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Sapone di marsiglia

Per duemilacinquecento anni il lavaggio del corpo e dei panni è stato fatto con una qualche sostanza preparata empiricamente trattando i grassi con le ceneri delle piante. Sarebbe stato necessario aspettare la metà dell’Ottocento per capire che il processo dava luogo alla formazione di sali di potassio o di sodio degli acidi grassi che sono presenti nei grassi, combinati chimicamente con la glicerina.

Tali sali si chiamarono e si chiamano saponi; se si attribuisce la loro lontana origine ai fenici, la produzione si è poi estese in tutto il mondo e alcuni saponi di qualità erano fabbricati a Marsiglia, forse importati in Europa proprio da mercanti e “tecnici” cartaginesi o libanesi: chi sa?

Sta di fatto che con la diffusione dell’industrializzazione, dei perfezionamenti della filatura e tessitura, con la crescita delle esigenze dei consumatori, ci si è resi conto che i saponi non lavavano tanto bene, specialmente con acque “dure”, cioè ricche di sali di calcio. Sempre nell’Ottocento i chimici capirono che l’inconveniente era dovuto al fatto che i saponi reagiscono con i sali di calcio dell’acqua dando luogo alla formazione di “saponi” di calcio che sono insolubili in acqua e si depositano sulle fibre dando ai tessuti un aspetto sgradevole, ruvido. Nell’acqua di mare, molto ricca di sali di calcio, i saponi non lavano poi del tutto.

Per ovviare a questo inconveniente sono stati preparati dei “detergenti sintetici” costituiti da sali di sodio di derivati di idrocarburi lineari (alchil-solfati) o di idrocarburi aromatici (alchil-aril-solfonati), entrambi detergenti “anionici”, e poi sono stati inventati detergenti sintetici che non contengono sali e che si chiamano “nonionici”. Non spaventatevi dai nomi: sono quelli che trovate nelle etichette dei preparati per lavare commerciali, se avete la pazienza di leggerle e se tentate di capirci qualcosa. A proposito del furbesco “silenzio” di tali etichette si può vedere la scheda “Detersivi” di questa rubrica.

Col passare del tempo si è scoperto che questi detergenti sintetici, ben solubili in acqua, anche nelle acque dure, lavano “troppo bene” e il risultato del lavaggio è, sotto altri versi, sgradevole; come le lettrici e i lettori avranno visto, da qualche tempo molti preparati per lavare, in soluzione, vengono pubblicizzati col nome “marsiglia”; se guardate l’etichette vedrete che essi contengono sali di potassio di acidi grassi, indicati come “saponi potassici”, o con i più raffinati nomi latinizzanti “potassium cocoate”, o “potassium oleate”, che significa che contengono, insieme ai detergenti sintetici tradizionali, una (piccola ?) quantità di saponi potassici. Non saprete mai quanto sapone essi contengono, perché la legge purtroppo non prescrive che siano indicate le quantità dei vari ingredienti. Il successo dei detergenti col nome “marsiglia” è anche un po’ figlio di un’ondata ecologista che fa credere che i prodotti a base di sapone sono più “naturali”. Inoltre molti consumatori ricordano, dalla loro infanzia, che nelle famiglie si usava il sapone “di marsiglia” quando si trattava di lavare indumenti “delicati”.

Si assiste così, dopo decenni di declino, ad una piccola “resurrezione” del vecchio sapone, nel nome della bella città francese sul Mediterraneo e a maggior gloria di quei chimici fenici che avevano inventato tante cose, fra cui, oltre al sapone, anche il vetro.