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Rudolf Bahro (1935-1997)

Dissensi comunisti nella DDR

Rudolf Bahro (1935-1997) rappresenta un tipo particolare di dissenso  formatosi nella DDR intorno e dopo il 1956. Un dissenso comunista che mantiene una lealtà verso l’esperimento socialista di questo stato tedesco anche dopo l’espulsione dal partito e nonostante la persecuzione subita. I nomi più noti di questo tipo di dissenso sono Robert Havemann (1910-1982), Wolfgang Harich (1923-1995) e Wolf Biermann (1936). Va detto subito che questi non costituivano un gruppo. Avevano in comune solo l’esigenza di dichiararsi «comunisti» e di criticare la DDR da un punto di vista marxista . Le biografie di questi personaggi illuminano le vicende più tragiche della storia tedesca. Havemann, illustre scienziato, diventa comunista nella resistenza contro il nazismo . Catturato nel 1943 e condannato a morte si salva in quanto «scienziato utile agli sforzi bellici» (vuol dire che viene impiegato nelle ricerche su armi chimiche) ed è detenuto nello stesso carcere nel quale è rinchiuso il giovane Erich Honecker che sarà più tardi segretario della SED (il partito socialista-comunista unificato) e «uomo forte» della DDR fino a pochi giorni dal crollo del muro nel 1989/1990. Nel 1950 gli americani mettono un veto alla continuazione della carriera scientifica di Havemann a Berlino Ovest. Così la divisione della Germania fa di lui un personaggio di spicco tra gli scienziati della DDR. Ma in seguito alla pubblicazione del suo Dialettica senza dogma  nel 1964 viene espulso dalla SED e licenziato dall`Accademia delle Scienze. Dopo le sue prese di posizione sul «caso Biermann» (1976) passerà gli ultimi anni della sua vita agli arresti domiciliari. Wolf Biermann è un suo giovane allievo e amico. Nato a Hamburg, figlio di un comunista di origine ebrea ammazzato ad Auschwitz, si trasferisce nel 1953 nella DDR dove agisce come cantautore politico permanentemente censurato e vessato. Nel 1976 dopo un concerto nella Repubblica Federale le autorità della DDR lo respingono alla frontiera impedendo il suo ritorno. Un altro intellettuale di sinistra regalato dalla DDR alla Germania federale. Negli anni ‘90  Biermann assumerà posizioni nettamente anticomuniste e finirà per appoggiare, da posizioni filoisraeliane, le varie guerre contro l’Iraq. Wolfgang Harich è il terzo nome simbolo che rappresenta la fronda comunista nella DDR. Nel 1944 aveva disertato giovanissimo la Wehrmacht vivendo fino alla fine della guerra nascosto a Berlino in contatto con un gruppo di resistenza comunista. Dopo la guerra il partito comunista gli affida incarichi importanti di «lavoro culturale» nelle zone occidentali della città e poi nella stessa DDR. Viene chiamato alla cattedra di filosofia marxista, collabora con Becher, Bloch e Lukács svolgendo un`attività importante nell`editoria della DDR . Dopo il 17 giugno del 1953 Harich cerca di costituire una rete all`interno del partito comunista per rovesciare Ulbricht. Elabora la piattaforma «per una via tedesca al socialismo» e spera nell’aiuto degli stessi sovietici. In un processo nel marzo 1957 istruito subito dopo la rivolta in Ungheria (1956), fu condannato a 10 anni di detenzione. È un segnale per tutti gli intellettuali, in particolare quelli vicini a Brecht (morto nell’agosto del 1956), Lukács e Ernst Bloch . A differenza dei suoi coimputati (in particolare Walter Janka ) Harich durante il processo collabora con il partito e lo ringrazia per averlo fermato in tempo, prima di diventare un «vero nemico del socialismo». Graziato nel 1964 continua a lavorare come scrittore e filosofo. A lui si deve, in risposta al Club di Roma, il primo appello da posizioni marxiste contro l`ideologia dello sviluppo e della crescita .
Rudolf Bahro presenta un’altra storia. Non ha un ambiente di comunisti alle spalle né può attingere al ricordo del clima culturale della Repubblica di Weimar. In questo senso rappresenta la nuova gioventù cresciuta nella DDR. In una «autointervista», poco prima del suo arresto, dichiara: «Io sono, nel mio sviluppo complessivo, per così dire, un prodotto della DDR, in tutto e per tutto» . E la DDR, la Repubblica democratica tedesca, è un prodotto della guerra hitleriana e della guerra fredda. Tutta la storia di Bahro e del suo «dissenso» non si spiega al di fuori di questo contesto storico. Dopo il 1945 una intera generazione di tedeschi ha giurato un «mai più» e si è voluta impegnare nella costruzione di una Germania migliore. Nell’Est questa determinazione si espresse nell’investimento ideale per il socialismo, nell’Ovest nella scelta di una democrazia di tipo occidentale. Determinante per Bahro è stato l’imperativo categorico di Marx che chiede il rovesciamento di «tutti i rapporti in cui l’uomo è un essere umiliato, asservito e disprezzabile». Sarebbe stato possibile fare della Germania un laboratorio di pace e di nuovi rapporti sociali più giusti?
Molti intellettuali (e non solo) ci credevano. Ma la possibilità o l’illusione di un «dissenso comunista» nella DDR svanì definitivamente con il caso Biermann e poco dopo con l’arresto di Bahro. Perché il «caso Biermann» del novembre 1976 segna uno spartiacque: «Da quel novembre del 1976, pur con alti e bassi, un rapporto di fiducia tra intellettuali e potere non fu mai più ristabilito» . Il dissenso marxista da «nemico del partito» era diventato «nemico dello stato». Ha vinto un marxismo sclerotico statale.

Rudolf Bahro. Appunti biografici

Bahro nasce nel 1935 in Slesia e a dieci anni è costretto alla fuga insieme alla stragrande parte degli abitanti tedeschi delle regioni orientali del Reich che ora vengono annesse alla Polonia e all’Unione Sovietica . La sua odissea dura dal febbraio 1945 all’agosto 1946 quando ritrova il padre dopo aver perso durante la fuga la madre, la sorella e il fratello. Non dimenticherà più questo trauma. Fino al 1954 vive insieme al padre in un paese della provincia di Oderland nella DDR. Nel 1950 entra nella FDJ (gioventù comunista) sotto il ricatto di non poter continuare i suoi studi. In poco tempo la sua adesione forzata si trasforma in convinzione. Già nel 1952 diventa «candidato» e nel 1954 membro della SED. È un attivista militante che svolge lavoro volontario nell’industria e viene mandato insieme ad altri studenti anche nelle «zone occidentali», cioè la Repubblica federale, per fare propaganda contro il riarmo deciso dal governo Adenauer, che comporterà come logica conseguenza la divisione della Germania. Dal 1954 al 1959 studia filosofia (cioè «marxismo-leninismo») a Berlino. Come tanti altri viene scosso dalle proteste in Polonia e dalla rivolta d’Ungheria. Alle falsità diffuse dalla propaganda del regime risponde con un manifesto affisso alla Humboldt Universität il 24 ottobre 1956 che reca il titolo: «La verità storica va ricostituita» (Die historische Gerechtigkeit muss wieder hergestellt werden). Da allora viene tenuto sotto osservazione come «sospetto nemico del partito e collaboratore di organizzazioni occidentali». I rapporti della Stasi (i servizi della «sicurezza») forniscono un ritratto abbastanza ben fatto. Viene sottolineato lo zelo delle sue opinioni, l’estremismo con il quale persegue le sue convinzioni etiche, la sua impazienza e una sua incapacità di distinguere il politicamente possibile dall`utopia. Gli attestati dei suoi datori di lavoro confermano questa diagnosi . Bahro viene considerato un «idealista». Scrive poesie in un tono tra Rilke e Becher . Dal 1960 al 1962 dirige il giornale del partito all’università di Greifswald. Segue di nuovo con zelo la linea del partito ed è perfino disposto a collaborare con la Stasi, un progetto che per fortuna non si realizza. Rimane un «oggetto di osservazione». Gli intrecci dei suoi rapporti con gli organi della «sicurezza dello stato» sono incredibili, kafkiani, ma Bahro non è mai stato una vittima passiva, ignara. È stato un uomo attivo che in modo ingenuo cercava lo scontro: credeva nel valore della provocazione morale pronto a rispondere delle sue azioni.
Dal 1962-1965 lavora a Berlino presso la direzione centrale del sindacato dei lavoratori della scienza (Zentralvorstand Gewerkschaft Wissenschaft). Il suo compito è quello di studiare le condizioni nelle quali si svolge il lavoro scientifico nella DDR e le misure da prendere per aumentare la sua produttività. Si tratta di un tema della massima importanza generalmente eluso dalla burocrazia o trattato in modo propagandistico. Bahro invece arriva alla conclusione che la scienza della DDR nella sua «organizzazione odierna» sia incapace di affrontare i compiti posti dalla terza rivoluzione tecnologica. Delle sue critiche i suoi superiori scrivono: «Nel suo zelo di attaccare senza pietà e con la massima coerenza situazioni vecchie e superate Bahro spesso arriva a concezioni estremistiche che non corrispondono alla linea del partito» . L’apparato burocratico si difende e Bahro viene trasferito per fare il viceredattore capo della rivista «Forum» la quale raccoglie nel periodo 1965-1966 le voci di quei «giovani riformatori» richiamati poi duramente da Ulbricht nel dicembre 1965. Nel 1967 Bahro deve lasciare la rivista per lavorare fino al suo arresto 1977 in un gruppo dell`industria della gomma (VEB Gummi und Asbest). Qui fa una esperienza decisiva e sconvolgente: «I lavoratori non contano nulla». Ecco la vera ragione della «mancanza di motivazione» spesso denunciata dal partito. Ancora nel dicembre 1967 scrive una lettera di nove pagine a Ulbricht nella quale afferma: «Come materialisti storici noi cerchiamo sempre di cogliere le ragioni sociali e le radici obiettive dei comportamenti soggettivi» . Elenca i comportamenti deplorati anche ufficialmente dal governo: «le tendenze all’autocompiacimento, l’indifferenza, il rifiuto di imparare, il conservatorismo, la vigliaccheria perfino in discussioni innocue». Come mobilitare l’impegno e la motivazione dei lavoratori per dare al socialismo una dinamica reale? La risposta che Bahro suggerisce consiste in un rafforzamento della partecipazione alla gestione delle imprese creando istituzioni come i «consigli»  e altri organi di una democrazia dal basso. Alcuni mesi dopo la sua lettera, nel maggio 1968, un emissario del Comitato centrale raggiunge Bahro sul posto di lavoro e lo intimidisce: «Ci pensi bene, non siamo a Praga, occorre schierarsi: o con il partito o contro».
La primavera di Praga diventa per Bahro la grande rivelazione. Si sente in piena sintonia con i riformisti cecoslovacchi ed esprime la sua solidarietà contro la repressione militare organizzata dai paesi del patto di Varsavia. Fa una telefonata all’ambasciata cecoslovacca a Berlino (il 24 agosto 1968). Gli rispondono, «grazie, ma stia attento, c`è chi ci ascolta» e lui: «Non mi importa niente. Sono un comunista tedesco che prova vergogna». Il 1968 diventa un anno decisivo della sua vita. Dall’esperienza di Praga impara a) che le riforme sono possibili b) ma non con questi partiti comunisti al potere. Non strappa la tessera del partito, ma inizia una «doppia vita» . Decide di laurearsi con un tema che stava studiando da parecchio tempo: come incentivare la creatività dei lavoratori tecnico-scientifici nell’industria. Non si accontenta delle formule e dei luoghi comuni, ma intraprende una ricerca empirica intervistando 48 dirigenti e quadri intermedi in vari gruppi industriali. Questo lavoro – classificato nel 1974/75 dei suoi professori come top secret – viene respinto dalla commissione di laurea nel gennaio 1977 dopo pesanti interventi censori del partito e della Stasi. Deve firmare la dichiarazione di aver distrutto tutte le interviste, di cui nasconde in realtà vari esemplari in casa di amici. Insieme a questa tesi di laurea ha scritto di nascosto anche il suo grande libro: L’Alternativa. La moglie Gundula capisce che il marito si muove ormai nell’«illegalità» e cerca consiglio interpellando Markus Wolf, capo leggendario dei servizi segreti della DDR. Le ore di Bahro sono contate. Viene arrestato nell’agosto 1977 con l’accusa di «attività di spionaggio e alto tradimento»: avrebbe passato notizie delicate all’Occidente per «avidità di denaro». La sentenza di condanna parla della cifra di 200.000 marchi (si tratta dei diritti d’autore contrattati con una casa editrice tedesco-occidentale). Nel 1978 Bahro viene condannato a 8 anni di reclusione.
L’arresto e la condanna di Bahro costarono caro all’immagine della DDR in un periodo di auspicata distensione tra i due stati tedeschi e di fervore eurocomunista tra i partiti fratelli . Così non meraviglia se alla prima occasione la DDR si sbarazzò di questo prigioniero scomodo utilizzando l’amnistia promulgata per i 30 anni della Repubblica democratica (1949-1979). Nell’ottobre 1979 Bahro è libero e si stabilisce nella Bundesrepublik. Si getta di nuovo nella lotta politica. Le sue teorie circolano nell’Est (clandestinamente) e nell’Ovest (appoggiate dai media). Si sviluppa un ricco dibattito  e la grande sfida che Bahro intende affrontare è quella di innestare una dinamica politica che unisca in uno sforzo comune la sinistra dei paesi occidentali e quella dei paesi orientali. Si tratta di un obiettivo vagamente perseguito sia dall’eurocomunismo, verso il quale in un primo momento si dirigono tutte le speranze di Bahro, sia da forti correnti del movimento verde. Bahro sceglie quest’ultimi, affascinato dalla loro vitalità movimentista. Già nel novembre 1979 egli partecipa ai lavori per la nascita del partito verde in stretta collaborazione con Lukas Beckmann, Rudi Dutschke, Milan Horacek e Willi Hoss. Nel suo discorso del 12 gennaio 1980 a Karlsruhe, al congresso di fondazione del partito dei verdi, Bahro chiede un nuovo «compromesso storico»  che superi i vecchi antagonismi tra destra e sinistra unendo comunisti e conservatori nel nome dei valori comuni della salvezza del pianeta. Nell’estate 1985 lascerà i verdi diventati per lui un partito come tutti gli altri.
Nel novembre 1989 dopo la caduta del muro si precipita nella DDR: «La patria è in pericolo». Si tratta di salvare della DDR il suo «nocciolo sano» che Bahro crede esista ancora, la sua unica ragione storica di essere: il progetto di comunismo. Nel dicembre di quell`anno chiede la parola all`ultimo congresso della SED nella speranza che qualcosa del patrimonio ideale della DDR fosse salvabile . Fece la figura di un Don Quijote, ammantato dell’innocenza di un Parsifal. Si trasferisce di nuovo a Berlino, ottiene una cattedra alla Humboldt-Universität e fonda un suo «Institut für sozialökologie». Passa la sua vita tra lezioni e partecipazioni a esperimenti di vita comunitaria. Si rafforza la sua convinzione della necessità di una svolta verso la soggettività come presupposto di un mutamento radicale. Esplora i più vari itinerari di un viaggio «interiore». Confessa infine un comunismo spirituale «non basato sull’espansione materiale prevista da Marx». Da tempo il suo pensiero è carico di una profonda religiosità. Muore di cancro nel 1997.

L’Alternativa

Lotta antimperialista e industrializzazione forzata invece del comunismo

Bahro ragiona nel nome di Marx. Si domanda perché la storia è andata diversamente da come Marx aveva prospettato e quale tipo di società si nasconde dietro l’etichetta «socialismo reale». L’enorme materiale di esperienze storiche accumulate «sotto le bandiere del marxismo» va analizzato e compreso se non si vuole che diventi «storia in putrefazione» che avvelena il futuro. Bahro inizia la sua analisi critica ricordando che «il termine critica ha per Marx il significato di analisi scientifica che deve servire come strumento per una modificazione concreta del mondo» .
La prima parte del suo ragionamento riguarda «il fenomeno della via non capitalistica verso la società industriale» . Nella Russia della rivoluzione d’ottobre mancava una civiltà industriale sviluppata, presupposto indispensabile del socialismo. Quando dopo la Grande guerra non si realizzò «la rivoluzione in Occidente», il compito storico del partito bolscevico diventò quello di trovare una via non capitalistica per modificare rapidamente l’antica struttura della società russa onde creare la base materiale per il socialismo. Occorreva promuovere una industrializzazione forzata. Della funzione svolta in Occidente dai capitalisti, quella di imporre a un paese agrario una nuova civiltà industriale con la sua disciplina del lavoro, si incaricava ora lo stato socialista come nuova forza civilizzatrice. Il potere statale invece di estinguersi doveva rafforzarsi. Perciò la costruzione di un grande apparato politico-amministrativo è stata una necessità storica e non una «degenerazione» . L’analisi di Bahro fornisce una chiave di interpretazione non solo dello stalinismo, ma di tutta la nuova «formazione sociale» sviluppatasi nei paesi socialisti. Non si trattava di un capitalismo di stato, né di un socialismo complessivamente sano, sebbene con sintomi gravi di deformazioni, come sosteneva ad esempio Togliatti. Non si trattava di una semplice differenza tra «ideale» e «realtà» da superare. Bahro parla di una «fase larvale del socialismo», di un «protosocialismo».
Burocratizzazione e statalizzazione comportavano nell’URSS una «socializzazione dei mezzi di produzione in forma totalmente alienata», inconciliabile con le idee di Marx . Infatti, il comunismo definito da Marx come «abolizione della proprietà privata capitalistica» aveva ben poco da abolire in Russia. C`era da superare un sistema economico patriarcale e piccolo borghese, ma alla sua negazione non poteva seguire una affermazione positiva, comunista. Non era possibile nessuna appropriazione della ricchezza sociale, frutto del lavoro comune, da parte di produttori liberamente associati che scrivono un nuovo capitolo della storia umana . Per questa ragione storica i «produttori liberamente associati» non compaiono «per niente in Lenin, per lo meno nella prima fase del comunismo» . Secondo Bahro il «socialismo reale» dell’URSS è un dispotismo industriale attuato da un apparato burocratico «asiatico», creato dal partito bolscevico in una lotta anticoloniale e antimperialista. Questa lotta è stata la sua vera funzione, non la costruzione di un socialismo impossibile nelle condizioni storiche dell’URSS. Bahro considera «storicamente giustificabile», anzi, «necessaria nel senso più alto della parola» l`illusione socialista della rivoluzione russa . E giudica anche l`apparato staliniano (che poteva essere certamente più o meno duttile, più o meno criminale) una necessità storica. Bahro ricorda che Marx aveva usato un argomento analogo nella sua analisi del ruolo storico della borghesia giustificando il brutale cinismo di Ricardo («giusto per il suo tempo») che dava un valore assoluto all`interesse della produzione e allo sviluppo produttivo del lavoro umano in quanto condizione necessaria del «più alto sviluppo dell’individualità che viene ottenuto solo attraverso un processo storico nel quale gli individui vengono sacrificati» . Tutti i processi di industrializzazione storicamente si basano sul sacrificio di popoli e classi «inutili». La natura di questo «più alto sviluppo dell’individualità» solo il Bahro ultimo metterà in discussione.

Superare l’antica divisione del lavoro

Il comunismo non è possibile senza varcare la soglia dell`industrialismo maturo. La civiltà tecnico-scientifica trascina tutti i popoli sulla sua strada in un ritmo imposto da una parte dall`imperialismo e dal capitalismo più avanzato, dall`altra dalla resistenza popolare sia nei paesi «arretrati», sia nei paesi «avanzati». Il movimento operaio ha giocato un ruolo di mediazione tra le esigenze della modernizzazione capitalistica con i suoi costi umani e materiali e la resistenza delle classi subalterne. La rivoluzione d`ottobre e il blocco dei paesi socialisti formatosi dopo la seconda guerra mondiale non sono riusciti a capovolgere una sostanziale subalternità rispetto alle leggi dello sviluppo capitalistico. Lo stesso vale per i movimenti operai nei paesi sviluppati. Quel che si è raggiunto in ambedue le sfere è stato un aumento mai visto nella storia dell`umanità del consumo di merci e una articolata protezione del lavoro. Ambedue le conquiste fungono sostanzialmente come compensi quantitativi di una prolungata subalternità. Questa non si romperà finché non si superi l`antica divisione del lavoro che nei paesi del socialismo reale si concretizza nell`antagonismo tra gli apparati burocratici che dirigono i processi materiali e politici e i lavoratori. Nei paesi socialisti sono presenti «fondamentali rapporti di divisione gerarchica del potere come anche differenziazioni notevolissime nell`impegno psico-fisico degli individui» . Sono questi i fattori che determinano la divisione e la stratificazione delle società «socialiste» .
Bahro compie un’analisi precisa del «corpo stratificato dell’operaio complessivo» della DDR con particolare riferimento al ruolo dell`intellighenzia manageriale, scientifica e tecnologica e alla crescente differenziazione delle sue funzioni. I suoi interessi non sono «universali» come non lo sono quelli espressi dagli strati dei lavoratori non qualificati. E anche gli apparati dello stato e del partito esprimono interessi particolari derivanti dalla loro funzione. Il superamento dell`antica divisione del lavoro non può avvenire da una composizione degli interessi particolari dall’alto, ma solo attraverso una prassi dei produttori e dei consumatori. Bahro conclude: «L’intero problema dell’emancipazione universale deve essere rivisto in senso pratico-politico».

Bisogno di comunismo

Una critica in termini marxiani di questo sistema autoritario e gerarchico richiede secondo Bahro una riflessione sul comunismo del tutto diversa sia da quella socialdemocratica, sia da quella canonizzata dall’Unione sovietica. A suo giudizio la piaga principale del «socialismo reale» consiste nella mancanza di iniziativa e di partecipazione dei lavoratori, cioè in una soggettività frustrata e opaca, come dimostrano le ricerche empiriche da lui svolte nelle «imprese socialiste» della DDR, ricerche che gli hanno valso l’accusa (e condanna) per «spionaggio». Bahro sostiene che sia nel sistema capitalistico, sia nel «socialismo reale» esistono forti costrizioni che impediscono l’emancipazione universale dell’uomo, un suo sviluppo libero e multiforme. Nel capitalismo l’ostacolo maggiore è costituito dalla proprietà privata. Nel «socialismo reale» invece l’ostacolo da abbattere è l’apparato partitico-burocratico (fenomeno sottovalutato da Marx nelle sue polemiche con Bakunin). Tuttavia la nuova civiltà industriale resa possibile dallo sviluppo crea un nuovo «bisogno di comunismo» sia nei paesi del «socialismo reale», sia in quelli del capitalismo maturo . Tale civiltà ha dato luogo a competenze individuali e sociali «generali», cioè a «una produzione massificata di coscienza eccedente»  che fornisce il serbatoio di una nuova soggettività. Sono gli individui materialmente garantiti, ma socialmente mutilati che hanno bisogno di un nuovo ordine sociale, che contestano una divisione del lavoro alienante, che si ribellano all’assorbimento delle loro energie psico-sociali in impieghi e consumi devianti . Per Bahro il soggetto rivoluzionario non è una classe, ma una «massa critica di impulsi individuali» che rifiuta «prestazioni e ipocrisia, disinteresse e indifferenza» . Per i «paesi socialisti» Bahro proclama una vera rivoluzione culturale contro il nesso costituito da burocratismo e subalternità. La «coscienza eccedente» in lotta con la «coscienza assorbita» sarà la forza materiale che farà crollare il potere dell’Apparato (con la A maiuscola). Né il capitalismo con il suo imperativo dell’«avere», né il «socialismo reale» come «sistema di irresponsabilità organizzata»  hanno un futuro come «forma di vita».

L’alternativa comunista

Nella terza parte del suo Die Alternative non tradotta nell`edizione italiana di «Per un comunismo democratico»  Bahro propone una strategia per abolire la subalternità degli individui e per superare la loro incapacità di appropriarsi della totalità delle forze produttive. Tale strategia interessa sia i «paesi socialisti», sia quelli del capitalismo «maturo» . L’abolizione della proprietà privata sarà compiuta solo quando il lavoro sarà diventato «la prima esigenza di vita», una «naturale manifestazione della vita», il «mezzo fondamentale per il piacere e lo sviluppo degli individui»: termini marxiani che contraddicono i concetti semplicistici, solo giuridici dell` obiettivo di abolire la proprietà privata. Appropriarsi della totalità delle forze produttive significa inoltre superare la contraddizione inerente al loro sviluppo descritta da Marx nel famoso capitolo de Il Capitale sulle macchine nell`agricoltura: «La produzione capitalistica sviluppa quindi la tecnica e la combinazione del processo di produzione sociale solo minando al contempo le fonti da cui sgorga ogni ricchezza: la terra e l’operaio». Chi metterà fine alla distruzione delle fonti della ricchezza, chi affermerà che il capitale abbia esaurita la sua funzione storica, chi bloccherà il meccanismo potente della «produzione per la produzione»? Senza fermare lo sviluppo capitalistico anche «fra cent`anni saremo ancora troppo poveri per il passaggio al comunismo». Il comunismo diventa allora «impossibile non solo sotto l’aspetto economico, ma anche psicologico» . Una lunga rivoluzione culturale può mobilitare la coscienza «eccedente» contro i «bisogni compensatori», una coscienza che si libera dalle necessità storiche imposte dalla vecchia divisione del lavoro cambiando una mentalità frutto di processi conoscitivi gerarchici. L`esperienza degli ultimi secoli dimostra che la crescente complessità dei sistemi sociali è stata accompagnata da una crescente subalternità degli individui . Questo fatto dà un’idea della vastità e profondità di una rivoluzione culturale necessaria per creare le nuove condizioni di uno sviluppo «onnilaterale» degli individui.
Bahro presenta e discute cinque grandi obiettivi affrontati finora dal marxismo ortodosso e dalla sua prassi politica con un metodo rozzo tanto superficiale quanto perentorio:
a) Redistribuzione del lavoro secondo il principio che tutti debbano partecipare ai lavori fisici e ripetitivi (che nei casi migliori diventano esercizio fisico) e che nessuna attività rimanga compito o privilegio esclusivo di determinate categorie di lavoratori. Il tempo disponibile creato dal progresso perde il suo carattere antitetico al tempo di lavoro e diventa presupposto dello sviluppo di capacità umane che trasformano «il suo possessore in un soggetto diverso, ed è in questa veste di soggetto diverso che egli entra poi anche nel processo di produzione immediato»  capace di partecipare alla direzione della produzione e alle decisioni che la riguardano.
b) Educazione e formazione non solo professionale, ma carica di una prassi artistica e politica-filosofica che metta in discussione l`uomo subalterno e alienato. Appropriazione degli strumenti conoscitivi di una educazione politecnica. Sviluppo delle capacità di godimento.
c) Protezione dell`infanzia, della sua capacità e voglia di apprendimento. Superare i limiti di una pedagogia patriarcale centrata sul principio di prestazione. Sviluppo della comunicazione erotica come antidoto ad ogni dispotismo.
d) Nuove esperienze di vita comune. La frontiera tra «il regno della libertà» e quello della «necessità» passa in mezzo alle imprese e attraversa i progetti degli individui. La routine ripetitiva deve essere accompagnata e contrastata da processi creativi realizzabili in piccoli gruppi che ricompongono la frammentazione delle attività umane nel mondo del lavoro, della famiglia, della scuola e degli svaghi, ragione di isolamento e di infelicità.
e) Socializzazione e democratizzazione del processo generale della conoscenza e delle decisioni che vanno sottratte sia alla burocrazia sia alle avanguardie intellettuali. Discussione generale delle alternative sociali possibili. Chiarimenti degli interessi particolari e ricerca dell`interesse generale con la partecipazione dei cittadini resa possibile dai mezzi di comunicazione.
Bahro riteneva possibile perseguire questi obiettivi nei paesi socialisti a condizione che nascesse un nuovo partito comunista, una Lega dei comunisti, capace di restituire alla popolazione lo Stato e tutti i suoi apparati burocratici. Espulso dalla DDR aderisce al partito dei Verdi che lascerà nel 1985. Alla fine della sua vita dichiarerà: «Non è più possibile portare avanti dall`interno delle strutture politiche esistenti una linea alternativa. Ci tocca aspettare senza consumare la nostra coscienza» . Organizzava da anni tra successi e fallimenti gruppi di resistenza e di sviluppo spirituale per sperimentare nuove forme di vita e di pensiero comune (ecologia profonda, ecofeminismo, buddismo Zen, nutrizione olistica, sufismo e simili). Tutt`ora attivo è il LebensGut Pommritz presso Bautzen. Con mille oscillazioni e aperture Bahro era rimasto fedele all`obiettivo dell`emancipazione del genere umano delineato nei manoscritti filosofici giovanili di Marx. Rifiutava un marxismo chiuso al pensiero femminista ed ecologico e perciò incapace di comprendere i rapporti tra gli esseri umani e il rapporto tra terra e specie umana . Ha continuato ad insistere su quanto aveva scritto nel lontano 1977: «Bisogna finalmente smettere di farsi prescrivere dal tardo capitalismo che cosa è la ricchezza e che cosa e a quale fine dobbiamo produrre e secondo quali criteri di efficienza ciò deve avvenire» .

BIOGRAFIA

Bahro nasce nel 1935 in Slesia (Bad Flinsberg, oggi Swieradow Zdroj, Polonia). Nel 1945 gli abitanti tedeschi della Slesia vengono espulsi e Bahro trova una nuova patria in un villaggio vicino a Fürstenberg in quella parte della Germania che formerà a partire dal 1949 la Repubblica Democratica Tedesca (DDR). Nel 1954, dopo due anni di prova, viene accettato nella SED (il partito comunista-socialista unificato della DDR). Così può studiare Filosofia (dal 1954 al 1959) alla Humboldt-Universität di Berlino. Tra i suoi insegnanti ci sono Kurt Hager (l`ideologo più ortodosso e influente) e Wolfgang Heise (il filosofo marxista più aperto e problematico). Scrive la sua tesi di diploma sul tema «Johannes R. Becher e il rapporto della classe operaia tedesca e del suo partito con la questione nazionale». Scrive poesie ed è un comunista convinto, ma scosso dal rapporto di Chrušcëv e dalla rivolta in Ungheria nel 1956. Nel 1959 il Partito lo manda nelle campagne per convincere i contadini a formare delle cooperative. Nello stesso anno sposa Gundula Lembke. Dal 1960 al 1962 dirige il giornale dell’Università di Greifswald. Dal 1962 al 1965 lavora nel sindacato che organizza «i lavoratori tecnici e della scienza. 1965-1967 è viceredattore della rivista «Forum» che raccoglie le voci dei giovani «riformatori». Dal 1967 fino al suo arresto nel 1977 lavora in varie imprese dell’industria della gomma e di materie plastiche nel settore «organizzazione del lavoro». È una esperienza che gli fornisce la conoscenza empirica di come funziona realmente l’economia socialista della DDR.
Dopo la «primavera di Praga» si convince dell’impossibilità di agire all’interno del partito e si decide di elaborare le sue idee in modo sistematico come critica all’economia politica della DDR e dei paesi socialisti. Nel 1975 compie il tentativo di presentare il suo lavoro come tesi di laurea al Politecnico di Merseburg. Riscontra un interesse positivo dei suoi relatori, ma il «Servizio per la sicurezza dello stato» (Stasi) lo accusa di diffondere notizie tendenziose e pericolose e di voler pubblicare «dati segreti». Riesce a pubblicare «L’Alternativa» nella Repubblica federale tedesca e viene arrestato. Il suo difensore fu Gregor Gysi. Dopo una condanna a otto anni di prigione, condanna che provoca proteste in tutto il mondo, Bahro viene espulso dalla DDR nel 1979 insieme alla sua famiglia e la sua nuova compagna Ursula Beneke.
Nel 1980 partecipa ai lavori per la fondazione di un partito verde nella Republica federale tedesca. Ritiene che la salvezza del pianeta richieda una formazione politica trasversale e che la «vecchia lotta di classe» porti alla sconfitta di ambedue le classi. È affascinato dalla teologia della liberazione e studia il primo cristianesimo. Nell’estate 1985 lascerà i verdi diventati per lui un partito come tutti gli altri. È inquieto e cerca ovunque nuove esperienze per combattere la «megamacchina industriale». Nel 1981 va nella Corea del Nord, ricevuto come un uomo di stato. Nel 1983 partecipa negli USA a una comune di Bhagwan. A partire dal 1986 organizza a Worms comunità-laboratori. 1989 partecipa all’ultimo congresso della SED nella speranza che qualcosa del patrimonio ideale della DDR sia salvabile. Nel 1990 riesce a fondare presso la Humbolt-Universität di Berlino un suo «Institut für Sozialökologie». Nell’estate del 1991 nasce «un laboratorio di futuro» il LebensGut Pommritz, nelle campagne di Bautzen. Da varie parti Bahro viene accusato di ecofascismo esoterico e autoritario. La sua seconda moglie Beatrice si suicida. Nel 1995 si sposa con Marina Lehnert. È già malato di cancro e muore nel 1997.

BIBLIOGRAFIA

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Collotti, E., Storia delle due Germanie: 1945-1968, Einaudi, Torino 1968.

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Delius, F.C., Il mio anno da assassino, Ed. Spartaco, Santa Maria Capua Vetere 2008.

Donaggio, E. e Kammerer, P. (a cura di), K. Marx, Antologia. Capitalismo, istruzioni per l’uso, Feltrinelli, Milano 2007

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Havemann, R., Dialettica senza dogma. Marxismo e scienze naturali, Einaudi, Torino 1965.

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Opere principali di Bahro

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Bahro, R., Die Alternative. Zur Kritik des real existierenden Sozialismus, Europäische Verlagsanstalt, Köln – Frankfurt 1977.

Bahro, R., Per un comunismo democratico: l’alternativa, Sugarco, Milano 1978.

Bahro, R., …die nicht mit den Wölfen heulen. Das Beispiel Beethoven  und sieben Gedichte, Europäische Verlagsanstalt, Köln-Frankfurt 1979.