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L’ecopacifismo di Petra Kelly, fondatrice dei Verdi tedeschi

Finalmente un libro in italiano su Petra Kelly, figura di assoluto rilievo del movimento ambientalista, fondatrice dei verdi tedeschi. Lo dobbiamo a Valentina Cavanna, giovane avvocata ambientalista a Milano (Petra Kelly – ripensare l’ecopacifismo, 166 pagg., 16 euro, interno4edizioni@gmail.com). Ne ripercorre la vita, il pensiero (un unicum femminista, ecologista e nonviolento), discorsi e scritti fino al ‘92, anno della sua tragica morte.

Petra nasce nel 1947 in Baviera, si trasferisce negli Usa dove partecipa alle mobilitazioni studentesche per i diritti civili, che hanno avviato il 68 mondiale e segue le attività antinucleari dell’avvocato Nader. Matura una forte posizione femminista, collegando discriminazioni sessuali, povertà, degrado ambientale e politica nucleare (militare e civile): una costante nei suoi futuri discorsi e scritti.

Le sue idee sono intrecciate alle vicende personali: nel ‘70 muore di tumore la sua amata sorellina Grace e nel ‘73 Petra istituisce la Fondazione Grace Kelly per la ricerca sul nesso tra energia nucleare e cancro e la cura di bambini malati di tumore. Torna in Germania, partecipa alle Burger-Initiativen, i Comitati ambientalisti (di cui nel ‘77 diventa coordinatrice) e, nel pieno della campagna contro l’installazione degli Euro-missili, nel ‘79 dà un insostituibile contributo alla nascita dei Gruenen. I pilastri su cui si fondano sono: ecologismo, responsabilità sociale, democrazia dal basso e nonviolenza.

Dal 1973, Petra si iscrive alla Spd di Willy Brandt, che lascerà nel ‘79: la nascita dei Verdi viene da lei vissuta come una risposta al vuoto della Spd contro la politica militare. Dopo due tentativi (alle europee del ‘79 e alle elezioni tedesche dell’80), Petra nel 1983 porta 27 Gruenen in parlamento, dove si impegna contro il nucleare militare e civile, sui diritti delle donne, per la libertà del Tibet.

Dal 1980 (anno della fondazione dei Verdi, col pittore Beuys ,il Nobel Boll e lo scrittore dissidente dell’est Bahro), Petra collabora con Gert Bastian, ex generale dell’esercito tedesco, dal quale si dimette affermando la necessità di abbandonare la forza militare. Bastian (più anziano di 24 anni) diventa assistente di Petra, fino a condividerne la tragica fine, il primo ottobre 1992.

Petra è lontana dai compromessi, lontana da quella realpolitik che porterà Joschka Fisher al governo con la Spd, vicepresidente e ministro degli esteri, dal 1998 al 2005.

Il libro segue la sua vorticosa attività, che la porta fino all’Australia, di cui viene considerata una delle maggiori esperte. Anno dopo anno, però, Petra si sente, ed è, sempre più isolata all’interno dei Verdi, che le contestano eccessivo presenzialismo, pretendere troppo da sé e dai collaboratori, il rifiuto di dimettersi per rotazione ed altre questioni (velate da palesi gelosie) più organizzative che politiche; ma venivano contestate anche le sue iniziative mirate a creare ponti anche con interlocutori-nemici.

Insomma, una vicenda così simile a quella di Alex Langer (l’altoatesino co-fondatore dei Verdi italiani), al punto da far scrivere a questi una «lettera a Petra Kelly», all’indomani della sua morte, che ne evidenziava l’affinità («forse è troppo arduo essere individualmente dei portatori di speranza: troppe le attese che ci si sente addosso, inadempienze e delusioni che si accumulano, invidie e gelosie di cui si è oggetto») e quasi anticipava la propria tragica fine del luglio 1995.

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