Ambiente Tecnica Società. Rivista digitale fondata da Giorgio Nebbia

Il Museo dell’Industria e del Lavoro E. Battisti. Studio di fattibilità: sintesi

Premessa

Con delibera del 3 dicembre 1999 (n.VI/46907) la Regione Lombardia accoglieva la proposta di realizzare un progetto di fattibilità e modello di gestione del Museo dell’Industria e del Lavoro “Eugenio Battisti” di Brescia, costituitosi in Associazione in data 27 maggio 1996, presieduta dal prof. Valerio Castronovo e promossa paritariamente a partire dal settembre 1998 da parte della Fondazione Luigi Micheletti e dalla Fondazione Civiltà Bresciana.

Lo “Studio di fattibilità” è stato realizzato nel corso dell’anno 2000 e consegnato in Regione il 22 dicembre 2000.

La presente “sintesi” dà conto, a grandi linee, delle prime due parti dello Studio, dedicate rispettivamente al progetto didattico-scientifico e al piano di fattibilità, con particolare riferimento agli aspetti gestionali.

Le situazioni prese in considerazione concernono: la sede centrale del Museo, in un edificio industriale dismesso della ex Tempini poi Bisider, situato nel cosiddetto “Comparto Milano” di Brescia; il polo museale di S. Bartolomeo, alla periferia nord della città, dove è in completamento il Museo del ferro; il progetto di Museo idroelettrico della Valle Camonica a Cedegolo, nella ex Centrale “Bresciana” già dell’Enel, ora di proprietà del Comune di Cedegolo.

Lo studio fa però riferimento ad un contesto più ampio, proponendo espressamente un modello di sistema museale territoriale a rete, partendo dalle importanti realizzazioni e attività che concernono la provincia di Brescia nel campo della archeologia industriale e della cultura materiale, secondo le indicazioni ripetutamente manifestate dai rappresentanti e responsabili della Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Comune di Brescia e condivise in sede ministeriale dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, che ha sostenuto il Museo dell’Industria e del Lavoro specie tramite la legge 113/91, poi 6/2000, per la diffusione della cultura scientifica.

In attesa del varo definitivo dell’accordo di programma tra tutti i soggetti interessati alla realizzazione del Museo, dopo il completamento dello “Studio di fattibilità” è stato possibile realizzare un accordo tra il Murst, il Comune di Brescia, il Comune di Cedegolo, l’Associazione Museo dell’Industria e del Lavoro, finalizzato alla progettazione di massima degli allestimenti delle esposizioni permanenti e alla messa in rete delle collezioni e delle banche dati, il che renderà possibile una visita virtuale ma piuttosto approfondita al Museo.

Rientra nell’attività di promozione e divulgazione dei contenuti museali, l’azione concordata con la Fondazione ASM per accompagnare i giovani bresciani nel “museo del nuovo millennio”; mentre analoga proposta è stata avanzata dalla Regione per estendere la sensibilizzazione e il coinvolgimento su scala lombarda.

In coincidenza con la pubblicazione di questa “sintesi”, e per segnalare un’ulteriore tappa di un fattivo work in progress, il Museo e gli enti che lo promuovono, organizzano, grazie a “Brescia Mostre-Grandi Eventi”, una prima uscita pubblica con la mostra “Fabbriche. Scienza tecnica industria. Brescia: la memoria e il progetto”, aperta presso Palazzo Martinengo dal 5 maggio al 24 giugno 2001.

Brescia, 10 aprile 2001

Lo “Studio di fattibilità” è stato realizzato da un gruppo di lavoro multidisciplinare composto da:

Giorgio Azzoni, Fabio Baini, Pietro Balsarini, Marco Cabassi, Gianfranco Camadini, Lucia Camadini, Roberto Cortopassi, Antonio Fappani, Mimmo Franzinelli, Claudio Gasparotti, Elisabetta Galasso, Giovanna Galasso, Roberto Gavioli, Giorgio Lombardi, Daniele Mor, Massimo Negri, Yuri Padolini, Alberto Rovetta, Lucio Serino, Carlo Simoni, Claudio Travaglini, Marcello Zane (coordinamento di Pier Paolo Poggio).

IL PROGETTO DIDATTICO-SCIENTIFICO

Il concept museale

Il museo che sta sorgendo a Brescia e nel suo territorio è dedicato alla rappresentazione della modernità per mezzo di una grande varietà di materiali, organizzati concettualmente in modo unitario. Si inserisce in una vasta corrente di rinnovamento del concetto di museo e costituisce un’esperienza per ora unica in Italia di concreta convergenza tra la cultura storica di età contemporanea e la divulgazione scientifica.

L’ambito cronologico è attento alla lunga durata, ma si concentra sugli ultimi due secoli sino all’oggi; lo svolgimento tematico assume l’industria e il lavoro come le principali forze motrici del processo di modernizzazione; lo spazio di riferimento muove dal contesto europeo per giungere ad approfondimenti relativi alla dimensione nazionale, regionale, locale.

La molteplicità dei materiali in collezione, la cura posta nel contestualizzarli, e l’approccio interdisciplinare del programma del museo consentono di offrire al visitatore una varietà di esperienze e, allo stesso tempo, di tenere il progetto costantemente aperto ad evoluzioni e contaminazioni tra ambiti storico-sociali, tecnologico-scientifici, creativo-comunicativi.

In estrema sintesi gli elementi che caratterizzano il Museo dell’Industria e del Lavoro “Eugenio Battisti” sono riassumibili nei seguenti aspetti:

– consistenza del patrimonio storico-industriale attinente al caso italiano di industrializzazione;

– ampiezza e varietà delle fonti documentarie originali sulla storia del Novecento;

– unicità delle collezioni relative al tema della comunicazione nella società contemporanea: dalla stampa, al cinema, alla pubblicità televisiva;

– patrimonio di ricerche e materiali sull’archeologia industriale che ne farebbero l’unico museo del genere in Italia e uno dei primi in Europa;

– ricchezza del patrimonio documentario sulla storia di “lungo periodo” del territorio bresciano e della Lombardia orientale;

– caso per ora unico in Italia di riutilizzo a fini museali di vari contenitori industriali dismessi, di diversa tipologia, inseriti in un progetto culturale unitario;

– realizzazione, come parte integrante del museo, di un laboratorio di ricerche e di un centro di formazione su aspetti salienti  della modernità, che possono usufruire delle ricche collezioni museali e della documentazione raccolta dalle due istituzioni promotrici: la Fondazione Luigi Micheletti e la Fondazione Civiltà Bresciana.

Le sedi del museo

Il Museo dell’Industria e del Lavoro  è concepito come un sistema territoriale, articolato su più sedi.

– La sede principale è prevista in un contenitore industriale dismesso di 16.000 mq, risalente agli inizi del Novecento, all’interno del Comparto Milano: un’area ex industriale di circa 40 ettari a ridosso del centro storico di Brescia, che sta per essere completamente trasformata sul piano urbanistico e architettonico.

– Alla periferia della città, allo sbocco della Valle Trompia, è in via di completamento in un antico edificio il Museo del ferro, dedicato alla attività produttiva storicamente più rilevante del territorio.

  • Il museo ha poi una articolazione molto importante in Valle Camonica, nella ex centrale idroelettrica di Cedegolo, il cui allestimento prevede la ricostruzione di una fase fondamentale dell’industrializzazione italiana.

– Fanno parte del sistema altre due significative realtà: il museo, basato su  mostre temporanee, sulla modernizzazione dell’agricoltura, presso il Centro Fiera del Garda di Montichiari; la fucina di Odolo, primo nucleo del sistema museale della Valle Sabbia.

L’esistenza di altre importanti strutture in provincia di Brescia – per non dire a livello regionale – rende auspicabile la costruzione di un sistema a rete, attraverso cui il Museo dell’Industria e del Lavoro interagisca e cooperi con il sistema museale della Valle Trompia e il Parco Minerario dell’Alta Valle; la “via del marmo” di Botticino, la “valle delle cartiere” di Toscolano, ecc.  Nel suo insieme un “sistema” di assoluto rilievo nel panorama italiano ed europeo.

I vantaggi di una struttura policentrica sono molteplici sia dal lato dell’offerta culturale che dei costi di gestione. Le identità locali possono essere pienamente rispettate e valorizzate, mentre il sistema offre opportunità dal punto di vista scientifico, dell’offerta formativa e del  marketing, consentendo notevoli risparmi, garanzie qualitative, facilitazioni nel mantenere collegamenti a livello nazionale e internazionale.

Le collezioni

Il nucleo portante del museo è costituito dalle sue collezioni: oltre 2.000 macchine e strumenti del lavoro industriale, esemplificativi dei principali settori dell’industrializzazione italiana. In tale contesto è da segnalare l’assoluta rilevanza delle collezioni relative ai mezzi di comunicazione: dalla stampa, al cinema, alla televisione, all’informatica.

Le macchine e gli strumenti non sono separati dal loro contesto, sia perché si sono scelti contenitori storici con precise vocazioni industriali, sia per l’ampiezza e la varietà della documentazione che è stata raccolta. Il tema del lavoro, della tecnica e dell’impresa industriale vengono affrontati in una prospettiva di storia sociale, su una scala adeguata, coniugando ricerca e divulgazione, fornendo un’offerta qualificata per un uso intelligente e piacevole del tempo libero.

La documentazione

Il museo sia in proprio che, attraverso le due Fondazioni promotrici, possiede un grande patrimonio documentario: sulla storia del Novecento (archivi, fototeca, cineteca, ecc.); la storia di lungo periodo del territorio; l’archeologia industriale.

LA SEDE CENTRALE DEL MUSEO DELL’INDUSTRIA E DEL LAVORO

L’ex Tempini e il Comparto Milano

La sede principale del museo è stata individuata in coerenza con il progetto culturale, attraverso confronti, ricerche e verifiche. La scelta si è indirizzata su una fabbrica emblematica del ciclo della prima industrializzazione. Oltre alle caratteristiche tipologiche ed urbanistiche ha inciso anche la prospettiva del recupero di un manufatto rappresentativo del patrimonio storico-industriale, un edificio destinato a diventare esso stesso parte integrante dell’esposizione.

L’ex Tempini (poi Bisider) è stata la prima e una delle più importanti aziende del polo manifatturiero sorto a Brescia a fine Ottocento, sulla direttrice per Milano, appena al di là della vecchia cinta muraria. Una delle poche fabbriche giunte sino a noi senza subire stravolgimenti radicali, almeno per il plesso individuato come sede del museo, composto, quindi, da edifici di sicuro rilievo storico e di qualche interesse tipologico-architettonico. Le motivazioni storico-culturali sono ulteriormente rafforzate dalla contiguità con il coevo quartiere operaio di Campo Fiera.

L’immobile destinato a sede museale, di cui è stato realizzato un rilievo in dettaglio, si sviluppa per 240 metri in lunghezza e 70 metri in larghezza, con altezze varie ma su un unico piano ed una volumetria complessiva di oltre 93.000 mc. Gli edifici tra loro contigui e comunicanti risalgono a varie epoche, principalmente tra l’inizio secolo e gli anni Cinquanta del Novecento. Per il tipo di lavorazioni che vi si svolgevano (meccanica leggera) gli ambienti sono luminosi con coperture a shed oppure a botte con lucernari continui. Lo stato di conservazione presenta un fisiologico degrado dovuto al prolungato abbandono ma solo in alcune sezioni si rilevano potenziali problemi statici.

La destinazione a sede museale è stata recepita dalla Variante di PRG approvata sia dal Comune che dalla Regione, e dalla progettazione urbanistica in corso di attuazione. L’edificio del museo fa parte di un’area industriale dismessa di grandi dimensioni, il cosiddetto Comparto Milano, a ridosso del centro storico, di rilievo strategico cruciale per il futuro urbanistico della città di Brescia. È previsto che gran parte degli impianti produttivi vengano smantellati e sostituiti da un mix di funzioni residenziali, commerciali e produttive, legate da ampie zone a parco, con impianti sportivi, servizi collettivi, strutture culturali. In tale contesto il museo funge da raccordo fisico e propositivo tra conservazione della memoria e costruzione del futuro, tradizione e innovazione, contribuendo per la sua parte ad una riqualificazione urbana giocata su livelli di eccellenza.

Gli spazi e le funzioni del museo

Lo studio di fattibilità realizzato per conto della Regione Lombardia e ultimato nel dicembre 2000 prevede che la sede centrale del museo nella ex Tempini venga completata in due fasi. Ci atteniamo a tale ipotesi e forniamo una descrizione sintetica degli spazi e funzioni; distinta tra prima e seconda fase, rimandando per una analisi più approfondita allo studio suddetto.

Strutture da realizzare entro il 2004:

Hall d’ingresso e vetrina dell’innovazione, è l’area di accoglienza che  fornisce una prima percezione della grande tradizione industriale locale. Comprenderà reception, biglietteria, guardaroba, un’area di animazione e di orientamento, un’area espositiva, caffetteria, servizi, bookshop, merchandising. La vetrina dell’innovazione sarà dedicata particolarmente all’attività delle aziende, centri di ricerca e università del territorio (superficie 779 mq, più 245 mq soppalcati).

Galleria del Novecento, in modo suggestivo, ma storicamente corretto, consente di fare un breve viaggio nel secolo della modernità dispiegata, tra grandi conflitti, emozioni e mobilitazioni collettive (superficie mq 1.090).

Cinema e comunicazione, utilizzando come nucleo di base i materiali degli stabilimenti cinematografici e televisivi F.lli Donato e Gamma Film di Roberto Gavioli, introduce alla conoscenza storica della tecnologia delle immagini in movimento e dei moderni linguaggi di massa (superficie mq 1.690).

Galleria delle macchine, un grande spazio dove le macchine siano presentate come risorsa didattica, attraverso “isole tematiche” e dimostrazioni di funzionamento, sperimentazione diretta delle modalità di recupero e restauro, conoscenza della documentazione e del sapere tecnologico e del saper fare di tecnici e operai. Comprenderà una “Sala dell’archeologia industriale” e una “Officina di restauro e manutenzione” (superficie mq 2.300).

Brescia: un territorio dell’industria, temi, materiali e criteri espositivi metteranno in rilievo il ruolo dell’industria e del lavoro nella grande trasformazione che ha investito la città e il suo territorio a partire dall’ultimo quarto dell’Ottocento (superficie mq 1.155).

Auditorium, dotato di strumentazioni tecnologiche d’avanguardia, sarà al servizio del museo e della città in generale (superficie mq 319).

Area servizi, si prevede un punto di ristoro specifico per le sezioni “Galleria delle macchine” e “Cinema e comunicazione” (superficie mq 127).

Strutture da realizzare entro il 2008:

Esposizioni temporanee, si tratta di una funzione essenziale in un museo moderno, in quanto strumento di politica culturale e di comunicazione. La sala per le mostre temporanee sarà dotata di tutte le caratteristiche tecniche necessarie all’ottenimento di prestiti importanti in ordine alla conservazione e alla sicurezza (superficie mq 915).

Museo dei bambini, il percorso è concepito su elementi espositivi in cui è richiesta la partecipazione del visitatore (hands on), con aree di animazione e laboratori gestiti da operatori specializzati, spazi di fruizione libera per gioco, lettura, consultazione di terminali video, ecc. (superficie mq 696).

Arte e industria, un luogo di incontro e di scambio di esperienze tra il mondo dei lavori e della tecnologia e quello della ricerca artistica che spesso tocca temi contigui, e, soprattutto, utilizza materiali e linguaggi tipici della civiltà industriale e postindustriale. “Arte e industria” è uno spazio che serve ad ampliare la prospettiva culturale del museo e a porlo in contatto con nuovi e diversi settori di pubblico (superficie mq 524).

Uffici e formazione, comprendono gli spazi per le attività di gestione, di ricerca, didattiche e di formazione permanente (superficie mq 593).

Sala della Biblioteca, il museo sarà dotato di un grande patrimonio bibliografico ed archivistico, anche per il collegamento con le Fondazioni promotrici, consultabile in una sala dotata di attrezzature informatiche, di testi di consultazione e di una ricca collezione di periodici correnti in scaffale aperto (superficie mq 226).

Archivi, raccolgono e organizzano la grande varietà di fonti utili a conoscere l’epoca dell’industrializzazione e i suoi esiti attuali. Hanno come finalità la conservazione e organizzazione dei materiali documentari provenienti dalle imprese e dalle istituzioni e organizzazioni sociali ed economiche o tecnico-scientifiche, che troveranno nel museo un mezzo per conservare e valorizzare i rispettivi patrimoni documentari. Gli “Archivi” del museo sono il luogo della conservazione della memoria scritta, delle fonti orali e audiovisive, delle immagini fisse e in movimento dell’industria e del lavoro (superficie mq 643 soppalcabile; mc 5.054).

Magazzini e officina, il ruolo del magazzino e della sua gestione sono cruciali nella funzionalità di ogni tipo di museo, ciò è tanto più vero in un museo dell’industria che deve affrontare ovvi problemi di ingombro e peso. Non meno importanti sono la manutenzione e il restauro, con la possibilità di formare specifiche professionalità attingendo al ricco patrimonio di capitale umano che offre il territorio di Brescia e provincia, contribuendo a mantenere e rinnovare tale preziosa risorsa (superficie mq 1.617 soppalcabile; mc 11.625).

Il patrimonio museale e documentario

Le collezioni destinate alla sede centrale del  museo assommano attualmente a oltre 1.600 macchine, apparecchiature, strumenti e reperti concernenti la storia dell’industria dagli inizi dell’Ottocento in poi. Di ogni pezzo esistono una o più schede informatizzate. I principali settori rappresentati sono: il tessile e il meccano-tessile, il metalmeccanico (specie macchine utensili), il conciario, il tipografico (con esemplari di grande interesse), il cinematografico e televisivo (di assoluto rilievo); esistono poi nuclei di collezioni varie dei settori: alimentare, chimico, elettrotecnico, informatico, siderurgico, ecc. Da segnalare i grandi reperti provenienti dall’Ansaldo di Genova.

La documentazione comprende: una biblioteca di storia contemporanea di 50.000 volumi (informatizzati); un’emeroteca ricca di 9.000 testate di periodici (interrogabile con programma informatico apposito); una cinquantina di fondi archivistici di varie dimensioni; 6.000 manifesti e altre fonti iconografiche minori; una fototeca di 38.000 immagini; una nastroteca con 1.000 pezzi; una cineteca con 5.000 bobine cinematografiche; migliaia di disegni; dischi, video, CD, ecc.

IL MUSEO DEL FERRO DI SAN BARTOLOMEO

Un antico sito protoindustriale

Il territorio di San Bartolomeo, comune autonomo fino al 1881, situato a nord di Brescia, è stato interessato da un precoce sviluppo industriale grazie alla sua posizione allo sbocco della Valle Trompia e per la presenza di due canali artificiali che fornivano la forza motrice agli opifici. A metà Ottocento si contavano 38 insediamenti industriali. Una vocazione produttiva arricchitasi poi con la presenza di una fitta maglia di piccoli opifici, oggi dismessi. La presenza storico-industriale più significativa è rappresentata dal complesso in cui sta sorgendo il Museo del ferro.

Gli edifici, fra loro adiacenti e collegati da percorsi interni, ospitavano sino a tempi recenti una fucina e un opificio per la molatura. Di particolare interesse è il locale del maglio, con l’insieme degli elementi funzionali, gli attrezzi e strumenti di lavoro. Nel suo insieme il sito si configura come un complesso ricco di stratificazioni, in grado di testimoniare un aspetto saliente della storia del territorio e di proporsi come luogo significativo dal punto di vista didattico.

Il Museo del ferro di San Bartolomeo, in fase avanzata di realizzazione, è collegato direttamente al polo museale previsto nel Comparto Milano, sia perché interno alla filiera produttiva siderurgico-metallurgica, di cui copre il lungo segmento protoindustriale, sia per il ruolo storico giocato in entrambi i casi dalle acque dei medesimi canali artificiali. Altrettanto importante sarà la proiezione del museo verso le valli, soprattutto come prima tappa del sistema che si va costituendo in Valle Trompia (dalla fucina di Sarezzo al forno di Tavernole alle miniere dell’Alta Valle), fungendo da anello tra la rete museale triumplina e il sistema museale urbano dell’industria e del lavoro.

Il percorso didattico scientifico

Il percorso museale prevede l’utilizzo del piano terreno degli edifici interessati per le sale espositive e i piani superiori per le strutture didattiche e di ricerca.

All’ingresso vi sarà una reception con biglietteria e un guardaroba; la visita seguirà il seguente percorso:

Sala delle mole, dove sono conservati reperti di notevole impatto e interesse storico.

Sala delle mostre temporanee, visitabile anche indipendentemente dalle altre esposizioni. Vi sarà ospitata una mostra attinente al tema del museo, alternata con altre esposizioni.

Sala dell’antico Comune di San Bartolomeo, sarà dedicata alla storia del luogo in tutti i suoi aspetti: evoluzione demografica, sociale, culturale e religiosa, vicende politico-amministrative ed economiche.

Sala delle macchine idrauliche, ospiterà modelli e riproduzioni, iconografiche e virtuali, delle macchine idrauliche operanti a San Bartolomeo e che azionavano le macine del mulino, le lame della segheria, i pistelli del follo da carta, i mantici del forno da ferro, il maglio della fucina.

Locale del maglio, sarà conservato così come è rimasto dopo la relativamente recente dismissione; attraverso luci e suoni si cercherà di restituire l’atmosfera dell’opificio in attività.

Al primo piano sono previsti: gli uffici e l’archivio, una sala conferenze, una sala dedicata all’illustrazione delle fucine bresciane e ad attività didattiche.

Al secondo piano: la sede del Centro di documentazione per la storia e l’arte del ferro e un laboratorio di modellistica.

Il patrimonio museale e documentario

La collezione è costituita dal corredo completo della fucina, dal maglio alla forgia, dagli arredi e attrezzi di lavoro ai semilavorati. Il museo possiede inoltre una raccolta di un centinaio di attrezzi in ferro, campioni di produzione del maglio di Artogne (Valle Camonica).

La documentazione, in corso di potenziamento da parte del Centro di documentazione per la storia e l’arte del ferro, consta di una biblioteca specializzata sulle miniere e l’industria metallurgica nel bresciano, oltre ad alcuni importanti fondi archivistici conservati presso la Fondazione Civiltà Bresciana: fondo G. Fasser, fondo L. Gadola, fondo A. Regé, fondo L. Gussalli, fondo U. Tonni Bazza.

IL MUSEO DELL’ENERGIA IDROELETTRICA DELLA VALLE CAMONICA

La “mission” del museo

Il Museo dell’energia idroelettrica della Valle Camonica intende:

a) ricordare il ruolo storicamente decisivo avuto dall’energia idroelettrica, fornendo un tassello fondamentale alla ricostruzione del modello italiano di industrializzazione;

b) valorizzare l’archeologia industriale e la cultura materiale, che costituiscono gran parte della memoria storica della valle;

c) divulgare la conoscenza scientifica nel settore dell’energia e dell’ambiente.

Il museo avrà una proiezione diretta sul territorio attraverso l’insieme degli impianti idroelettrici in attività o dismessi, che formeranno con altre realtà, a partire da quelle siderurgico-minerarie, l’armatura di un sistema di percorsi archeologico-industriali, ambientali, paesaggistici e della cultura materiale.

Il museo si ispira al principio della musealizzazione in loco, sia attraverso il riutilizzo della ex centrale di Cedegolo che con la costruzione degli itinerari di archeologia industriale. Tale impostazione è coerente con il movimento internazionale che, negli ultimi vent’anni, ha radicalmente rinnovato la museografia europea, riscattando il museo dalle secche di un’impostazione idealistica ed estetizzante. I musei di nuova generazione, fioriti sul terreno della cultura materiale, della tecnica, dell’industria, sono caratterizzati dal legame forte con i luoghi dove sorgono; sono musei in cui la comunità riconosce la propria storia e trova spunti essenziali per riformulare la propria identità.

La centrale ex Bresciana di Cedegolo

Il complesso ex Bresciana si trova in posizione centrale rispetto alla Valle Camonica, all’interno dell’abitato di Cedegolo, nello spazio compreso tra la strada statale e il fiume Oglio. La centrale è stata costruita dalla Società elettrica bresciana (Seb) tra il 1909 e il 1910; dismessa nel 1962, già di proprietà dell’Enel, è stata recentemente acquisita dal Comune di Cedegolo.

Il corpo centrale che costituisce il volume maggiore dell’edificio era adibito a sala macchine. Un corpo più stretto a sviluppo verticale, suddiviso in quattro piani, era destinato alla trasformazione dell’energia elettrica. La principale struttura portante è in calcestruzzo armato e si appoggia su poderosi muri perimetrali profondi oltre un metro, interrotti da grandi vetrate. Complessivamente la struttura portante appare solida, opportunamente dimensionata e idonea per attività di natura espositiva.

Il progettista, Egidio Dabbeni, conosceva sicuramente i progetti e le realizzazioni coeve di Peter Behrens e Otto Wagner. Interpretando l’esigenza della committenza di realizzare un edificio monumentale e imponente, ha coniugato solidità e severità aziendale, imprimendo alla costruzione l’aspetto severo e nitido che ancora si percepisce.

L’idea generale del progetto

L’esposizione permanente. Il progetto prevede di seguire il percorso dell’acqua, dal suo formarsi nell’atmosfera al suo precipitare sulla terra, all’imbrigliamento in dighe artificiali; dalla trasformazione in elettricità al   trasporto verso l’utenza sino alle varie applicazioni finali.

Il visitatore salirà con una piattaforma in un ambiente in cui si colgano i nessi tra atmosfera, pressione, umidità e precipitazioni, per giungere alla produzione di energia idroelettrica e al suo utilizzo. Alla grande sala macchine è affidata la funzione di rappresentare, anche a livello spettacolare, il ciclo produttivo con pezzi originali di forte impatto visivo.

Altri spazi, nel corpo verticale della centrale, saranno dedicati a mostre permanenti su: l’energia idraulica prima dell’elettricità; l’elettricità al centro della scienza moderna; il nesso elettricità-società; la dialettica energia-ambiente. Un settore illustrerà le vicende storico-economiche dell’energia idroelettrica in Valle Camonica.

L’esposizione temporanea, potrà ospitare sia mostre su aspetti particolari della storia dell’elettricità, sia su temi come arte e industria, ecc. Lo spazio potrà essere utilizzato anche per la comunicazione di aspetti specifici nel campo della cultura materiale del territorio.

La sala conferenze. Posta all’ultimo piano del volume già adibito ad alloggio per i trasformatori, sarà dotata di attrezzature multimediali e comprenderà una sezione speciale del museo con documenti originali.

L’area di ristoro e caffetteria. Posta a piano terra, a diretto contatto con l’ambiente adiacente l’edificio, fruirà di spazi esterni prospicienti il paesaggio fluviale che circonda la centrale.

Gli spazi per il deposito. Posti nel piano interrato dell’edificio, sono necessari per depositare oggetti e macchine che saranno utilizzate a rotazione per le esposizioni, ospiteranno inoltre un’officina di manutenzione e restauro delle macchine del museo.

Il patrimonio e la documentazione

Sono già depositati presso la ex centrale di Cedegolo molti pezzi originali, tra cui: un gruppo turbina-alternatore funzionante, turbine Pelton e Francis, trasformatori, parti di condotte forzate, isolatori, quadri di comando, ecc.

Altri materiali sono disponibili presso il magazzino centrale Enel di Valle Camonica.

Significativa altresì la documentazione sulla storia del sistema idroelettrico camuno, con fondi archivistici che occupano crca 50 metri lineari, prodotti dalla Società Generale Elettrica Adamello, dalla Cisalpina e dalla Edison (dai primi del Novecento sino agli anni Cinquanta). La documentazione principale concerne la costruzione e manutenzione degli  impianti idroelettrici della Valle Camonica.

IL PIANO DI FATTIBILITÀ

Le note che seguono hanno lo scopo di presentare in maniera sintetica i risultati del piano di fattibilità contenuto nello “Studio di fattibilità per il Museo dell’Industria e del Lavoro di Brescia”. Il piano di fattibilità ha l’obiettivo di affiancare all’innovativo ed originale concept museale del Museo dell’Industria e del Lavoro (Mus.Il) un’”articolata idea imprenditoriale” e di verificarne la “fattibilità”  negli aspetti economici, operativi e finanziari.

Il Mus.Il e l’ambiente di riferimento

La prima analisi proposta dallo studio prende in esame il “posizionamento strategico” del museo rispetto alle altre realtà esistenti in Italia ed in Europa, sulla base di alcune caratteristiche distintive dei potenziali “concorrenti – competitors” del museo. I parametri esaminati sono il concept museale, la superficie, le sezioni tematiche e le tecniche espositive. 

Da questa analisi emerge come il Mus.Il possa essere definito  “unico” nel suo genere in Italia e quindi puntare ad occupare una specifica nicchia di mercato in termini di pubblici di riferimento, di sponsor e di finanziamenti pubblici. Questo sia per le caratteristiche  del museo sopracitate, sia per il contesto in cui esso andrà ad inserirsi.

Il museo

Il concept museale del Mus.Il, come esaurientemente documentato nel progetto scientifico sintetizzato nella prima parte del presente contributo, coniugherà l’asse tecnico-scientifico con la storia sociale delle tecnologie e del lavoro (“La nostra modernità ha una storia. Viaggio attraverso la storia”).

Nel concept museale, quindi, nelle superfici espositive (oltre 13.000 mq), negli allestimenti e nelle tecniche espositive (innovative ed originali nei percorsi museali, con ampio uso delle nuove tecnologie ma in un contesto e con un patrimonio già esistente e “concreto”), lo studio ha riconosciuto l’unicità del Mus.Il all’interno del panorama italiano, collocandolo in un contesto europeo, a fianco di alcune tra le realtà più innovative e di successo (vedi fig.1).

Anche per quanto riguarda le sezioni tematiche, il Mus.Il affiancherà alle sezioni che ne traducono più direttamente il concept museale (Vetrina dell’Innovazione, Galleria delle Macchine, Brescia: un territorio dell’industria), altre che ne completeranno l’offerta, “diversificando” i pubblici di riferimento (Galleria del Novecento, Cinema e Comunicazione, Museo dei Bambini, Arte ed Industria). Alcune di queste sezioni, a cui sono dedicate importanti superfici espositive, sono state individuate come “uniche” nel panorama italiano Italia (Arte ed Industria, Galleria del Novecento). Nuclei tematici di particolare rilievo storico saranno affrontati dalle due sedi collegate: S. Bartolomeo (lavorazione del ferro), Cedegolo (industria idroelettrica).

Fig. 1 – Posizionamento del museo rispetto a potenziali competitors: tipologia, allestimenti, superfici

Un’altra area che rivestirà un’importanza strategica per il museo sarà quella dedicata alle tecnologie digitali, cioè alle banche dati, banche immagini ed al museo virtuale (area da noi definita Mus.Vir). Il museo si caratterizzerà infatti come un Museo Data-Base interattivo, in cui il ricco patrimonio sarà reso disponibile agli utenti in formato elettronico, con modalità di fruizione e interazione diversificate a seconda dei pubblici di riferimento (scuole, ricercatori, grande pubblico, aziende).  I tempi di attivazione del museo “virtuale” saranno molto più brevi di quelli del museo “reale” e di quelli di molti altri musei italiani che si stanno attivando per avere una presenza non meramente promozionale in rete. E’ già stato tradotto infatti in formato digitale  gran parte del patrimonio esistente e parte delle schede informative e degli eventuali percorsi di archeologia industriale che si potranno sviluppare all’esterno delle sedi museali.

La “messa in rete” del museo virtuale potrà quindi essere utilizzata già nei prossimi mesi come strumento di promozione e marketing, o come catalizzatore di una rete di imprese e di associazioni  locali, o ancora come forum di discussione sul museo che verrà.

Il sistema di archeologia industriale

I casi considerati a livello europeo dimostrano come il modello vincente sia quello del museo inserito in un contesto territoriale di archeologia industriale (Ironbridge e Beamish in Gran Bretagna, il sistema catalano in Spagna, Ungersheim in Francia, …).

Nel caso di Brescia, il Mus.Il andrà ad inserirsi in un contesto già fortemente connotato dal binomio industria-lavoro, proponendosi come catalizzatore di un sistema di archeologia industriale composto di poli (le diverse sedi del museo) ed antenne (itinerari, forni, miniere, gallerie, musei, parchi, …) il cui recupero è, in alcuni casi, già stato completato. 


Fig. 2 – Poli e antenne nel bresciano di archeologia industriale e cultura materiale

Il sistema museale bresciano

Anche il contesto museale bresciano ci offre un’immagine di una offerta molto vivace ed articolata, con musei, monumenti ed aree archeologiche che registrano un notevole afflusso di visitatori, come per esempio la Villa di Catullo (circa 200.000), il Vittoriale degli Italiani (167.000), il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri (67.500), il Museo di Solferino e S.Martino (68.000).

A livello cittadino, oltre ai buoni risultati in termini di visitatori del Museo di Santa Giulia, con il notevole risultato di pubblico raggiunto con la mostra “Il futuro dei Longobardi”, è da sottolineare il successo delle mostre temporanee organizzate ad opera di Brescia Mostre – Grandi Eventi che hanno avuto come effetto quello di rilanciare la città a livello nazionale. Da questi dati emerge come le mete principali nel territorio bresciano possano essere strutturate in percorsi di tipo storico-culturale (Il Vittoriale, Museo di Solferino e S. Marino), o archeologico-ambientale (Parco delle incisioni rupestri, Villa di Catullo, parchi e riserve naturali, ..) in cui il Mus.il di Brescia ed il relativo sistema di archeologia industriale può felicemente inserirsi, andando a completare ed arricchire  l’offerta del territorio.

La posizione geografica

Va in questa sede ricordato che una componente del “successo” di pubblico di musei, mostre e monumenti nel bresciano è dovuta alla posizione geografica di Brescia che comporta un bacino potenziale di riferimento di residenti di quasi 4 milioni di persone entro un’ora di viaggio e di 23 milioni entro tre ore di viaggio (quasi tutto il nord Italia), e di turisti (soprattutto con destinazione Lago di Garda) in costante crescita negli ultimi anni (1,4 milioni di arrivi e 7,3 milioni di presenze nel ’98).

La struttura organizzativa

Per raggiungere la propria mission, il Mus.Il svolgerà le proprie attività in diversi campi, che possiamo denominare i campi d’azione del museo. Alcuni di questi sono comuni a tutte le istituzioni museali, mentre altri saranno specifici di questa realtà perché espressione del suo concept museale.

Le attività di conservazione ed innovazione, educazione ed intrattenimento, formazione e ricerca  saranno inoltre inserite in un contesto di sistema di archeologia industriale che porterà effetti di riqualificazione urbana  (urban regeneration) e,più in generale, di sviluppo locale di tipo turistico ed occupazionale.

Il museo, oltre agli spazi espositivi, si doterà di spazi per la formazione (aule didattiche, laboratori, …), per la ricerca e documentazione (archivi e biblioteche), per il restauro e la conservazione (magazzini, laboratori), e ancora spazi “virtuali” per la promozione e la diffusione dei prodotti. Completeranno l’offerta gli spazi “commerciali”, che garantiranno una fonte di reddito al museo. Il museo sarà presente anche in spazi “outreach” (scuola, impresa, territorio). Chiameremo tutti questi spazi,  fisici e non, i luoghi del museo, luoghi in cui verranno svolte le attività ed i programmi, affidati a seconda dei casi a personale interno o a collaboratori esterni. L’insieme di tali attività, dei prodotti e dei servizi del museo possono essere raggruppati in aree strategiche, da noi diversamente denominate: Mus.Il (tutela, conservazione, gestione, documentazione, restauro, accoglienza ed assistenza ai visitatori), Mus.Vir (gestione spazio web e data base digitali), Mus.Form (ricerca, formazione, didattica, progetti), Mus.E’ (rapporti con finanziatori privati, area commerciale), Mus.Bre (coordinamento con il sistema e con il territorio). Per presidiare tali aree si prevede la presenza di figure professionali specifiche (attori), oltre al personale di supporto (marketing, amministrazione, segreteria generale, gestione struttura).

Si prevede un aumento graduale di personale, in funzione del numero delle sedi aperte al pubblico e delle superfici espositive, per un totale a regime (anno 2008) di circa 21 unità (in anni uomo) così ripartite (tab.1):

·  1 direttore amministrativo (quadro);

·  4 unità di responsabili area: conservatori (2), responsabile marketing, responsabile formazione e ricerca;

·  12 unità di personale di concetto: scientifico (2 operatori museali, 2 archivisti, 2 ricercatori, 1 bibliotecario),  tecnico (operatore cinema, informatico, responsabile struttura),  amministrativo (1) e marketing (1);

·  4 unità di personale specializzato: amministrativo (0,5), segreteria e centralino (2), manutentore (1);

·  1 unità di personale operativo: vigilanza centralizzata.


Tab. 1– Personale dipendente per qualifiche. Andamento negli anni


Alcuni servizi saranno esternalizzati ed affidati preferibilmente ad un unico soggetto di riferimento (global service), in linea con quanto sta avvenendo nella maggior parte dei casi in Italia (tab.2).

Tab. 2 – Servizi gestiti internamente e servizi esternalizzati

Tempi e  costi di investimento

L’apertura del Mus.Il nelle sue tre sedi sarà completata entro la fine del 2008, ma l’interesse per il museo sarà sempre vivo in questi anni per i continui “lanci”, con cadenza quasi annuale, delle nuove sedi o sezioni:

  • estate 2001: apertura Museo del Ferro
  • marzo 2003: pre-apertura primo lotto ex Tempini e completamento di tutte le sezioni entro la fine del 2004;
  • estate 2005: apertura Museo dell’energia idroelettrica di Cedegolo;
  • primavera 2006: apertura secondo lotto ex Tempini e completamento di tutti i servizi entro fine 2008.

Tali obiettivi potranno essere raggiunti solo se si procederà nei tempi più veloci alla stesura dell’accordo di programma e all’avvio delle procedure per la creazione dell’ente gestore (valutazione dei conferimenti, protocolli intesa, …).

costi di investimento sono previsti in circa 60 miliardi di cui circa i due terzi (38 miliardi) in recupero edilizio ed impiantistica per le nuovi sedi museali, 22 miliardi in allestimenti ed il rimanente in avviamento e promozione. E’ importante notare come non vengano a gravare i costi delle collezioni dato che il patrimonio che verrà esposto è già nella disponibilità degli enti promotori e come la maggioranza degli investimenti sia destinata al recupero di immobili con effetti immediati sulla riqualificazione urbana.

Il fabbisogno finanziario per lo start up sarà diluito negli otto anni, anche se i primi anni saranno quelli che richiederanno il maggior sforzo finanziario (vedi studio completo per un’analisi più dettagliata).


Fig. 4 – Tempi di realizzazione ed apertura delle sedi museali

L’autofinanziamento del museo, a regime, sarà quindi di circa il 40% dei costi di gestione qualora si consideri la rappresentazione a margini di contribuzione. Se invece consideriamo, come nella prassi comune si usa erroneamente fare, non la rappresentazione a margini ma la totalità dei costi e dei ricavi del museo, l’autofinanziamento è del 45% dei costi totali, risultato che può essere considerato eccellente nel panorama italiano ed europeo e che ha origine principalmente dal contributo delle entrate da biglietteria (unicità del museo – previsioni sui visitatori), dai contributi privati (tipologia di museo – tessuto economico del territorio) e dalla predisposizione dell’edificio a “produrre” reddito (spazi commerciali).

Se poi con riferimento alle ipotesi di base (fabbisogno di gestione di 2,6 mld) modifichiamo le sole ipotesi relative al numero di visitatori (+/- 30%) o al contributo da parte dei privati (+30%), gli scenari dei fabbisogni di gestione che si presentano hanno un range che va dai 2,2 mld nell’ipotesi più ottimistica, ai 2,9 mld nell’ipotesi più pessimistica (non si tiene conto dell’ipotesi del 30% in meno di fund raising perché ritenuta improbabile dati gli accordi già in essere ed il tessuto economico di riferimento).

Fig. 5 – Analisi di sensitività: fabbisogni di gestione (milioni di lire). Anno 2008

Assetto istituzionale

L’assetto istituzionale del soggetto che gestirà il Mus.Il dovrà essere caratterizzato da un modello che combini: un forte coinvolgimento sostanziale dei soggetti pubblici, che garantiscano nello stesso tempo il controllo sulla destinazione pubblica del patrimonio culturale ed il sostegno finanziario ed istituzionale; la flessibilità di un modello privatistico che permetta, definite le linee strategiche di attività ed i limiti istituzionali e finanziari, il perseguimento degli obiettivi in modo efficiente e flessibile;  l’apertura ai contributi di tutte le forze disponibili a concorrere in qualsiasi modo e forma allo sviluppo delle attività del museo.

Riteniamo che in prima approssimazione due possano essere le ipotesi:

· una fondazione museo unica;

· una fondazione museo unica accompagnata da un consorzio di sostegno.

Nel primo caso, l’articolazione degli elementi tipici della fondazione di partecipazione dovrà essere applicata alla situazione del Museo dell’Industria e del Lavoro di Brescia con una particolare definizione del patrimonio di dotazione che sarà costituito dal complesso dei patrimoni dell’Associazione Museo dell’Industria e del Lavoro e degli altri soggetti che parteciperanno all’iniziale costituzione a partire dalla Fondazione Luigi Micheletti e Fondazione Civiltà Bresciana che hanno promosso l’Associazione, nonché a tutte le risorse materiali, immateriali e finanziarie che saranno quantificate in sede di accordo di programma e saranno rese disponibili nel corso del processo di costruzione e lancio del museo dai diversi soggetti (Ministero BCA, MURST, Comune di Brescia, Provincia di Brescia, Regione Lombardia, Cciaa di Brescia, altri fondatori), che partecipando alla firma dello stesso accordo di programma ed assumendo i relativi impegni, avranno la qualifica di soci fondatori.

Per quanto riguarda il ruolo dei diversi organi possiamo individuarli in: assemblea dei fondatori, consiglio generale (organo con funzione di indirizzo), presidente del consiglio generale, direttore (organo di direzione), comitato scientifico (organo di consulenza scientifica), collegio dei revisori (organo di controllo), assemblea dei partecipanti.

Nella seconda ipotesi considerata, una fondazione museo unica accompagnata da un consorzio di sostegno, le attività della Fondazione saranno le stesse, ma gli Enti Locali non nomineranno rappresentanti nel CdA della Fondazione, ma attiveranno invece un consorzio di sostegno tale da garantire alla Fondazione la parte di contributi necessaria per integrare le risorse proprie.

In entrambi i casi, ed in relazione alle forme di partecipazione ed all’ampiezza dell’assemblea dei partecipanti, è auspicabile il sorgere di un’associazione di volontariato culturale “amici del museo” che curi la raccolta di fondi e l’organizzazione di manifestazioni a favore del museo stesso e possa convogliare energie personali e finanziarie a favore delle attività.

Alcune considerazioni conclusive

L’unicità del museo, vista come unicità del contenuto (concept, allestimento, tecnologie), dei contenitori (ex fabbrica Tempini, edificio protoindustriale di S. Bartolomeo, ex centrale idroelettrica), del contesto sia come ambiente in cui si sviluppa il museo che come ambito geografico (bacino di riferimento …), è sicuramente uno dei punti di forza del progetto, assieme alle varietà di prodotti e servizi che il museo offrirà ai diversi pubblici e alle economie di scala e di scopo che sarà possibile in parte sfruttare date le ampie superfici espositive e la messa in rete del sistema.

Il Mus.Il potrà inoltre concorrere per accedere a diverse linee di finanziamento pubblico, a livello locale, nazionale ed europeo, perché diversi sono i settori in cui il Mus.Il andrà ad operare, quali la conservazione e l’innovazione, la formazione, la ricerca, l’urban regeneration, il turismo.

Dalla lettura completa del piano di fattibilità emerge quindi come il progetto del Mus.Il sia un progetto ambizioso per gli obiettivi che si prefigge di raggiungere e con una sua originalità all’interno del panorama italiano ed europeo, ed il cui successo dipenderà da una serie di fattori tra cui la capacità dei promotori e dei futuri gestori di consolidare l’immagine di un territorio fortemente connotato dal binomio industria-lavoro, attraverso la valorizzazione di un patrimonio storico-industriale molto denso, in continua trasformazione lungo l’asse dell’innovazione tecnologica e imprenditoriale, con la possibilità per il Mus.Il di attivare un circolo virtuoso tra azione di divulgazione e sensibilizzazione culturale e ricadute economico-finanziarie.

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