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Tre eventi inusuali per la storia ambientale italiana: verso una nuova stagione?

I sempre più evidenti disastri ambientali e sociali dovuti alla crisi climatica, le mobilitazioni giovanili e i massicci interventi pubblici promessi o progettati in ottica “green” stanno spingendo alla ribalta anche nel nostro paese la storia ambientale, facendola uscire dalla dimensione di nicchia che l’ha contraddistinta sin dalle origini della fine degli anni Ottanta.

Nel 2021 sono stati così messi in cantiere quattro appuntamenti insolitamente ampi e ambiziosi, alcuni dei quali da parte di organizzazioni il cui interesse principale non è l’ambiente e che prima se ne erano occupate solo occasionalmente.

La Società italiana delle storiche – ne scrive per noi Silvia Pizzirani – ha dedicato anzitutto la sua tradizionale Scuola estiva a una rilettura delle culture, dei conflitti e dei movimenti ambientalisti nell’ottica del genere grazie a un gran numero approcci diversi. La Scuola è stata affollata e seguita con passione e interesse da persone di diverse generazioni, molte delle quali si avvicinavano alle tematiche ambientali per la prima volta. Se è eccessivo dire che si è trattato di un momento di svolta è però ragionevole aspettarsi che questo incontro contribuirà a diversificare e arricchere le ricerche di storia ambientale italiana.

Anche l’Istituto nazionale Ferruccio Parri, che coordina la rete degli istituti per la storia della resistenza e dell’età contemporanea, ha dedicato la sua scuola estiva alla storia ambientale ma con un’occhio particolarmente attento ai programmi scolastici, all’educazione civica. Il titolo completo della scuola era: “Sviluppo sostenibile, ambiente e patrimonio nell’educazione civica. La centralità della storia”. A differenza della scuola della Società italiana delle storiche, concentrata in quattro fittissimi giorni, l’appuntamento del Parri si è articolato in quattro appuntamenti distribuiti tra il 24 giugno e il 17 settembre. Le conferenze sono state rivolte anzitutto alle e agli insegnanti e hanno quindi avuto un carattere più generale, introduttivo rispetto alle comunicazioni della Scuola estiva della Sis.

Sempre in collaborazione con l’Istituto Parri, la Fondazione Education ha a sua volta organizzato una sua scuola estiva sul tema Storia dell’ambiente, clima e pandemie. Come la storia viene influenzata dal clima e dalle sue fluttuazioni rivolta a insegnanti della scuola secondaria di discipline umanistiche e scientifiche. La scuola si è strutturata in due parti. La prima parte si è tenuta on line dal 12 al 16 luglio con cinque dialoghi su didattica della storia ambientale, cambiamento climatico, biodiversità, geopolitica, sostenibilità e Agenda 2030 e letteratura ed ecologia. La seconda parte si è tenuta invece in presenza dal 27 e 27 agosto a Molinella es è stata dedicata alla discussione e all’approfondimento.

Più “interno”, più rivolto invece ai risultati e alle prospettive di chi fa già storia ambientale, è invece un incontro interdisciplinare previsto per il 30 settembre e il primo ottobre organizzato dal Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università di Padova, anch’esso però motivato dalla consapevolezza che le ricerche in questo campo sono destinate ad ampliarsi a causa “dell’attenzione crescente che i temi ambientali suscitano nel dibattito pubblico, nei programmi delle principali agenzie di formazione (la scuola, i social media, la televisione pubblica, giornali e riviste, ecc.), nella vita privata di ciascuno di noi”.

Pare dunque aprirsi in Italia una stagione inedita per lo studio e la riflessione sui rapporti instauratisi tra società, tecnica e ambiente nel corso del tempo. Sarà importante fare in modo che questa stagione, se verrà, coniughi efficacemente i risultati della ricerca con l’impegno politico per l’ambiente e la giustizia sociale.

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