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Archivi. L’esperimento pioniere del Parco nazionale dello Stelvio

Nel 2022 si celebrerà il centenario dei primi parchi nazionali italiani, che è anche il centenario delle aree protette italiane perché i parchi d’Abruzzo e del Gran Paradiso furono appunto le prime aree protette istituite nel nostro paese.

La storia dei nostri parchi nazionali è stata una storia travagliata, con una partenza precoce quando ancora queste istituzioni erano pochissime in Europa e poi un lunghissimo periodo di travagli e di stasi durato fino alla fine degli anni Sessanta. I parchi nazionali sono oggi in Italia 26, quattro dei quali “storici”, istituiti cioè tra il 1922 e il 1935, e gli altri istituiti essenzialmente tra il 1988 e il 2007.

A differenza che in altri paesi, in Italia non esiste un sistema organico di queste aree protette né un organismo di coordinamento centrale come ad esempio il celebre National Park Service statunitense creato nel lontano 1916.

Questa mancanza di coordinamento e di politiche nazionali organiche nel settore fa in modo che il principale collante e fattore di coerenza tra i vari parchi nazionali sia la legge quadro 394 del 1991, purtroppo disapplicata in molti punti strategici e in particolare proprio su quello che riguarda la connessione tra i vari parchi.

Una delle conseguenze di questa situazione è che ognuna di queste riserve ha (o non ha … ) una sua peculiare politica di conservazione e valorizzazione del proprio patrimonio museale e archivistico. La cosa è particolarmente evidente per i parchi “storici”, che conservano materiali risalenti molto indietro nel tempo, quindi più consistenti e più preziosi di altre aree protette.

Poco o nulla si sapeva fino a pochi anni fa di questi importanti patrimoni storici. Il Parco nazionale d’Abruzzo curò una decina di anni fa un’accurata sistemazione e inventariazione della parte storica del proprio archivio, quella dal 1922 al 1970, e i risultati di questo lavoro furono illustrati dall’allora direttore Dario Febbo, dal sottoscritto e dall’archivista Paola Tollis in un convegno del 2013 tenutosi a Santa Maria Capua Vetere i cui atti furono curati da Federico Paolini1Dario Febbo, Luigi Piccioni, Paola Tollis, “Conservazione e valorizzazione dei patrimoni archivistici riguardanti il Parco Nazionale d’Abruzzo”, in Le fonti per lo studio dell’ambiente. Alcune proposte di lavoro, a cura di Federico Paolini, Soci, Fruska, 2014, pp. 27-34..

L’iniziativa di cui riferiscono Stefano Morosini, che ne è stato e continua ad esserne il principale animatore, e Giovanni Pietrangeli, che con Marco Lanzini ha curato la parte più strettamente archivistica, costituisce per diversi motivi una novità importante nel panorama nazionale. Prima di lasciare la parola ai protagonisti vorrei indicare brevemente alcuni di questi motivi. Il primo è costituito dall’oggetto: mai prima d’ora2Una proposta riguardante il Parco nazionale d’Abruzzo è rimasta qualche anno fa allo stato di abbozzo: Luigi Piccioni, Maria Teresa Spinozzi e Paola Tollis, “Per la realizzazione di un centro di documentazione del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise”, “Archivi”, XI (2016), n. 2, pp. 65-74. un archivio di area protetta italiana era stato concretamente al centro di un progetto complesso e articolato di valorizzazione. Il secondo motivo è dato dall’organicità del progetto, che va oltre la semplice inventariazione e sistemazione dei fondi archivistici e prevede che essi divengano motore di riflessione sulla gestione presente ed elementi strategici di patrimonializzazione sia della storia del Parco che della storia dell’area. Il terzo motivo è l’esemplare sinergia creata tra Ente Parco, Università di Bergamo e Archivio Centrale dello Stato, soggetti promotori ai quali se ne sono via via affiancati altri con ruoli e gradi di coinvolgimento diversi. Ultimo motivo – a mio avviso – è la volontà e la capacità, ben testimoniata dagli interventi nel convegno di presentazione che si è tenuto a Bormio nel mese di luglio di quest’anno, di connettere i fili della conservazione dei documenti, della ricerca scientifica, della valorizzazione dei patrimoni immateriali, della gestione operativa della riserva, della cura per la memoria collettiva locale e della riflessione sul contrasto alla marginalizzazione delle aree interne.

Un buon modo per anticipare le celebrazioni del centenario e per indicare una strada alle altre aree protette e a tutte le istituzioni interessate.

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