Ambiente Tecnica Società. Rivista digitale fondata da Giorgio Nebbia

Giorgio Nebbia: un profilo biografico

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Nel centenario della nascita riproponiamo il testo “Giorgio Nebbia e l’ecologia. Un profilo biografico”, comparso in Giorgio Nebbia, La terra brucia. Per una critica ecologica al capitalismo, a cura di Lelio De Michelis, Milano, Jaca Book, 2020, pp. 13-31.

Giorgio Nebbia nasce a Bologna – città di origine di sua madre – il 23 aprile 1926 da una famiglia di ceto impiegatizio relativamente benestante in quegli anni residente a Livorno1. A Livorno vive parte dell’infanzia e dell’adolescenza in un ambiente non intellettuale ma neanche sprovvisto di stimoli e ambizioni culturali. Per quanto la crisi economica degli anni Trenta abbia messo i Nebbia in una situazione finanziaria difficile, i genitori di Giorgio non rinunciano infatti a fargli frequentare il ginnasio e poi il liceo classico. Finiti gli studi superiori nel 1943, i danni causati dai bombardamenti e la scomparsa del padre nel 1944 costringono Nebbia e sua madre a tornare a Bologna dove vivono anni di drammatiche ristrettezze, a lungo ospiti di parenti. Ancora una volta, nonostante i gravi problemi economici, la scelta di Nebbia si orienta verso lo studio: l’iscrizione a Ingegneria avviene sulla base di pochissime notizie sui contenuti degli insegnamenti e degli sbocchi lavorativi ma anche di una forte quanto candida passione per il mondo delle invenzioni. Gli anni degli studi superiori hanno in ogni caso dotato Nebbia di alcune competenze tecniche apparentemente modeste ma che gli saranno di grande utilità negli anni a venire: la capacità di scrivere bene a macchina, una buona conoscenza della lingua inglese e una buona mano per il disegno.

Iscritto a Ingegneria, mentre lavora a tempo parziale come impiegato-tuttofare in una piccola officina meccanica incontra nel 1945 in modo semi-casuale Walter Ciusa, chimico, assistente presso l’Istituto di Merceologia dell’Università di Bologna, propugnatore di un approccio innovativo alla merceologia basato sullo studio dei cicli produttivi piuttosto che delle merci in sé2. Questo incontro determina il corso successivo della sua vita in quanto Ciusa gli propone di divenire, sia pure in modo informale, il suo segretario e, l’anno seguente, di cambiare corso di studi iscrivendosi a Chimica.

È proprio svolgendo l’apparentemente umile ruolo di braccio destro di Ciusa che Nebbia non solo completa i propri studi ma acquisisce una notevole padronanza degli aspetti più minuti – ma spesso strategici – non solo della vita accademica ma anche del funzionamento dell’Istituto di Merceologia, a partire dal laboratorio. Una padronanza che gli fornirà un notevole vantaggio quando negli anni seguenti dovrà confrontarsi con colleghi in apparenza più avanti di lui per anzianità e pubblicazioni.

Poiché l’Istituto di Merceologia di Bologna ha un collegamento funzionale con quello di Bari, dove ha insegnato il vecchio direttore Giuseppe Testoni e ora insegna il padre di Walter Ciusa, Riccardo, Nebbia si laurea a Bari il 25 novembre 1949 con una tesi sugli orbitali molecolari. Per un’altra fortunata coincidenza Walter Ciusa ottiene la cattedra a Bari proprio alla fine del 1949 liberando il suo posto da assistente a Bologna che viene assegnato a Nebbia, il quale in questo modo entra formalmente a 23 anni nella carriera accademica. Questa stessa dinamica si replica nel 1953 a Bari, dove grazie a un incarico l’insegnamento appena lasciato da Walter Ciusa – tornato nel frattempo a Bologna – viene affidato a Nebbia. A chiudere il cerchio – e ad avviare in modo stabile un’avventura didattica barese che si concluderà quarantun anni dopo col pensionamento – nel 1954 Nebbia ottiene la libera docenza, che gli assicura l’inserimento formale nei ranghi accademici.

Nebbia partecipa da questo momento in modo tanto scrupoloso quanto dinamico alla vita dell’Istituto di Merceologia e della Facoltà di Economia e Commercio, sia sul versante della ricerca che su quello didattico e burocratico, divenendone un pilastro. Nel novembre 1958 è la volta del successo nel concorso alla cattedra di Merceologia e dal febbraio 1959 Nebbia prende servizio come ordinario, sempre a Bari.

Pur essendo molto rispettoso delle convenzioni accademiche già nella prima metà degli anni Cinquanta Nebbia inizia a sviluppare interessi e attività che nell’ambiente vengono reputati poco ortodossi rispetto ai normali doveri di uno studioso, anche se nella maggior parte dei casi ciò avviene con l’approvazione di Ciusa, spirito aperto e tollerante3.

È in parte il caso delle ricerche e degli esperimenti sulla distillazione dell’acqua di mare mediante energia solare4, un soggetto che lo appassiona non appena ne viene a conoscenza, nella primavera del 1953. Per Nebbia la distillazione vuol dire anzitutto due cose, “l’attenzione per le fonti di energia rinnovabili e la possibilità di offrire acqua nelle zone aride, per esempio in Puglia”5 e conduce alla realizzazione di prototipi di distillatori solari dapprima a Bologna, quindi a Bari. Questa passione per un settore di ricerca anomalo per un merceologo, nuovo e con immediate ricadute pratiche e sperimentali, ha anche il merito di introdurre Nebbia ad alcuni temi che rimarranno centrali per tutta la sua vita e produrranno nel tempo importanti ramificazioni, sia di ricerca che politiche: le energie rinnovabili e in particolare il solare, tema su cui tra l’altro pubblicherà il primo manuale italiano in collaborazione con l’astronomo Guglielmo Righini6, le risorse idriche nei loro vari aspetti, su cui pure pubblicherà già negli anni Sessanta un ampio manuale7, le capacità della tecnologia di rendere la terra più abitabile per coloro che vivono in condizioni economiche e ambientali difficili. Nebbia stesso avrà anzi modo di osservare come è anzitutto l’interesse per l’acqua a indirizzarlo progressivamente, nel corso degli anni Sessanta, alle problematiche ecologiche8 e come questi stessi temi li ritrova tutti nei testi – per lui decisivi – della svolta conciliare, dalle encicliche di Giovanni XXIII come la Pacem in terris alle grandi costituzioni pastorali come la Gaudium et spes fino all’enciclica Populorum progressio di Paolo VI9.

Molto più eterodosso e “disdicevole” è invece il precoce e intenso interesse per la divulgazione scientifica e in particolare per gli aspetti storici delle merci e delle tecnologie. Questa passione, preludio a un’attività pubblicistica che si snoderà ininterrotta per sessantasei anni e che ne farà una delle massime firme del giornalismo ambientale italiano, si manifesta sin dal 1952 quando Nebbia pubblica su “Coelum” una bibliografia sulla propulsione a razzo e a reazione, riflesso del suo antico interesse per le invenzioni, e si confermerà l’anno successivo sulla stessa rivista con un articolo sugli “Aspetti storici del volo interplanetario”10, nel 1955 con una serie di articoli per la rivista “Fantascienza” e infine con un saggio del 1957 nella popolare e fortunata collana Scienza e lavoro. Quaderni di divulgazione scientifica pubblicata da La Scuola per la quale ha peraltro già pubblicato in precedenza tre piccole monografie, anzi tre “avventurose storie”: della gomma, dello zolfo e dello zucchero.

Gli anni Cinquanta insomma vedono già il pieno sviluppo di tre degli aspetti che, combinati, renderanno peculiare la figura pubblica di Nebbia: l’ordinaria – e assai intensa – attività accademica, la ricerca e la sperimentazione in settori a forte ricaduta applicativa e sociale e una pratica impenitente e divertita della divulgazione scientifica, con una forte attenzione alla dimensione sociale e storica delle tecnologie e dei processi produttivi.

Gli anni Cinquanta sono anche anni di assestamento esistenziale. Oltre al consolidamento della posizione accademica che culmina nel 1959 con l’ordinariato a Bari va ricordato che nel 1955 Nebbia si sposa a Brescia a coronamento di un’intensa storia d’amore con la coetanea Gabriella Menozzi, storica di formazione, poi sua collaboratrice in diverse avventure di ricerca ed editoriali11 e presenza essenziale nel suo orizzonte esistenziale fino alla scomparsa nell’agosto del 2009. Nel febbraio 1956 nasce a Brescia il figlio Mario e nel 1962 tutta la famiglia si trasferisce da Bologna a Bari dove risiederà stabilmente fino al 1975.

Un’evoluzione importante dell’attività pubblicistica avviene nel 1961 quando avvia una rubrica di divulgazione scientifica per il quotidiano barese “La gazzetta del Mezzogiorno” che terrà continuativamente fino al 2018 firmando oltre 1.200 articoli12. La collaborazione con un quotidiano costringe Nebbia a confrontarsi con l’esigenza di testi assai concisi, nei quali anche argomenti complessi devono essere presentati in modo lineare, comprensibile e accattivante. Questo esercizio gli si rivela però particolarmente congeniale e gli apre le porte a un gran numero di successive collaborazioni sia con riviste sia soprattutto con quotidiani, anche nazionali. Con “Il giorno”, l’innovativa testata milanese fondata da Enrico Mattei nel 1956, la collaborazione durerà sistematica dal 1966 al 1981 e per fedeltà ad essa Nebbia declinerà un invito di Giulia Mozzoni Crespi ad affiancare Antonio Cederna e Alfredo Todisco sulle colonne del “Corriere della Sera”13. Altre collaborazioni continuative saranno successivamente con “il messaggero”, “l’Unità”, “il manifesto” e “liberazione”. Al 2013, cinque anni prima della fine dell’attività giornalistica, Nebbia avrà pubblicato oltre 2.040 articoli su quotidiani lungo un periodo di cinquantadue anni, un’attività che contribuirà in modo decisivo a fare di lui il primo e uno dei più importanti ed autorevoli esponenti di quello che verrà definito l’ambientalismo scientifico italiano.

Ma il tornante dei primi anni Sessanta appare fertile anche per altri motivi.

All’assestamento tanto in ambito accademico e quanto in ambito privato e alla conquista di un’audience collettiva mediante le collaborazioni giornalistiche si accompagna una rapida maturazione culturale e politica. Sono questi, intanto, gli anni in cui Nebbia affina una propria visione teorica della merceologia sempre sulla scia dello studio dei cicli produttivi teorizzato da Walter Ciusa ma che ora incomincia a incorporare delle riflessioni più ampie, anzitutto storiche, sulla scorta della lettura di Lewis Mumford e una considerazione sui meccanismi di successione storica delle merci sulla base della scoperta dei grandi ecologi degli anni Trenta. In secondo luogo il vento di rinnovamento conciliare e la frequentazione di ambienti cattolici progressisti di Bari forniscono ai Nebbia, cattolici praticanti, lo spunto per avvicinarsi a un impegno civico e politico che passa anzitutto per l’avvicinamento alle associazioni ambientaliste. Già socio di Italia nostra, Nebbia chiede sin dal 1968 a Fulco Pratesi di iscriversi al Wwf14 e negli anni successivi stimolerà un gruppo di studenti medi e superiori di Bari a impegnarsi nell’associazione anche mediante iniziative pubbliche. Nel corso del 1970, in modo analogo, colpito dalla svolta progressista della Federazione Pro Natura Italica alimentata dalla gestione di Valerio Giacomini e Dario Paccino, si iscrive e si adopera per la formazione di una sezione barese15.

I mesi a cavallo tra il 1967 e il 1968 appaiono quelli in cui vari temi maturati negli anni precedenti si chiarificano e organizzano e si verifica una vera e propria svolta in senso militante. Lo si vede bene anzitutto dal fatto che sul “Giorno” compaiono in sequenza i primi tre articoli non più soltanto incentrati sulla tecnologia ma anche sui suoi effetti ambientali16, ma tra l’ottobre del 1967 e l’agosto 1968 Nebbia avvia anche una fitta e sistematica tessitura epistolare in direzione di personalità, associazioni e istituzioni per ricevere materiali e informazioni, mettere a disposizione le proprie competenze, approfondire questioni, aderire a iniziative ritenute efficaci, risvegliare l’attenzione sulle questioni ambientali. È interessante ripercorrere una parte di questo sforzo certosino perché mostra la transizione esistenziale da uno studioso e docente consapevole e progressista a un uomo per il quale l’attivismo, pur sostenuto anzitutto da competenze scientifiche di alto livello, diventa il cuore della propria identità privata e pubblica.

Per quanto è possibile desumere dalla sua corrispondenza nell’ottobre del 1967, ad esempio, Nebbia sonda da un lato Piero Ferraro17, fondatore della rivista “Futuribili” per chiedergli informazioni sul rapporto tra innovazione tecnologica e sviluppo umano e nello stesso mese si mette in contatto con l’economista inglese Ernst Friedrich Schumacher18, collaboratore del National Coal Board inglese e futuro autore del fortunato Small is Beautiful19, per chiedergli lumi sul rapporto tra fonti energetiche e pulizia dell’aria, oggetto di una sua recente conferenza. Tra l’estate del 1968 – come si è già visto – e quella del 1969 Nebbia chiede di iscriversi dapprima al Wwf e poi a Federnatura e mette a disposizione le sue energie e quelle di conoscenti e collaboratori per fondare delle sezioni baresi delle due associazioni. Tra il novembre 1969 e il giugno 1970 contatta dapprima David Brower20, che ha appena fondato Friends of the Earth, per chiedergli informazioni e materiali sull’associazione per poterne riferire su “Il Giorno”, quindi Barry Commoner21 per avere notizie delle sue attività, inizio di un rapporto destinato a durare molti anni. Del 1972 saranno invece i fruttuosi tentativi di allacciare rapporti con Aurelio Peccei22, preludio all’inserimento di Nebbia nel Club di Roma, e con Edward Goldsmith23, del quale curerà per Laterza il libro Blueprint for Survival24. Di questa fitta rete di relazioni intessuta tra il 1967 e il 1970 farà anche parte un lungo e proficuo rapporto con Giulia Mozzoni Crespi, proprietaria del “Corriere della Sera” e animatrice della sezione milanese di Italia nostra cui si è accennato più sopra.

Ma il capitolo più sorprendente – e almeno per un certo periodo assai fruttuoso – di questa paziente tessitura è quello che riguarda il tenace tentativo di stimolare i vertici della Chiesa a farsi carico della questione ambientale sulla scia dei grandi documenti conciliari sia dal punto di vista teologico che da quello della dottrina sociale25. Un tentativo che inizia nell’aprile 1968 con una lettera a Joseph Gremillion, segretario della Commissione pontificia Justitia et Pax conosciuto ad un convegno assisiate al quale mette a disposizione le sue competenze in campo ambientale per i lavori della Commissione stessa, molto vicina ai suoi interessi e alle sue aspirazioni26, prosegue con due lettere al Segretario di Stato Jean-Marie Villot27 e al cardinale Giuseppe Siri28 tra ottobre e novembre del 1970 perché l’impegno espresso nella Settimana sociale dei cattolici italiani svoltasi a Brescia sul tema dell’uomo nella società tecnologica si arricchisca di una dimensione propriamente ambientale e culmina con un finalmente proficuo scambio di idee e di materiali di fine anno con il gesuita Bartolomeo Sorge, vicedirettore de “La civiltà cattolica” e stretto collaboratore di Paolo VI. Nebbia trova infatti un’immediata consonanza con due densi, innovativi e informati articoli che Sorge pubblica in “La civiltà cattolica” tra l’estate e l’autunno del 1970 sulla questione tecnologica e sulla questione ambientale. Da questo rapporto origineranno cinque anni di intenso impegno di Nebbia in ambito ecclesiastico di cui si dirà meglio oltre e un ambizioso tentativo di sistemazione del rapporto tra cristianesimo ed ecologia pubblicato sul quotidiano della Democrazia cristiana “Il popolo”29.

Il profilo dell’attivista che emerge da questa parziale ma complessa riconversione delle proprie attività pubbliche – la ricerca, la saggistica, l’attività giornalistica, la tessitura di relazioni – costituisce da un lato una novità importante nel giovane panorama dell’ambientalismo italiano – uno scienziato interessato anzitutto alla tecnologia con forte inclinazione alla militanza – e dall’altro fa di Nebbia una figura visibile e molto richiesta, anche a ragione di una disponibilità assai generosa che assume quasi i caratteri di un apostolato.

Grazie a questa inesausta disponibilità e alla visibilità così ottenuta dal 1968 Nebbia non solo viene invitato a tenere un numero crescente di seminari e conferenze sulle questioni ambientali ma partecipa con ruoli chiave ad alcuni grandi eventi del triennio 1970-72 che sono pietre miliari del dibattito pubblico e della nascita della coscienza ambientale nel nostro paese.

Quattro di questi eventi assumono particolare importanza e su di essi Nebbia è tornato spesso nel corso degli anni30.

In occasione del primo Earth Day, il 22 aprile 1970, la Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche-Fast che negli anni precedenti aveva organizzato importanti incontri sul tema dell’acqua decide anzitutto di dedicare un grande convegno internazionale al tema “L’uomo e la natura”. Si tratta di una vera e propria kermesse che attira 1.600 persone alla Fiera di Milano con il patrocinio del Consiglio d’Europa e il Ministero per il coordinamento della ricerca scientifica. Nebbia è il tramite con molte delle personalità invitate31 ed è incaricato di tenere una delle relazioni introduttive. Sarà lui stesso, peraltro, a curare il corposo volume di atti del convegno32.

Il secondo evento è costituito dai lavori della commissione sull’ambiente creata dal presidente del Senato Amintore Fanfani che si tengono tra la fine del 1970 e la tarda primavera del 1971, un’iniziativa finalizzata probabilmente a replicare in Italia le energiche politiche ambientali adottate negli Stati Uniti dal presidente Richard Nixon. L’ampio dibattito interno ed esterno alla commissione non produrrà in realtà alcun effetto concreto, ma sul momento – come testimoniano gli atti, pubblicati immediatamente33 – l’impegno di Fanfani, quello dei sei esperti incaricati di relazionare sui temi fondamentali e quello delle forze parlamentari coinvolte è notevole e in apparenza molto promettente. Nominato tra i sei grandi esperti, Nebbia studia e illustra il tema della “Valutazione sociale ed economica della tecnologia” potendo tra l’altro usufruire, tra i primi in Italia, delle anticipazioni del rapporto sui limiti della crescita che l’equipe del MIT sta approntando per il Club di Roma.

A ulteriore dimostrazione della stima trasversale di cui Nebbia gode e – di converso – della sua curiosità e disponibilità sta la partecipazione, ancora con un ruolo importante, al convegno dell’Istituto Gramsci su “Uomo natura e società” del novembre 1971, nel quale per la prima volta il Partito comunista italiano tenta una riflessione complessiva sulla questione ambientale in vista del XIII congresso34. In occasione di questo incontro si sviluppa peraltro una vivace corrispondenza con Dario Paccino, in quel periodo impegnato nella redazione de L’imbroglio ecologico35, riportata in questo stesso volume.

Di importanza non minore è il ruolo di Nebbia, sia come relatore sia come collaboratore, nel grande convegno romano “Processo alla tecnologia?” organizzato dall’Unione Democratica Dirigenti d’Azienda-UDDA e in particolare dal suo presidente, Leo Solari, alla fine del febbraio del 1972 per discutere dei temi al centro dell’imminente conferenza ONU di Stoccolma sull’ambiente umano. Si tratta di un evento internazionale se possibile ancor più importante di quello milanese di due anni prima, sia perché partecipano molte figure centrali nel dibattito internazionale come Nicholas Kaldor, Paul Ehrlich, Alfred Sauvy, Max Nicholson, David Brower, John Kenneth Galbraith, ma anche perché è presente al gran completo la dirigenza del Club di Roma guidata da Aurelio Peccei, con i risultati definitivi della ricerca commissionata al System Dynamics Group del MIT ormai in stampa nel volume che prenderà il titolo The Limits to Growth36. Inizia peraltro qui un rapporto personale di Nebbia con Peccei che si interromperà soltanto alla morte del secondo nel 1984 e che implicherà la cooptazione del primo nel ristretto novero dei membri del Club di Roma.

L’avventura forse meno visibile ma sicuramente più straordinaria ed emozionante di questi primi anni Settanta – anni che in seguito Nebbia amerà spesso ricordare con l’espressione di “primavera dell’ecologia” – è il coinvolgimento nella partecipazione della Santa Sede alla conferenza ONU di Stoccolma del 1972 sull’ambiente umano37. Questo coinvolgimento è fortemente voluto da padre Bartolomeo Sorge dopo aver letto gli articoli che Nebbia gli ha mandato nell’autunno 1970 e dopo aver ricevuto l’incarico dalla Segreteria di Stato di preparare il rapporto sull’ambiente della Santa Sede in vista della conferenza di Stoccolma. Nel corso del 1971, di fatto, Nebbia diviene assieme a Sorge l’anima e l’ispiratore principale del gruppo di lavoro incaricato di stendere tutti i documenti ufficiali e vi porta tutta la sua grande competenza di scienziato e di tecnico ma anche le molte domande e suggestioni di credente maturate negli anni precedenti riguardo al rapporto tra fede e natura. La posizione baricentrica raggiunta da Nebbia nel corso dei lavori indurrà la Segreteria di Stato a nominarlo membro ufficiale della delegazione vaticana alla conferenza di Stoccolma e successivamente a inserirlo nel ristretto direttivomondiale della Commissione pontificia Iustitia et Pax, con un incarico di insegnamento all’Università Lateranense. Questa avventura – politica, culturale e umana a un tempo, cui Nebbia attribuirà sempre grande importanza – si esaurirà tuttavia nel giro di pochi anni a causa delle troppe e invalicabili resistenze dei vertici vaticani a farsi carico della questione ambientale38.

Il rapido esaurirsi della “primavera dell’ecologia” dopo la crisi petrolifera del 1973 e dopo la diffusa presa d’atto da parte del mondo industriale e finanziario che l’ecologia e le politiche ambientali, se prese sul serio, costituiscono una minaccia per gli assetti politici, finanziari e produttivi, non induce Nebbia a un ripiegamento anche perché su un altro versante l’esplosione della partecipazione politica di massa successivi al biennio 1968-69 favorisce una diffusione e una politicizzazione delle tematiche ecologiste destinate a esplodere a fine anni Settanta con la crisi delle culture e delle formule organizzative storicamente legate al movimento operaio.

L’impegno di Nebbia in questi anni resta infatti molteplice e anzi si ramifica ulteriormente, guadagnandogli prestigio ulteriore In ciò è aiutato dal trasferimento nel 1975 della residenza familiare a Roma, centro della vita politica e associativa nazionale, pur continuando ad insegnare a Bari39.

L’attività di divulgatore e di animatore culturale lo porta anzitutto a stimolare la diffusione in Italia di opere e autori stranieri di rilievo: abbiamo ricordato la cura della versione italiana di Blueprint for survival nel 1972 e l’introduzione al Primo saggio sulla popolazione di Malthus nel 1976 ma altrettanto importanti sono l’introduzione alla seconda edizione del Cerchio da chiudere di Barry Commoner nel 198740 e quella a Energia e miti economici di Nicholas Georgescu-Roegen41, oltre all’instancabile promozione delle tesi dei Limits to Growth, peraltro in anni in cui esse venivano criticate e attaccate su più fronti e soprattutto da sinistra42.

Nonostante sia precocemente iscritto al Wwf e impegnato direttamente nel coinvolgimento di ragazzi e ragazze di Bari nelle attività del sodalizio, nonostante il forte interesse per la gestione di Federnatura da parte di Valerio Giacomini e Dario Paccino, nonostante il successivo coinvolgimento – durato qualche anno – da parte dei vertici di Legambiente che vedono in lui una figura emblematica di quello che definiscono l’“ambientalismo scientifico”, sul fronte associativo il lavoro più intenso dispiegato da Nebbia è quello in Italia Nostra ove trova una forte sintonia con la vivace presidenza di Giorgio Bassani (1965-80) e con la segreteria di Bernardo Rossi Doria (1969-74). Di Italia nostra Nebbia è consigliere nazionale dalla seconda metà degli anni Sessanta al 1983 e membro della giunta dal 1975 al 1983, dimettendosi al momento dell’entrata in Parlamento, e con Italia nostra in particolare si impegna sul fronte più caldo degli anni Settanta-Ottanta: quello dell’energia e in particolare della battaglia contro il nucleare, di cui l’associazione è assieme al Wwf pioniera in Italia sin dal 1974-75. Il momento di maggiore visibilità di questo lungo impegno è per Nebbia la partecipazione alla Commissione sulla sicurezza nucleare del settembre-dicembre 1979 dove elabora una relazione di minoranza che viene votata anche da Aurelio Peccei e dal parlamentare socialista Mussa Ivaldi. A partire da questa forte posizione Nebbia partecipa inoltre alla contestata conferenza nazionale che si tiene a Venezia nel gennaio 1980.

La seconda metà degli anni Settanta è anche quella di un progressivo avvicinamento al Partito comunista italiano, al quale però – pur essendo debitore del pensiero di Marx e schierato su posizioni politiche fortemente progressiste – non è iscritto e non si iscriverà. Questo avvicinamento è il frutto di un’attenzione reciproca, favorita anche dal fascino esercitato su Nebbia dalla figura di Enrico Berlinguer e in seguito dall’opera di “pontieri” nei confronti del Pci svolta dai giovani di Legambiente, e in particolare da Chicco Testa. Questa attenzione reciproca porta al coinvolgimento di Nebbia a due momenti tanto promettenti quanto purtroppo effimeri della fase più alta della parabola del Pci, quella successiva alle vittorie elettorali del 1975-76: il convegno di intellettuali che si tiene nel gennaio 1977 al Teatro Eliseo di Roma per lanciare una nuova politica economica improntata a valori post-consumisti43 e la successiva elaborazione, nel corso dell’estate e dell’autunno successivi, della Proposta di progetto a medio termine44 col quale il Pci sistematizza la linea lanciata nel convegno45.

Come si è accennato la creazione della Lega per l’ambiente-Arci, nel 1980, rappresenta un momento molto importante sia per il rinnovamento e l’ampliamento del panorama ecologista italiano sia per Nebbia, che è ormai una figura consolidata di ecologista di formazione tecnico scientifica e al tempo stesso di ambientalista dichiaratamente e consapevolmente di sinistra. È anche grazie alla mediazione del gruppo dirigente di Legambiente, autonomo e diversificato al suo interno ma con una forte componente comunista, che Nebbia viene ulteriormente introdotto in ambito Pci fino a far maturare la decisione di candidarlo come indipendente di sinistra alla Camera per il collegio di Bari nelle elezioni del 1983 dove viene eletto con ampio consenso46. A questo proposito è opportuno fare alcune osservazioni. La prima è che le candidature di indipendenti di sinistra costituiscono da sempre un impegno molto serio che implica per il Pci fare formalmente proprie le istanze politiche e culturali della persona invitata a candidarsi e da un altro lato impegnarsi ad eleggerla. Questo avviene ovviamente anche per Nebbia, che in ogni caso nel collegio elettorale barese gode di notorietà e stima proprie come docente universitario, figura impegnata pubblicamente e soprattutto collaboratore fedele e di lunga data del principale quotidiano locale. Candidando Nebbia, in ogni caso, il Pci indica chiaramente all’elettorato e prima ancora al corpo del partito la necessità di coniugare le tradizionali istanze di diritti del lavoro, di aspirazione a una società più giusta, di buon governo con le nuove istanze provenienti dai movimenti ecologisti. Va notato infine che questa scelta è piuttosto precoce, in quanto nel 1983 l’ecologismo italiano ancora non si pone il problema della rappresentanza politica come invece avverrà a partire dalle elezioni regionali del 1985 e soprattutto dopo l’incidente di Chernobyl, quando in occasione delle elezioni politiche del 1987 molte saranno le candidature di ecologisti ed ecologiste fuori e dentro le liste verdi e si formerà un ampio e mai ripetuto drappello ambientalista parlamentare.

Alla Camera Nebbia è un deputato scrupoloso e assiduo, attento studioso di materiali e problematiche all’ordine del giorno, soprattutto quelle riguardanti l’ambiente (energia, acque, inquinamenti, aree protette), il lavoro e la pace, ben inserito nel variegato drappello ambientalista ma soprattutto molto in sintonia con i parlamentari di Democrazia Proletaria, in particolare con Guido Pollice. La serietà e l’estensione del suo impegno e l’importanza del suo contributo, nelle aule parlamentari come nel collegio elettorale, ma anche la forte concorrenza di candidati verdi in altre liste, inducono i vertici del Pci a ricandidarlo nel 1987 sia alla Camera a Bari che al Senato a Brindisi. Eletto in entrambi i collegi, opta per il Senato. In questi stessi anni, forte della periodica presenza estiva nella storica casa di famiglia di Poveromo, nel comune di Massa, viene anche invitato a dare veste istituzionale al suo impegno per la chiusura del locale impianto Farmoplant, uno dei più inquinanti d’Italia, e viene eletto nel giugno 1985 in consiglio comunale, nel quale rimarrà fino al dicembre 1987 dando un grande contributo – anche se sgradito a molti, persino nella maggioranza di sinistra – di informazione e di proposta47. Per le elezioni europee del 1989 viene candidato nel collegio Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, dove però il sostegno della macchina organizzativa del Pci non è tale da poter garantire un’elezione sicura. Nonostante ciò raccoglie 40.000 preferenze, comunque non sufficienti per mandarlo a Strasburgo.

Nel giugno 1992, terminata l’esperienza parlamentare, Nebbia torna a insegnare a Bari per gli anni che gli restano prima della pensione, che sopraggiunge nel 1995.

È proprio in questo periodo tuttavia che, pur tra un numero sempre molto alto di impegni pubblici, si apre un altro capitolo cruciale della sua parabola esistenziale: l’incontro con la Fondazione Luigi Micheletti di Brescia.

Questo incontro è propiziato dalla conoscenza, che si stabilisce a fine anni Ottanta nel fuoco della battaglia per la chiusura dell’Acna di Cengio, con Pier Paolo Poggio, direttore della Fondazione e ambientalista impegnato da molti anni nella sua Val Bormida. L’immediato interesse reciproco che scatta tra Nebbia, Poggio e la Fondazione non è dovuto soltanto all’interesse di Poggio per la questione ambientale ma anche al fatto che in questi anni la Fondazione sta esplorando la possibilità di riconvertire e ampliare i propri obiettivi tematici. Nata infatti in forma embrionale negli anni Sessanta e poi costituita formalmente nel 1981 attorno a un progetto di valorizzazione e di studio degli antifascismi e delle resistenze europee e della storia del patrimonio industriale bresciano, la Fondazione ha scontato nel corso degli anni Ottanta una progressiva perdita di centralità politica di queste tematiche e ha di conseguenza bisogno di aggiornare e ampliare i propri obiettivi. Per formazione e per maturata convinzione Poggio ritiene che l’incorporazione della tematica dei movimenti e dell’ecologismo in particolare possa dare nuova linfa e attualità all’operato della Fondazione e trova in Nebbia una sintonia assoluta in termini di obiettivi, di stile di intervento e soprattutto di taglio teorico. Di fronte a un’istituzione così poco burocratica e al contempo così dinamica e radicale Nebbia si trova dal canto suo perfettamente a suo agio e decide di impegnarvisi senza alcun vincolo formale ma con grande slancio e dedizione.

Nasce in questo modo, a partire dal 1992, una collaborazione straordinariamente intensa, costellata di iniziative ininterrotte fino all’insorgere dell’ischemia che nel dicembre 2018 impedirà a Nebbia di lavorare e lo porterà alla morte in pochi mesi. Tra tutte queste iniziative, frutto di una medesima ispirazione e per lo più ben connesse tra loro, quattro meritano in particolare di essere segnalate, sia pure non in ordine cronologico.

La prima è la rivista digitale “altronovecento” il cui primo numero compare nel 1999. È un ampio contenitore aperiodico, pubblicato una o due volte l’anno con il coordinamento e sotto la supervisione di Nebbia. Il taglio non è accademico né strettamente tecnico ma è ancora una volta all’incrocio tra alta divulgazione e intervento politico. Vi compaiono ogni volta diversi scritti di Nebbia, per lo più brevi, ma il ventaglio degli argomenti e delle collaborazioni è piuttosto vasto. Nel corso di un ventennio “altronovecento” non riesce probabilmente nel suo scopo di diventare un punto di riferimento visibile per la riflessione ambientalista italiana, ma ospita una gran quantità di materiale “non deperibile” e contribuisce a chiarire e a meglio orientare l’impegno di ricerca e di intervento politico della Fondazione Micheletti. Grazie alla grande libertà ed economicità consentite dal digitale dal 2011 compaiono inoltre i “quaderni di altronovecento”, monografie edite in forma di numeri speciali che finiscono con l’arricchire l’offerta e la periodicità della rivista. Al momento della scomparsa di Giorgio Nebbia sono usciti 39 numeri di “altronovecento”, 10 dei quali costituiti da quaderni.

La seconda iniziativa è costituita in realtà da una nebulosa di interventi riguardanti il rapporto tra industria e ambiente, tema caro a Nebbia e Poggio ma anche strategico per una città come Brescia. Di questa nebulosa, che si ricollega oltretutto alla storica centralità del tema industriale per la Fondazione Micheletti, fanno parte il progetto “Industria e ambiente in Italia. Per un atlante storico dell’impatto sul territorio dell’industrializzazione diffusa e intensiva” con ricerche dedicate e un sito web, il convegno del 2013 “Puliamo l’Italia”48 e alcune importanti iniziative editoriali come il volume di Marino Ruzzenenti sulla Caffaro di Brescia49 e il corposo volume collettivo Il caso italiano: industria, chimica e ambiente del 201250.

Più in generale, la presenza e lo stimolo costante di Nebbia contribuiscono ad arricchire di contenuti ambientalisti la tradizionalmente ricca attività editoriale della Fondazione, svolta sia con risorse interne sia grazie alla collaborazione con la casa editrice milanese Jaca Book. Oltre ai due libri appena citati si possono citare i contributi di Nebbia all’ultimo volume della serie Altronovecento intitolato Alle frontiere del capitale51, l’opera di Poggio La crisi ecologica52, il volumetto che raccoglie le testimonianze su Nebbia in occasione del suo novantesimo compleanno53 e il Dizionario tecnico-ecologico delle merci sempre di Nebbia54. La Fondazione mette anche a disposizione un prezioso sito55, attivo dal 2013, dedicato alla riproposizione di articoli di Nebbia – finora circa 800 – organizzati in 21 sezioni tematiche che fa il paio con l’analogo sito “Il mondo delle cose”56 dedicato più specificamente ad articoli su risorse naturali, energia, merci e rifiuti.

Ma la “svolta ambientalista” della Fondazione Micheletti propiziata dall’incontro tra Nebbia e Poggio ha un impatto molto forte soprattutto su quella che è stata la vocazione originaria della Fondazione: la storia, la memoria e la raccolta e la conservazione dei documenti. In una fase dell’esistenza di Nebbia in cui l’antico interesse per la storia si arricchisce di dimensioni nuove e di capitoli sempre più numerosi – a partire dal vasto saggio Breve storia della contestazione ecologica del 199457 – la Fondazione inizia ad accogliere su suo impulso e a coronamento di un antico sogno58 fondi archivistici di ambientalisti e ambientaliste, di istituzioni e di figure impegnate nel campo delle tecnologie sostenibili. È il caso di delle carte rimaste di Laura Conti, di quelle di Eleonora Barbieri Masini, di Dario Paccino, di Franco M. Scudo, di Giovanni Francia di Giancarlo Pinchera, di Mario Fazio, di Walter Ganapini e di numerosi altri che vanno a costituire quello che è oggi sicuramente il più importante archivio di documentazione sulla storia dell’ambientalismo italiano e delle tecnologie sostenibili59.

Il cuore di questo patrimonio archivistico è costituito peraltro proprio dal Fondo Giorgio e Gabriella Nebbia, cinquecento faldoni comprendenti circa 450.000 carte trasferiti da Roma e Bari a Brescia a partire dal 2001 con documentazione che copre un arco cronologico di oltre settant’anni, dall’immediato dopoguerra a oggi. A queste carte – che costituiscono a loro volta il più ampio archivio privato depositato e fruibile in Italia nel campo della storia dell’ambiente e dell’ambientalismo – si aggiunge un patrimonio di oltre 5.000 libri destinato ad arricchirsi col trasferimento dei numerosi volumi che Nebbia ha conservato presso di sé fino alla fine.

Come si è accennato, Giorgio Nebbia è attivo come sempre – l’unico vincolo che si è dato da anni era di non spostarsi più da Roma e di partecipare ad eventi pubblici in città solo in occasioni molto particolari – finché nel dicembre 2018 un’ischemia non gli impedisce di lavorare e innesca un progressivo peggioramento delle condizioni fisiche che si chiude con la morte il 4 luglio 2019. Ma sino al momento in cui il corpo cede al peso degli anni, oltre a seguire e coordinare molte delle attività ambientali della Fondazione Micheletti, e anzitutto il lavoro redazionale di “altronovecento”, Nebbia aderisce anche con entusiasmo al nuovo progetto dell’inserto ecologista de “il manifesto” inaugurato nel novembre 2017 come “il gambero verde” e nel maggio 2018 ridenominato “l’extraterrestre”. Oltre a dare una mano nell’impostazione generale Nebbia offre settimanalmente un suo articolo fino a quello del 12 dicembre 201860, a testimonianza di un entusiasmo e di una speranza che non lo abbandonano fino alla fine.

Un tratto peculiare dell’ultimo Nebbia è proprio la compresenza di una volontà e di una capacità inesauste di intervento pubblico e un’accettazione precoce e serena dell’approssimarsi della fine. È così che va inteso l’imponente sforzo di concentrazione del suo patrimonio documentario e librario a Brescia, intrapreso sin dal 2001. È così che vanno intesi i sempre più frequenti bilanci autobiografici che dissemina a partire dal 2010. È così, infine, che va intesa la puntuale preparazione della propria cerimonia di addio, per la quale sceglie tre letture tra cui un passo della lettera di Paolo a Timoteo che ben rappresenta la sua traiettoria di vita:

Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.

1 Per ricostruire le vicende esistenziali di Giorgio Nebbia oltre la copiosa documentazione archivistica depositata presso la Fondazione Luigi Micheletti si dispone di alcune ricostruzioni di dettaglio, ben strutturate. Tra queste vanno sicuramente ricordate Giorgio Nebbia, “Sono nipote di Ciamician anch’io”, tratto dalla comunicazione “Gli allievi di Ciamician“, in Ciamician, profeta dell’energia solare, Atti del convegno storico-scientifico in occasione della celebrazione del 150° anniversario della nascita di Giacomo Ciamician (1857-1922). Bologna, Istituto chimico G. Ciamician, 16-18 settembre 2007, a cura di Margherita Venturi, Milano, Fondazione Eni Enrico Mattei, s.d. (ma 2009), p. 51-64, ora in Giorgio Nebbia, Scritti di storia dell’ambiente e dell’ambientalismo 1970-2013, a cura di Luigi Piccioni, Brescia, Fondazione Luigi Micheletti, 2014, pp. 16-24 (“Quaderni di altronovecento”, n. 4, http://www.fondazionemicheletti.it/altronovecento/Default.aspx?id_articolo=26); Pier Paolo Poggio, “La natura e le merci nelle ricerche di Giorgio Nebbia. Pier Paolo Poggio intervista Giorgio Nebbia”, in id., pp. 2-15; Giorgio Nebbia racconta: di macchine da scrivere, fumetti ecologia e altro ancora, testimonianza video raccolta a Roma da Luigi Piccioni il 23.12.2014 e messa in rete nel maggio 2016 (https://nebbiaracconta.wordpress.com/); Giorgio Nebbia, Quel poco che ricordo, 2004-2011, cronologia inedita depositata presso l’archivio digitale di Nebbia da non confondere con una prolusione all’Università di Bari del 2006 dallo stesso titolo presente nel sito della Fondazione Micheletti. Tutti i link sono stati verificati in data 4.10.2019.

2 Pier Paolo Poggio, “La natura e le merci”, cit. p. 4.

3 Giorgio Nebbia racconta, cit., sezione 3, “Nel mondo dell’università”, https://www.youtube.com/watch?v=iW3qK3tTHXc&feature=youtu.be .

4 Un’ampia rassegna degli studi di Nebbia al riguardo è presente in https://www.gses.it/bib-nebbia.php.

5 Giorgio Nebbia, Quel poco che ricordo, cit.

6 Guglielmo Righini, Giorgio Nebbia, L’energia solare e le sue applicazioni, Milano, Feltrinelli, 1966.

7 Giorgio Nebbia, Il problema dell’acqua, Bari, Cacucci, 1969.

8 Giorgio Nebbia racconta, cit., sezione 8, “Verso l’ecologia”, https://www.youtube.com/watch?v=KH3pulOtHGU&feature=youtu.be .

9 Giorgio Nebbia racconta, cit., sezione 9, “I tempi nuovi e i loro segni”, https://www.youtube.com/watch?v=_FBeJj86u0c&feature=youtu.be .

10 Giorgio Nebbia, “Aspetti storici del volo interplanetario”, “Coelum”, XX (1952), n. 20, pp. 129-132, e n. 21, pp. 6-10. Il saggio è peraltro tratto – circostanza altrettanto interessante – da una conversazione tenuta da Nebbia e altri due colleghi alla Radio Svizzera (Radio Monteceneri) all’interno del ciclo “L’uomo e l’universo”.

11 Tra i diversi possibili esempi si veda Giorgio Nebbia, Gabriella Menozzi Nebbia, “A short history of water desalination”, in Aa. Vv., Acqua dolce dal mare. II inchiesta internazionale, Milano, 18-19 aprile 1966, Milano, Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche FAST, 1967, p. 129-172. Gabriella Menozzi tradurrà dall’inglese per Laterza anche due opere curate e introdotte da Nebbia: Edward Goldsmith, Robert Allen, La morte ecologica. Progetto per la sopravvivenza, Bari, Laterza, 1972 (ed. or. The Editors of The Ecologist, A blueprint for survival, Harmondsworth, Penguin Books, 1972), e Thomas Robert Malthus, Primo saggio sulla popolazione, Bari, Laterza, 1976, condotto sulla prima edizione anonima dell’Essay on the Principle of Population pubblicata a Londra nel 1798.

12 Sull’estensione dell’attività pubblicistica di Nebbia si veda Luigi Piccioni, “Il ‘come’ e i ‘perché’ di questo libro”, in Giorgio Nebbia, Scritti di storia dell’ambiente, cit., p. VI.

13 Fondazione Luigi Micheletti. Archivio Giorgio e Gabriella Nebbia. Busta Corrispondenza Muz Mur. Giorgio Nebbia a Giulia Mozzoni Crespi 13.6.1974.

14 Fondazione Luigi Micheletti. Archivio Giorgio e Gabriella Nebbia. Busta Corrispondenza W. Giorgio Nebbia a Fulco Pratesi 24.8.1968.

15 Fondazione Luigi Micheletti. Archivio Giorgio e Gabriella Nebbia. Busta Corrispondenza FA FE. Giorgio Nebbia alla sede centrale di Pro Natura Italica 26.7.1969.

16 “L’acqua è poca e per di più è sporca”, 21.11.1967; “La tecnica non deve sacrificare la natura”, 9.1.1968; “L’ambiente ‘snaturato’ ci inghiotte”, 6.2.1968.

17 Fondazione Luigi Micheletti. Archivio Giorgio e Gabriella Nebbia. Busta Corrispondenza FU. Giorgio Nebbia a Piero Ferraro 28.10.1967.

18 Fondazione Luigi Micheletti. Archivio Giorgio e Gabriella Nebbia. Busta Corrispondenza SC SCI. Giorgio Nebbia a Ernst F. Schumacher 25.10.1967.

19 Ernst F. Schumacher, Small is Beautiful. A Study of Economics as if People Mattered, London, Blond & Briggs, 1973 (trad. it. Piccolo è bello. Uno studio di economia come se la gente contasse qualcosa, Milano, Mondadori, 1973.

20 Fondazione Luigi Micheletti. Archivio Giorgio e Gabriella Nebbia. Busta Corrispondenza F. Giorgio Nebbia a David R. Brower 21.11.1969.

21 Fondazione Luigi Micheletti. Archivio Giorgio e Gabriella Nebbia. Busta Corrispondenza COM. Giorgio Nebbia a Barry Commoner 15.6.1970.

22 Fondazione Luigi Micheletti. Archivio Giorgio e Gabriella Nebbia. Busta Corrispondenza COR. Giorgio Nebbia ad Aurelio Peccei 23.2.1972.

23 Fondazione Luigi Micheletti. Archivio Giorgio e Gabriella Nebbia. Busta Corrispondenza E EM. Giorgio Nebbia ad Edward Goldsmith 18.3.1972.

24 E. Goldsmith, R. Allen, La morte ecologica, cit.

25 Si veda al riguardo Luigi Piccioni, Chiesa ed ecologia 1970-1972: un dialogo interrotto, Brescia, Fondazione Luigi Micheletti, 2018 (“Quaderni di altronovecento”, n. 10, http://www.fondazionemicheletti.it/altronovecento/Default.aspx?id_articolo=38 ), pp. 17-21.

26 Fondazione Luigi Micheletti. Archivio Giorgio e Gabriella Nebbia. Busta Corrispondenza I&P. Giorgio Nebbia a Joseph Gremillion 27.4.1968.

27 Fondazione Luigi Micheletti. Archivio Giorgio e Gabriella Nebbia. Busta Corrispondenza I&P. Giorgio Nebbia a Jean-Marie Villot 30.10.1970.

28 Fondazione Luigi Micheletti. Archivio Giorgio e Gabriella Nebbia. Busta Corrispondenza I&P. Giorgio Nebbia a Giuseppe Siri 5.11.1970.

29 Giorgio Nebbia, “Per una visione cristiana dell’ecologia”, “Il popolo”, 22-23-24-25- 29.9 e 2-3.10.1971, ora in http://www.fondazionemicheletti.it/nebbia/sm-0352-una-visione-cristiana-dellecologia-1972/ .

30 In dettaglio in diverse occasioni, ma contestualizzandoli storicamente nei due ampi saggi “Breve storia della contestazione ecologica”, “Quaderni di storia ecologica”, IV (1994), n. 4, pp. 19-70, ora in Id., Scritti di storia dell’ambiente, cit., pp. 188-227, come pure in Id., La contestazione ecologica. Storia, cronache, narrazioni, a cura di Nicola Capone, Napoli, La scuola di Pitagora, 2015, pp. 45-132; “Gli anni della speranza: la primavera dell’ecologia”, “Giano”, XI (1999), n. 32, pp. 125-143, ora in Giorgio Nebbia, Le merci e i valori, Milano, Jaca Book, 2002, pp. 81-97 col titolo “Le lotte per l’ambiente”.

31 Tra le quali Ernst Friedrich Schumacher, il presidente dell’Uicn Harold Jefferson Coolidge, lo zoologo svedese Kai Curry-Lindhal in seguito autore del best-seller Conservare per sopravvivere e diverse importanti figure della scienza, dell’ambientalismo e della pianificazione italiane come Emilio Gerelli, Valerio Giacomini, Mario Pavan, Arturo Osio, Fulco Pratesi, Marcello Vittorini, Mario Ghio, Vittoriano Viganò.

32 L’uomo e l’ambiente. Una inchiesta internazionale, a cura di Giorgio Nebbia, Milano, Tamburini, 1971.

33 Senato della Repubblica, Problemi dell’ecologia, Roma, Senato della Repubblica, 1971, 3 voll.

34 Istituto Gramsci, Uomo natura società. Atti del Convegno tenuto a Frattocchie (Roma) dal 5 al 7 novembre 1971, Roma, Editori Riuniti – Istituto Gramsci, 1974.

35 Dario Paccino, L’imbroglio ecologico, Torino, Einaudi, 1972.

36 Donella Meadows et alii, The Limits to Growth. A Report for Club of Rome’s Project, New York, Universe Book, 1972 (trad. it. I limiti dello sviluppo, Milano, Edizioni Scientifiche e Tecniche Mondadori, 1972).

37 Su tutta questa vicenda si veda L. Piccioni, Chiesa ed ecologia 1970-1972, cit.,pp. 18-21 e 24-27.

38 Ivi, pp. 42-48.

39 Molte informazioni sulle vicende familiari di Giorgio Nebbia si sono state cortesemente comunicate dal figlio Mario, che qui ringrazio di cuore.

40 Giorgio Nebbia, “Presentazione”, in Barry Commoner, Il cerchio da chiudere, Milano, Garzanti, 19862, pp. 6-20 (http://www.fondazionemicheletti.it/nebbia/sm-1190-presentazione-il-cerchio-da-chiudere-1986/) .

41 Giorgio Nebbia, “Introduzione”, in Nicholas Georgescu-Roegen, Energia e miti economici, Torino, Bollati Boringhieri, 19982 (ed. or. Energy and Economic Myths. Institutional and Analytical Economic Essays, New York, Pergamon, 1976), pp. 7-21 (http://www.fondazionemicheletti.it/nebbia/sm-2040-n-georgescu-roegen-1998/ ).

42 Luigi Piccioni, Giorgio Nebbia, I limiti dello sviluppo in Italia. Cronache di un dibattito 1971-1974, Brescia, Fondazione Luigi Micheletti, 2011 (“Quaderni di altronovecento”, n. 1, http://www.fondazionemicheletti.it/altronovecento/allegati/6677_2012.3.20_Altro900_Quaderno_1.pdf ).

43 Vasta eco ha l’ampia relazione introduttiva del segretario del Pci, Enrico Berlinguer, Austerità occasione per trasformare l’Italia, Roma, Editori riuniti, 1977.

44 Partito Comunista Italiano, Proposta di progetto a medio termine, Roma, Editori riuniti, 1977.

45 Una ricostruzione delle due vicende e un bilancio di esse è in Giorgio Nebbia, “Risanamento economico-ambientale e lotta allo spreco. Ripensando il ‘progetto a medio termine’”, “Critica Marxista”, XXXI(1993), n. 3, pp. 33-39, ora in G. Nebbia, Scritti di storia dell’ambiente, cit., pp. 290-298.

46 Per l’attività parlamentare di Nebbia – la documentazione relativa alla quale è ora conservata presso la Fondazione Micheletti – si veda https://storia.camera.it/deputato/giorgio-nebbia-19260423 e http://www.senato.it/leg/10/BGT/Schede/Attsen/00001680.htm. Sull’esperienza parlamentare si veda la vivace testimonianza in Giorgio Nebbia racconta, cit., sezione 13, “Al Parlamento”, https://www.youtube.com/watch?v=OC9lAjIRhyA&feature=youtu.be.

47 Su tutta questa vicenda si veda Giorgio Nebbia, “Farmoplant. La stagione della rabbia”, 2018 (http://www.fondazionemicheletti.it/nebbia/sm-4020-farmoplant-la-stagione-della-rabbia-2018/).

48 http://www.industriaeambiente.it/progetto/

49 Marino Ruzzenenti, Un secolo di cloro e … PCB. Storia delle industrie Caffaro di Brescia, Milano, Jaka Book, 2002.

50 Il caso italiano. Industria, chimica e ambiente, a cura di Pier Paolo Poggio e Marino Ruzzenenti, Milano, Jaca Book, 2012.

51 Giorgio Nebbia, “Lettera dal 2100. La società postcapitalista comunitaria”, in L’altronovecento. Comunismo eretico e pensiero critico. IV. Alle frontiere del capitale, a cura di Massimo Cappitti, Mario Pezzella e Pier Paolo Poggio, Milano, Jaca Book, 2018, pp. 47-60.

52 Pier Paolo Poggio, La crisi ecologica. Origini, rimozioni, significati, Milano, Jaca Book, 2003.

53 Per Giorgio Nebbia. Ecologia e giustizia sociale, Brescia, Fondazione Luigi Micheletti, 2016.

54 Giorgio Nebbia, Dizionario tecnico-ecologico delle merci, Milano, Jaca Book, 2011.

55 http://www.fondazionemicheletti.it/nebbia/

56 http://www.ilmondodellecose.it/

57 G. Nebbia, “Breve storia”, cit.

58 Sin dal 1982 Nebbia ha tentato di coinvolgere la Fondazione Cervia Ambiente in un progetto archivistico nazionale, ma senza esito. Si veda al riguardo Remo Emiliani, “Il trentennale della Fondazione Cervia Ambiente. Intervista a Giorgio Nebbia”, “altronovecento”, n. 9, marzo 2005, http://www.fondazionemicheletti.it/altronovecento/articolo.aspx?id_articolo=9&tipo_articolo=d_eventi&id=42.

59 Marino Ruzzenenti, “Gli archivi ambientali presso la Fondazione Luigi Micheletti di Brescia”, in Le fonti per la storia dell’ambiente. Alcune proposte di lavoro, a cura di Federico Paolini, Soci, Fruska, 2013, pp. 77-94.

60 Giorgio Nebbia, “I fosfati e la lotta dei Saharawi”, “l’extraterrestre”, 13.12.2018.

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