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Convegno. Seveso 50 anni dopo. Industrie pericolose e inquinanti: a che punto sono la prevenzione e le bonifiche

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Il 10 luglio 1976 scoppiava nell’industri chimica Icmesa di Seveso un reattore del triclorofenolo con la fuoriuscita di una nube di diossina. Una data periodizzante a livello internazionale, che fece scoprire drammaticamente all’umanità il pericolo per l’ambiente e per la salute di determinati processi industriali, in particolare chimici. Quell’evento traumatico ha posto per la prima volta due grandi quesiti, fino ad allora non considerati: come prevenire simili eventi e come bonificare il territorio inquinato.

Il Centro di storia dell’ambiente della Fondazione Micheletti custodisce gli archivi, tra i tanti, di tre grandi studiosi (Laura Conti, Giorgio Nebbia e Virginio Bettini) che a quell’evento avevano dedicato impegno ed energie per denunciarne la portata reale, per tutelare la salute delle persone vittime della contaminazione e per evitare che altri casi simili si potessero riproporre.

Appare quindi doveroso, da un canto, ricostruire quella storia e dall’altro riflettere sull’efficacia delle normative successivamente introdotte, dalla Direttiva “Seveso” (Ue 501/1982) e dalla sua lenta adozione (DPR 175/1988), al fine di prevenire simili disastri, anche alla luce di altri episodi di contaminazione che riguardano più in generale i siti di interesse per le bonifiche ambientali.

Con Seveso si dovette per la prima volta por mano ad interventi di bonifica di un sito industriale inquinato, problema che, da emergenziale, dopo oltre vent’anni, finalmente, è stato assunto nell’ordinamento (DM. 471/1999), come progetto nazionale di bonifica delle tante eredità di contaminazione in Italia causate dalla passata industrializzazione: ebbene, ventisette anni dopo, è doveroso compiere una verifica critica di quanto è stato fatto.

Il convegno intende, quindi, riportare l’attenzione sul cuore dell’attuale crisi ecologica, ovvero sul rapporto tra economia ed ecologia, tra Tecnica e Natura, tra industria ambiente e salute, anche in coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Un’esigenza impellente, dunque, in particolare in un contesto in cui il tema cruciale del “futuro di noi tutti” deve essere un elemento prioritario nelle politiche nazionali soprattutto alla luce delle funzioni e sinergie previste dal nuovo Sistema Nazionale Prevenzione Salute dai rischi ambientali e climatici (SNPS) con il Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA).

Sabato 17 ottobre 2026 – MUSIL, Museo del ferro, via Del Manestro, 107 Brescia

Mattino

Seveso, la fabbrica dei profumi, 10 luglio 1976 (Daniele Biacchessi)

Il Comitato tecnico scientifico popolare attraverso le fonti orali e d’archivio (Sara De Toni)

Vivere a Seveso dopo la nube tossica (Gemma Beretta e Emanuela Macelloni)

Le ripercussioni di Seveso sulle normative europee e nazionali (Luca Masera, professore alla Facoltà di Giurisprudenza UniBs)

Le ultime “Seveso”: l’esplosione al Deposito Eni di Calenzano; il caso Mitemi e i PFAs (Marco Caldiroli, presidente di Medicina democratica)

Pomeriggio

Lo stato attuale delle bonifiche (Marino Ruzzenenti)

Un progetto di ricerca sui siti inquinati a livello nazionale (Giulio Moini Università La Sapienza di Roma, Davide Caselli, Università di Bergamo)

Il ruolo della ricerca. Il progetto Sentieri: risultati, prospettive (Ivano Iavarone, Istituto Superiore di Sanità) e criticità (Paolo Ricci, epidemiologo)

Il caso della Sloi di Trento: nella mancata bonifica interventi scriteriati (Comitato No Tav, contro il bypass ferroviario)

Il caso Caffaro di Brescia: dopo 25 anni inizia la bonifica (Camilla Bianchi, Assessore all’ambiente del Comune di Brescia)

Conclusioni.

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