luigi Piccioni.

1 Luigi Piccioni, “Ambiente e aree protette negli anni del centro-sinistra. Il ‘Gruppo verde’ di Italia Nostra”, “Studi storici”, LXIV (2022), n. 3, pp. 675-706.

2 Testimonianza di Fulco Pratesi (1934-2025), Roma, 1.11.2013.

3 Italia Nostra, Piano di riassetto del Parco nazionale d’Abruzzo, Roma, Italia Nostra, 1968; Azienda di Stato per le foreste demaniali, Studi per la valorizzazione naturalistica del Parco nazionale dello Stelvio, Sondrio, Tip. Mevio, 1969.

4 Testimonianza di Fulco Pratesi, cit., e di Arturo Osio (1932-vivente), Colico 6.4.2016

5 Per la creazione del WWF in seno all’UICN si veda Martin Holdgate, The Green Web. A Union for World Conservation, Abingdon, Earthscan, 1999, capitolo 5; sul WWF in sé Alexis Schwarzenbach, Saving the World’s Wildlife. WWF – the first 50 years, London, Profile Books, 2011; sul WWF Italia un’ampia rassegna storica in In difesa della natura. I venticinque anni del WWF Italia, a cura di Fabio Cassola, Roma, Presidenza del consiglio dei ministri. Dipartimento per l’informazione e l’editoria, 1991, e – più sintetico ma più recente – I 50 anni del WWF Italia. Dalla parte della natura, a cura di Gianfranco Bologna e Chiara Pirovano, Roma, WWF Italia, 2016.

6 L. Piccioni, “Ambiente e aree protette”, cit.

7 WWF Italia, Energia nucleare: la morte pulita, Roma, WWF Italia, 1973, prima pubblicazione italiana a mettere in discussione l’opportunità di costruire centrali nucleari in Italia.

8 Giorgio Nebbia, “Alla ricerca di una società neotecnica”, “Italia Nostra”, “Italia Nostra”, XVIII (1976), n. 136-137, pp. 15-22.

9 “Si sarebbe potuto fare molto di piú ma dovevamo contenerci anche perché il Wwf internazionale un po’ ci controllava, non è che amasse molto le nostre deviazioni rispetto alla tematica specifica delle specie in estinzione o della raccolta di fondi. Eravamo visti un po’ cosí, insomma… Poi dopo quando cominciarono a fare – senza dirci niente – delle indagini sulla popolarità del Wwf in Italia rimasero stupefatti per le risposte che avevano ricevuto. Ebbero un riscontro terrificante e dovettero abbozzare”. Testimonianza di Arturo Osio, cit. Per una testimonianza coeva sull’impegno politico del Wwf riguardo a un ampio spettro di temi, compreso il nucleare, si veda l’articolo di Antonio Cederna, “Troppo isolate le voci in difesa della natura”, “Corriere della Sera”, 21.6.1975.

10 Fulco Pratesi, Il Salvanatura, Milano, Federico Motta Editore, 1972, pubblicato in cinque edizioni fino al 1986.

11 Gianni Farneti, Fulco Pratesi, Franco Tassi, Guida alla natura d’Italia, Milano, Mondadori, 1971, con la collaborazione del World Wildlife Fund Italia, note introduttive di Mario Incisa della Rocchetta e di Giorgio Bassani e prefazione di Antonio Cederna. Oltre la prima, cinque ulteriori edizioni furono pubblicate fino al 1984.

12 Lazio e Abruzzo (1972, 2 edizioni), Lombardia e Trentino-Alto Adige (1972, 2 edizioni), Sardegna (1973, 4 edizioni), Sicilia (1974, 2 edizioni), Valle d’Aosta, Piemone e Liguria (1975), Toscana e Umbria (1976), Emilia-Romagna e Marche (1977, 2 edizioni), Veneto e Friuli-Venezia Giulia (1978, 2 edizioni), Puglia, Basilicata e Calabria (1979, 2 edizioni), Campania e Molise (1980).

13 Un vivace bilancio dell’opera di Pratesi in questo campo è nella sua intervista contenuta in Giulio Ielardi, Uomini e lupi. Il cammino dei parchi italiani nel racconto dei protagonisti, Pisa, ETS, 2007.

14 Una testimonianza di questo rapporto è nell’intervento tenuto da Pratesi in occasione della celebrazione dei novant’anni di Nebbia: Fulco Pratesi, “Convergenze e conflitti in difesa del pianeta”, in Aa.Vv., Per Giorgio Nebbia. Ecologia e giustizia sociale, Brescia, Fondazione Luigi Micheletti, 2016, pp. 113-115.

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