Ambiente Tecnica Società. Rivista digitale fondata da Giorgio Nebbia

Sante Violante (1925-2005) pioniere della storia ambientale in Italia

image_pdfScaricaimage_printStampa

Il corso della storia è segnato dalla stretta interrelazione tra tre sfere: la biologica, l’economica, la sociale. In quanto biologica, la specie umana non potrà sfuggire alle leggi della natura e i comportamenti umani non possono essere ricondotti solo alla loro dimensione economica e nemmeno alla loro dimensione sociale.

Quest’anno ricorrono due anniversari che invitano a riflettere sull’eredità culturale di Sante Violante: il centenario della sua nascita e il ventennale della sua scomparsa.

Nato a Milano nel 1925, dopo gli studi superiori frequenta per due anni la facoltà di ingegneria. Nel 1944 è costretto a interrompere gli studi per sfollare con la famiglia a Tirano. Per evitare l’arruolamento nella Repubblica Sociale di Salò, riesce a entrare con il padre in Svizzera, dove viene rinchiuso in campi di internamento per italiani, mentre due suoi fratelli partigiani muoiono nei combattimenti in Val Grande. In Svizzera aderisce al Partito Comunista Italiano e, tornato in Italia dopo la Liberazione, diventa funzionario del PCI e direttore del giornale “Voce comunista”.

Nel 1952 sposa Isa Bezzera, docente di scuola media, oggi ricordata per la sua corrispondenza diretta con Italo Calvino. Dal 1953 al 1955 lavora a Bergamo nella sezione Stampa e propaganda del PCI. Nel 1955 rientra a Milano e si occupa di mobili e arredamento, continuando a militare nel PCI come segretario della sezione di Corso Garibaldi. Nel 1964 decide di proseguire gli studi iscrivendosi a Scienze politiche. In questo periodo lascia il PCI per partecipare ai movimenti della sinistra extraparlamentare; si laurea nel 1968 e diventa prima assistente, poi professore associato, di Storia delle dottrine politiche.

Nel 1977 pubblica Pensiero politico e sviluppo economico in Italia (1861-1900), un’antologia di saggi di intellettuali e politici liberali e liberisti dell’Ottocento (Francesco Ferrara, Carlo Cattaneo, Camillo Benso di Cavour, Silvio Spaventa, Stefano Jacini, Francesco De Sanctis). I saggi sono preceduti da un loro inquadramento nella storia delle dottrine politiche e seguiti da analisi storico-economiche, saggi e appendici riguardanti la trasformazione dell’Italia da economia agricola a economia industriale, la struttura fondiaria e il problema dello sviluppo (mancato) del Mezzogiorno. L’intento di Violante è quello di indagare le relazioni e gli intrecci tra la storia delle dottrine politiche, la storia del pensiero economico, la storia dei fatti politici e la storia economica.

L’interesse per l’agricoltura domina i lavori successivi di Sante Violante, che nel frattempo è diventato professore ordinario di Storia dell’agricoltura presso la facoltà di Scienze Politiche a Milano. Nel 1979 pubblica Vita economica e condizione umana in una fattoria toscana tra il XVII e il XIX secolo (Artimino 1780-1870); nel 1981 esce sulla “Rivista di Storia dell’Agricoltura” un suo articolo intitolato Interdipendenze necessarie in una società preindustriale. Bocche e pane in Sicilia tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo1.

Verso la fine degli anni Ottanta, Sante Violante diventa docente anche presso l’Università Bocconi, dove inizia a tenere un corso monografico di storia economica, incentrato sulle problematiche agricole ed energetiche. Tra novembre e dicembre del 1989 organizza un seminario dal titolo Ambiente e risorse energetiche, che riunisce per circa due mesi un gruppo di neolaureati e laureandi della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e di Scienze Economiche dell’Università Bocconi. Nel corso del seminario matura la decisione di raccogliere in un unico corpo materiali di studio sulle problematiche ambientali e sulle risorse energetiche. Riassume così il suo intento: “Lo scopo non era quello di apparire esaustivi in materia ma, molto più modestamente, di offrire spunti di riflessione e stimoli alla consultazione, per intero, dei testi proposti, nonché di invogliare ulteriori letture”.

Nasce così la dispensa Ambiente e risorse energetiche. Materiale di studio per un modello alternativo di interpretazione storica, che raccoglie testi di scienziati, economisti, storici e filosofi come strumenti per l’analisi storica. Con una breve nota introduttiva vengono proposti saggi fondamentali quali “Energia e miti economici” di Nicholas Georgescu-Roegen, insieme ai contributi, tra gli altri, di Barry Commoner, James O’Connor, Hans Jonas e Wolfgang Sachs.

L’approccio multidisciplinare è esplicito, così come la critica alla “scarsità dei fattori ambientali ed energetici tra le variabili correnti nella nostrana letteratura storica e storico-economica”. Nel 1990 la dispensa viene adottata nel corso di Storia dell’Agricoltura presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e nel corso monografico di Storia economica all’Università Bocconi. L’interesse suscitato dalla dispensa, anche al di fuori dell’ambiente universitario, supera le attese più ottimistiche, e Sante Violante propone altro materiale, opportunamente riordinato, nel primo dei “Quaderni di Storia Ecologica”, pubblicato nel dicembre 1991. Il suo testo Per una storia ecologica introduce scritti di J. Martinez-Alier, S. Podolinskij, Laura Conti e altri.

È del luglio-settembre 1992 il secondo dei “Quaderni di Storia Ecologica”. Si tratta della prima traduzione in italiano del testo The Coal Question di Stanley Jevons. Apparso accompagnato da molte polemiche, questo testo del 1865 – scritto da uno dei tre padri della “rivoluzione marginalista”- rappresenta la prima analisi delle conseguenze economiche e sociali dell’esaurimento dei giacimenti di carbone nell’Inghilterra di fine Ottocento.

Nella sezione “Documenti”, accompagnata dalla copertina e dall’indice della prima dispensa, proponiamo la lettura dell’importante saggio di Sante Violante Per una storia ecologica, che apre la serie dei Quaderni, e di Una “questione” planetaria, sua introduzione a La questione del carbone. Un’inchiesta sul progresso della nazione e il probabile esaurimento delle nostre miniere di carbone.

Nonostante il promettente avvio, il progetto dei “Quaderni di Storia Ecologica” si conclude nel 1994 con il numero quattro, che contiene il fondamentale saggio di Giorgio Nebbia intitolato Breve storia della contestazione ecologica, nel quale viene introdotto lo studio dei movimenti di contestazione tra gli strumenti della storia ambientale.

In Italia si indica spesso il volume di Alberto Caracciolo, L’ambiente come storia (1988), come l’opera che inaugura la storia ambientale. Due anni dopo, nell’introduzione al primo dei Quaderni di storia ecologica, Sante Violante riconosce che quel libro ha aggiunto «un piccolo mattone all’edificio della storia ecologica, se non altro per aver sottolineato l’indifferenza, la passività o addirittura l’assenza di una storiografia ecologica, tanto nella tradizione marxista quanto in altre scuole di pensiero». A Caracciolo attribuisce anche il merito di aver diffuso la notizia del seminario che, nel 1988, segnò la nascita della European Association of Environmental History. Tuttavia, Violante gli rimprovera “di essersi accostato all’ecologia in forma eccessivamente cauta, timida, anziché netta e imperiosa -magari provocatoria-”.

Mentre Alberto Caracciolo, nella sua “temeraria avventura” di inserire l’ambiente nell’analisi storica – e dunque di affrontare i limiti di una crescita economica concepita come motore della storia- si riferisce genericamente alle leggi della termodinamica e ai vincoli dell’entropia, Sante Violante, nel suo “progetto alternativo di ricerca”, denuncia in modo deciso la povertà del pensiero economico ortodosso, o neoclassico, e quindi la povertà della storia economica che su di esso si fonda. Solo un deciso cambio di visione può far progredire l’analisi storica. Ed è per questo che Violante abbraccia la bioeconomia di Georgescu-Roegen come nuovo paradigma teorico su cui fondare la storia ecologica: “Spetta a N. Georgescu-Roegen il merito di avere operato, in forma sistematica, il congiungimento tra scienze naturali e scienze umane, muovendo i propri passi da una spietata critica all’economia politica”.

A un secolo dalla nascita, Sante Violante resta una delle prime voci che -in anticipo sui tempi – ha costretto storici ed economisti italiani a confrontarsi con l’ambiente e le risorse energetiche. Oggi, in un contesto segnato dall’accelerazione e dal susseguirsi delle crisi, quelle categorie si rivelano imprescindibili. Rileggere i suoi Quaderni non è un esercizio di archeologia intellettuale, ma un atto di urgente attualità.

1 https://www.storiaagricoltura.it/articoli/l-interdipendenze-necessarie-in-una-societ-pre-industriale/665

image_pdfScaricaimage_printStampa
Total
0
Shares
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articolo Precedente

La rivoluzione delle lattine in banda stagnata

Articolo Successivo

Per Fulco Pratesi (1934-2025)

Articoli Collegati
Total
0
Share