Ambiente Tecnica Società. Rivista digitale fondata da Giorgio Nebbia

Presentazione del dossier

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La lettura dei sei documenti suscita da una parte ammirazione per la modernità di ciò che Giorgio Nebbia ha scritto sul nucleare e in generale sul sistema energetico, e dall’altra sconforto nel constatare che gli argomenti usati a favore e contro il nucleare si ripropongono oggi sempre uguali.

Ma andiamo con ordine. Nel 1976, la data del primo scritto che fa parte della selezione, avevamo da poco subito il tremendo shock della crisi petrolifera del 1973 e avevamo capito cosa significa essere dipendenti dal petrolio quando questo smette di essere disponibile a volontà. Eravamo passati attraverso le domeniche a piedi e varie restrizioni che mai avremmo immaginato di subire.

E allora entrò in gioco la lobby nucleare, che affermava: non possiamo continuare ad essere dipendenti dal petrolio, ci vuole una fonte diversa, e quale è migliore dell’energia nucleare, che pure costa meno di qualsiasi altra? Esattamente quello che la lobby ha ricominciato a dire dopo la crisi del gas causata dall’invasione russa in Ucraina, crisi ora rinforzata dalla guerra USA-Israele contro l’Iran. E come allora Giorgio Nebbia contestò il preteso minor costo del nucleare rispetto al fossile, anche oggi si contesta il suo preteso minor costo rispetto alle rinnovabili, anche considerando i costi accessori derivanti dall’accumulo e dai necessari interventi sulla rete. Il confronto è oggi con le rinnovabili perché ormai la decarbonizzazone del sistema energetico è un obiettivo europeo, il fossile dovrebbe essere fuori gioco e il nucleare può vantare la sua mancanza di emissioni di gas serra.

E poi c’è un’altra anticipazione, in quello scritto. Perché rincorrere una domanda incontrollata, sostiene Giorgio Nebbia, quando invece si possono controllare i consumi attraverso l’efficienza energetica e il riciclo? Esattamente ciò che è alla base del Green Deal Europeo, oggi purtroppo indebolito dai nuovi equilibri politici: la transizione energetica non è solo centrata sulla sostituzione delle fonti fossili con le rinnovabili, ma richiede allo stesso tempo la riduzione dei consumi nell’edilizia, nei trasporti, nell’industria e l’adozione dell’economia circolare.

Con le 41 tesi sull’energia pubblicate nel 1981 Nebbia sembra essere entrato in una macchina del tempo e catapultato 45 anni dopo, in una delle audizioni dell’indagine conoscitiva sul nucleare “sostenibile” effettuata dalle commissioni energia e attività produttive della camera tra il 2025 e i 2026. Infatti, le sue obiezioni sono esattamente le stesse che hanno ripetuto ricercatori, accademici, persino un premio Nobel, e le associazioni ambientaliste: 1) costruire le centrali richiede tempi lunghi, 2) il costo è sottostimato, 3) il fattore di utilizzazione – cioè il numero di ore all’anno in cui la centrale produce rispetto al suo potenziale – è sovrastimato (esattamente come nella attuale ipotesi governativa di complemento della variabilità delle rinnovabili), 4) è irrisolta e non quantificata come costo la gestione delle scorie, 5) non è valutato né è noto il costo di smantellamento delle centrali, 6) l’approvvigionamento dell’uranio, l’arricchimento, la tecnologia nucleare richiedono stretta dipendenza e fedeltà a ciascun paese fornitore di materiali e impianti, traferendo al nucleare la dipendenza dal fossile.

Avverte anche che la popolazione intorno alle centrali è esposta a emissioni radioattive, non solo i lavoratori delle centrali. Un tema, questo che la lobby nucleare ha sempre respinto e che è poi a lungo rimasto nell’ombra. Ebbene è proprio di quest’anno uno studio, pubblicato su Nature Communications, che dimostra come intorno alle centrali nucleari statunitensi la mortalità per cancro sia crescente man mano che ci si avvicina.

Le 41 tesi sono pure illuminanti perché in esse Nebbia definisce la sua visione del sistema energetico, in cui non c’è spazio per il nucleare, le rinnovabili cominciano ad avere un ruolo (con le limitazioni che le tecnologie di allora e il costo del fotovoltaico consentivano) e in cui occorre minimizzare il consumo di energia anche cambiando il modo di produrre beni e servizi.

Nel suo intervento al Senato, nel 1990, torna ancora sulla questione nucleare, perché ora viene riproposta come soluzione per salvare il pianeta dal riscaldamento globale causato dall’uso di combustibili fossili. E ci torna evidenziando il problema della sicurezza (c’era stato il disastro di Chernobyl quattro anni prima), delle scorie radioattive (problema irrisolto ancora oggi), del costo del kWh, e della limitatezza della risorsa uranio. E in risposta a quanti dicevano e dicono che quest’ultimo problema si risolve con i reattori veloci, ricorda l’enorme salasso economico imposto agli italiani dalla fallimentare impresa del Superphénix, il reattore autofertilizzante a neutroni veloci costruito dall’ENEL assieme all’EDF francese (oggi la narrazione governativa chiama i reattori di questo tipo AMR, reattori modulari avanzati, e li spaccia come la panacea per liberarsi delle scorie producendo energia). E denuncia anche il disegno, sempre da parte dell’ENEL, di screditare le fonti rinnovabili con il disastro annunciato della centrale solare a torre di Adrano, in Sicilia. Disastro annunciato perché era ben noto agli esperti che si trattava di una tecnologia ampiamente immatura, ancora, mentre in California si costruivano, con successo, le centrali solari con collettori parabolici, tecnologia che invece era stata ignorata. Inoltre, a sottolineare il fatto che di un disegno antisolare si tratti, cita la forte riduzione dell’impegno dell’ENEL e dell’ENEA sul campo fotovoltaico da realizzare vicino a Foggia, da 1 MW a 300 kW.

Insomma, si accorge dell’avvio della lotta contro le rinnovabili, pericoloso competitor del nucleare come energia che non emette gas serra e che, soprattutto, rende certamente indipendenti e non presenta alcun rischio. La stessa lotta a cui stiamo assistendo oggi.

Nell’articolo del 2010 sulla storia di Caorso, Nebbia evidenzia, a proposito della indipendenza che fornirebbe il nucleare, che il combustibile esausto della centrale è stato avviato “in treni sotto altissima protezione nello stabilimento francese di La Hague dove vengono sottoposti a trattamenti chimici per separare il plutonio e gli altri elementi a lunga vita radioattiva”, e che lì in Francia le scorie derivanti dal trattamento resteranno – prevede il contratto – al massimo fino al 2025, prima di rientrare in Italia. Già, perché non eravamo (e non siamo) in grado di gestirle noi. Ebbene, la travagliata storia di Caorso non è mai finita e ha avuto di nuovo gli onori della cronaca recentemente, quando – non avendo dove stoccare le scorie radioattive – abbiamo chiesto alla Francia, che benevolmente (pagando) ha detto sì, di tenerle fino al 2039. Già, perché ora come allora non abbiamo un deposito nazionale definitivo per le scorie.

Dunque, ancora una volta, quello che Nebbia denunciava è del tutto attuale.

Nel caso di Montalto di Castro, dice nel suo articolo del 2016, “siamo poi di fronte a dolori e sprechi che potevano essere evitati. Si sapeva che la centrale nucleare era una scelta sbagliata, lo aveva denunciato il movimento antinucleare sulla base dell’esperienza di altri paesi”. Proprio come oggi sono una scelta sbagliata gli SMR, i fantomatici piccoli reattori modulari su cui il governo basa la rinascita del nucleare, contestati dagli antinucleari di oggi. Anzi, oggi è anche peggio, per la verità, perché allora i reattori di cui si parlava c’erano, quelli di cui si parla ora non esistono.

Infine, l’articolo del 2011 ripercorre la storia del nucleare italiano, le pressioni delle lobby, le azioni governative, le proteste e le contestazioni popolari, l’indissolubile legame civile-militare e il contesto internazionale, con i vari incidenti: un grande affresco che tutti dovrebbero studiare.

In questo affresco denuncia cosa ci fosse dietro il nucleare italiano, le menzogne e gli interessi, fin dagli inizi. Ne ha fatto una sintesi mirabile e perfettamente valida anche oggi: “La voglia di costruire centrali nucleari è motivata non dal desiderio di offrire ai cittadini energia elettrica pulita, sicura, a basso prezzo, come dice la propaganda filonucleare, ma dalla speranza di fare grossi affari con pubblico denaro… Restano irrisolti i problemi dei costi di produzione dell’elettricità nucleare, manipolati per far apparire tali costi bassi, anzi ‘più bassi’ di quelli dell’elettricità solare o eolica, e i problemi dello smaltimento delle scorie nucleari”.

Esattamente come oggi. Lasciamoci ispirare da lui e cominciamo ad attrezzarci per una ennesima lotta: un nuovo referendum sembra inevitabile.

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