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G. Occam (sec. XIV)

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Vi chiederete che cosa c’entra, fra le persone dell’”altronovecento”, il frate francescano inglese Gugliemo Occam, vissuto nel Milletrecento. Secondo me c’entra e molto, perché molti problemi ambientali del Novecento possono essere risolti proprio (spesso soltanto) adottando scelte o azioni o processi “semplici” e basata sulla virtù della semplicità di cui si è fatto propugnatore proprio questo Occam.

Guglielmo di Occam, era nato a Ockham, nel Surrey, in Inghilterra, alla fine del tredicesimo secolo. Aveva studiato al Merton College di Oxford, che a quel tempo era un importante centro intellettuale, è poi diventato francescano e ha studiato e insegnato a Parigi e Oxford fino al 1823. La sua vita successiva è stata in gran parte occupata dalla controversia col papa Giovanni XXII e i suoi successori su temi come il concetto di povertà evangelica e il quesito se l’imperatore potesse deporre il papa. Nel 1324 Guglielmo fu convocato come imputato ad Avignone, dove il papa era esiliato; riuscì a scappare e a rifugiarsi presso Ludovico IV il Bavaro a Pisa e Roma e finalmente a Monaco. E’ morto circa nel 1349, probabilmente come eretico scomunicato; è stato sepolto nella Chiesa francescana di Monaco, distrutta all’inizio dell’Ottocento.

Guglielmo di Occam è noto per il suo principio di parsimonia, o di semplicità, spesso chiamato “rasoio di Occam”, che afferma che è inutile fare con più quello che si può fare con meno; in latino: “quia frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora”. Risparmio al lettore la ricostruzione di dove e quando è stato scritto questo passaggio, ma sta di fatto che il principio di Occam ha influenzato Lutero e molti filosofi successivi da Locke a Bertrand Russell. E ancora oggi, in un periodo di scetticismo verso la saggezza francescana, su Internet si trova addirittura un sito dedicato ai seguaci del pensiero di parsimonia e semplicità: www.ilrasoiodioccam.it.

Nella ricerca scientifica il rasoio di Occam invita a tagliare via, con un rasoio, appunto, le teorie e gli esperimenti eccessivi e inutili nella ricerca della verità. In ecologia invita a ricercare i fenomeni che influenzano la natura e l’ambiente semplificando le teorie, le operazioni e le analisi.

Prendiamo il caso della raccolta dei rifiuti solidi: una buona soluzione consisterebbe nel cercare di rendere minima la richiesta di discariche e di inceneritori e di ricuperare tutto quello che è possibile dai rifiuti stessi. Non sono ubbie, anzi questo principio è imposto dalla legge italiana ed europea; per raggiungere questo obiettivo occorre convincere le persone a riconoscere che una parte delle componenti dei rifiuti può essere trasformata in nuove merci a condizione che le varie frazioni siano separate correttamente: tutto il vetro a parte, tutta la plastica a parte, tutta la carta e i cartoni a parte.

L’operazione è un po’ scomoda e fastidiosa e richiede un po’ di impegno personale. Più comodo è fare una finta raccolta differenziata come purtroppo spesso avviene.

Prendiamo il caso degli imballaggi: si trovano in molte città dei contenitori che invitano a mettere insieme bottiglie di vetro e plastica. Il principio di semplicità chiederebbe ai cittadini di mettere da una parte le bottiglie di vetro e dall’altra le bottiglie di plastica, in modo da consentire il riciclo di ciascuna delle due materie separate con processi semplici ed efficienti e ben noti. Quando vetro e plastica sono miscelati occorre un complicato processo di separazione e la frazione del vetro così ricuperato è contaminata da parti di plastica che rendono meno efficiente il ricupero e generano altre scorie inquinanti. Lo stesso vale per la plastica che è più difficile da recuperare e trasformare in nuovi manufatti di plastica riciclata se è contaminata da tracce di vetro o metalli.

Lo stesso vale per il recupero della carta e dei cartoni: guardate le bocche spalancate dei cassonetti destinati a raccogliere la carta: anche le persone volonterose mettono in tali cassonetti i contenitori di tetrapak, che non sono riciclabili insieme alla carta perché contengono plastica e cere, quando non mettono addirittura i sacchetti delle immondizie tali e quali.

Potrei citare altri casi: il principio di semplicità suggerirebbe di costruire strade e edifici nelle zone non franose, per evitare i costi delle frane e alluvioni, di predisporre processi che usano meno acqua, meno energia, eccetera; in un mondo dominato dal dogma che “di più è meglio” si capisce che non abbia molto ascolto la parola di frate Guglielmo, che suggerisce che “di meno è meglio” nel nome del minore consumo di risorse naturali, del minore inquinamento dell’aria e delle acque.

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