Ambiente Tecnica Società. Rivista digitale fondata da Giorgio Nebbia

Barry Commoner in Italia 1973-1991. Note e spunti per ricerche a venire

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A molte delle lettrici e dei lettori più stagionati di “altronovecento” è capitato senz’altro – tra l’inizio degli anni Settanta e la fine degli anni Novanta – di assistere a qualche evento cui partecipava Barry Commoner.

L’occasione – se c’è stata – è stata sicuramente piacevole e memorabile in sé, ma con tutta probabilità sarà sfuggita l’anomalia dell’evento. Difficilmente ci si chiedeva – né io me lo chiesi, al festival nazionale dell’Unità di Roma del 1984 – perché una figura che ha marcato l’ambientalismo globale come Commoner era in Italia così spesso e in eventi così popolari e affollati? In quante e in quanti siamo stati, ad esempio, ad aver ascoltato direttamente la voce di Nicholas Georgescu-Roegen, di Aurelio Peccei, di Paul Ehrlich, di Barbara Ward? Pochissime, pochissimi, quasi nessuno. Siamo cresciute, cresciuti ascoltando – si – Giorgio Nebbia, Laura Conti, il duo Mattioli-Scalia, Gianfranco Amendola, Fulco Pratesi, Enzo Tiezzi, Alex Langer, più tardi Chicco Testa ed Ermete Realacci e tante altre figure dell’ambientalismo italiano, ma gli stranieri? Niente, in pratica, o quasi. Solo più tardi avremmo avuto spesso tra noi figure come Vandana Shiva o Wolfgang Sachs, ormai globetrotter mondiali, ma sarebbero stati ormai gli anni della globalizzazione galoppante, dei movimenti globali dispiegati.

Le brevi e provvisorie note che seguono nascono proprio da questa banale domanda: che ci faceva in Italia quasi tutti gli anni, e spesso più volte l’anno, una star globale dell’ecologia come Barry Commoner?

Se la domanda appare intrigante, le risposte rischiano di esserlo ancora di più. Non ho assolutamente l’ambizione di darle tutte e tantomeno di darle in dettaglio, ma mi pare importante porre la questione, con un po’ di semplici dati, qualche notazione di metodo e qualche ipotesi. Chi avrà voglia di cimentarsi in ricostruzioni più organiche e approfondite sarà la benvenuta o il benvenuto, anzi sarà oggetto di molta gratitudine: noi si prova semplicemente a battere una nuova pista di ricerca.

Una star globale del giovane ambientalismo

A partire dalla metà degli anni Sessanta Barry Commoner, biologo, classe 19171, si impose come una delle voci più combattive e competenti del giovane ambientalismo americano e poi globale. Animatore sin dagli anni Cinquanta di importanti iniziative, organizzazioni e riviste contro i test nucleari, conquistò ulteriore popolarità con il suo libro del 1966 Science and Survival2 in cui constatava gli effetti sempre più devastanti degli sviluppi tecnico-scientifici su ambiente e salute e chiamava alla mobilitazione il mondo della ricerca scientifica per chiarire all’opinione pubblica i termini del problema e per schierarsi a fianco di movimenti e vertenze.

Nel fatidico 1970 dell’Earth Day, del discorso sullo stato dell’Unione di Nixon, della creazione dell’Environmental Protection Agency e del Clean Air Act3, Commoner guadagnò un’ulteriore, enorme popolarità che gli consentì di finire sulla copertina del “Times”, una delle consacrazioni mediatiche più importanti a livello internazionale. Rachel Carson era morta da anni, Aurelio Peccei stava ancora organizzando I limiti dello sviluppo e le figure più visibili a livello globale del movimento che stava esplodendo erano in quel momento proprio personaggi come Barry Commoner, Paul Ehrlich, Max Nicholson, Jean Dorst, Kenneth Boulding o Nicholas Georgescu-Roegen. La fama dello scienziato si consolidò ulteriormente l’anno successivo quando venne pubblicato quello che viene considerato il suo libro più importante: The Closing Circle4.

Ma la sua vera consacrazione globale, come del resto quella di figure come Aurelio Peccei Paul Ehrlich, avvenne davanti alla stampa mondiale in occasione della conferenza Onu sull’ambiente di Stoccolma del giugno 1972 quando The Closing Circle stava già guadagnando una vasta risonanza internazionale grazie alle sue traduzioni già pubblicate o in corso di approntamento in Francia, in Spagna, in Italia, in Germania e in Russia.

Primizie italiane

Per quanto a Stoccolma niente lasciasse prevedere che Commoner avrebbe finito con lo stringere un rapporto privilegiato con l’Italia, alcune solide relazioni esistevano già.

Nel 1966-67, anzitutto, un giovane chimico toscano proveniente dall’Università di Cagliari, Enzo Tiezzi, aveva trascorso una parte del suo post-dottorato presso di lui a Saint Louis5. Nel 1970, invece, un altrettanto giovane geografo, Virginio Bettini, aveva avuto modo di frequentare un suo seminario negli Stati Uniti e ne era rimasto folgorato6. Bettini era in realtà già impegnato in campo ambientalista7: collaboratore dal 1968 alla stesura del Piano intercomunale milanese, tra gli animatori della rivista “Ecologia”, nello stesso 1970 aveva pubblicato un ampio e impegnativo saggio nell pionieristico numero monografico dedicato all’ambiente della rivista “I problemi di Ulisse”8 e l’anno successivo la casa editrice Garzanti lo avrebbe incaricato di scrivere un’appendice per il best seller di Max Nicholson La rivoluzione ambientale9. Visto il rapporto creatosi con Commoner, la stessa Garzanti gli avrebbe poi chiesto di tradurre proprio The Closing Circle e di aggiungerci un’analoga appendice riguardante l’Italia10. Al momento della conferenza di Stoccolma il rapporto tra i due era ormai talmente consolidato che una foto li mostra insieme al tavolo di presidenza di un affollato seminario alternativo.

La conferenza di Stoccolma fu in effetti il primo vertice Onu ad avere amplissima risonanza globale sia grazie alla presenza di centinaia di giornalisti provenienti da tutto il mondo sia grazie alle molte iniziative pubbliche esterne alle sedute ufficiali, gran parte delle quali animate da gruppi di base e da organizzazioni pacifiste e ambientaliste internazionali. Gli organi di informazione di tutti i paesi presenti a Stoccolma diedero largo spazio sia ai lavori della conferenza sia alle iniziative non ufficiali, in cui personaggi come Erlich, Peccei, Commoner, Georgescu-Roegen costituivano le attrazioni più attese e ascoltate.

Avvenne così che la presenza di un ecologista di sinistra come Commoner colpisse Cino Sighiboldi, inviato del quotidiano del Partito Comunista Italiano, “l’Unità”, autore di corrispondenze molto critiche sull’andamento del vertice. Il giornalista approfittò della presenza dello scienziato americano e ottenne da lui una lunga intervista pubblicata poi con grande rilievo in terza pagina il 22 giugno 197211. Nel gennaio successivo Sighiboldi fu poi uno dei primi a recensire Il cerchio da chiudere, anche in questo caso con un articolo di terza pagina molto ampio e favorevole12. All’inizio del 1973, dunque, per il pubblico di un giornale di ampia diffusione nazionale come “l’Unità” Commoner era ormai un personaggio familiare e ben connotato nella sua veste di prestigioso ecologista di formazione scientifica molto attento, al tempo stesso, alla dimensione sociale e politica delle questioni ambientali.

Una presenza forte, costante e articolata, seconda solo all’America

La riprova dell’interesse suscitato nel Partito comunista dalla figura dello scienziato americano e dalle sue idee si ebbe appena cinque mesi dopo quando a Commoner fu attribuito il Premio Cerviambiente, pionieristica iniziativa di promozione della cultura ambientale istituita proprio quell’anno dalla giunta comunista di Cervia guidata da un sindaco sensibile e illuminato come Ivo Rosetti13. Per dare l’idea della particolare importanza attribuita a Commoner si può osservare che nella stessa occasione vennero attribuiti premi solo secondari ad ambientalisti italiani ormai molto noti e apprezzati come Gianfranco Amendola, Giorgio Nebbia e Franco Tassi14.

Fu con la premiazione di Cervia che iniziò una presenza estremamente assidua di Commoner in Italia ma anche un’attività editoriale che finì con l’essere decisamente più intensa – come riconoscerà divertito lui stesso15 – di quella statunitense.

Per avere un’idea di questa assiduità vale la pena di riportare un elenco ancora del tutto provvisorio di presenze e iniziative editoriali tratto in massima parte dallo spoglio degli archivi digitali de “l’Unità” e de “La Stampa”:

1972
Garzanti traduce Il cerchio da chiudere16.

1973
Editori Riuniti, casa editrice del Pci, pubblica la raccolta originale di saggi La tecnologia del profitto17.

Giugno 1973
Cervia. Conferimento Premio Cerviambiente, prima edizione.

Settembre 1973
Milano. Conferenza alla Festa nazionale de “l’Unità”.

Ottobre 1974
Roma. Dibattito sui problemi demografici alla Casa della cultura con Giovanni Berlinguer e Nora Federici.

1976
Feltrinelli pubblica la la raccolta originale di saggi Ecologia e lotte sociali realizzata con Virginio Bettini18.

1976
Garzanti traduce La povertà del potere19.

Marzo 1976
Firenze. Conferenza “Significato economomico della crisi energetica”, all’Istituto Gramsci Toscana. Introduzione di Enzo Tiezzi.

Marzo 1976
Roma. Intervento al grande convegno internazionale del Cespe “Crisi economica e condizionamenti internazionali dell’Italia”.

Settembre 1976
Seveso. Sopralluogo nell’area contaminata dalla diossina insieme a Virginio Bettini.

Gennaio 1977
Roma, Rai Tv. Programma sull’incidente di Seveso.

Febbraio 1977
Torino. Conferenza nell’ambito del ciclo “I venerdì letterari”.

Marzo 1977
Castelnuovo Berardenga. Intervento al congresso di sezione del Pci.

Marzo 1977
Milano. Audizione alla commissione d’indagine della Regione Lombardia sull’incidente di Seveso.

Settembre 1977
Firenze. Incontro con il vice-presidente della Giunta regionale Toscana sulla crisi energetica e sulle fonti alternative.

Settembre 1977
Modena. Dibattito sul nucleare con Giovanni Berlinguer alla Festa nazionale del “l’Unità”.

1978
Editori Riuniti pubblica la raccolta originale di saggi L’energia alternativa20.

Gennaio 1978
Roma, “l’Unità”. Fino all’aprile 1979, serie di articoli in collaborazione con il farmacologo dell’Università di Firenze Piero Dolara.

Aprile 1979
Roma. Partecipazione alla tavola rotonda organizzata dal comitato promotore della Lega per l’Ambiente-ARCI con Gianfranco Amendola, Aurelio Peccei e Giovanni Berlinguer.

Aprile 1979
Palermo, Catania, Siracusa. Tre conferenze organizzate dall’Istituto Gramsci Sicilia.

Aprile 1979
Firenze. Relazione al convegno “Tumori e ambiente di lavoro” organizzato dalla Regione Toscana.

Aprile 1979
Perugia. Intervento al dibattito sul nucleare organizzato dalla “RPA risorse ambientali” con Umberto Colombo e Eugenio Peggio.

Aprile 1979
Milano. Conferenza sul tema “Quale energia?” al Politecnico di Milano.

Aprile 1979
Milano. Conferenza alla Casa della Cultura sulle alternative energetiche e in particolare sul solare.

Settembre 1979
Milano. Dibattito su “Sviluppo industriale e inquinamento” organizzato dalla Lega per l’Ambiente-ARCI con Giorgio Benvenuto e Roberto Vitali.

1980
Garzanti pubblica La politica dell’energia21.

Settembre 1980
Cervia. Conferenza per Cerviambiente.

Novembre 1982
(località incerta). Partecipazione a iniziativa della Lega per l’Ambiente-ARCI.

Marzo 1983
Urbino. Partecipazione al congresso nazionale della Lega per l’Ambiente-ARCI.

Luglio 1983
Perugia. Lezione all’”università della pace” organizzata da Lega per l’Ambiente-ARCI, Archivio disarmo, Regione Umbria, Comune di Perugia, Università per stranieri.

Luglio 1983
Ostia Antica. Dibattito alla Festa de “l’Unità” con Enrico Testa, Leda Colombini e Eugenio Tabet.

1984
Editori Riuniti pubblica la raccolta originale di saggi Se scoppia la bomba22.

1984
“Presentazione”, nel libro di Enzo Tiezzi Tempi storici, tempi biologici23.

Settembre 1984
Cervia. Relazione al convegno “Ecologia e economia” organizzato da Cerviambiente con Giacomo Becattini, Emilio Gerelli e Paolo Leon.

Settembre 1984
Roma. Partecipazione al dibattito “Il destino della Terra” alla Festa nazionale de “l’Unità” con Famiano Crucianelli e Enrico Testa.

Febbraio 1985
Bologna. Relazione al convegno “Ambiente, sviluppo e democrazia” organizzato dall’Istituto Gramsci Emilia-Romagna con Giorgio Nebbia, Raffaele Misiti, Renzo Imbeni, Walter Tega e Pietro Ingrao.

Novembre 1985
Roma. Partecipazione a una conferenza stampa sulla diossina proveniente dagli inceneritori organizzata dalla Lega per l’Ambiente-ARCI.

Novembre 1985
Roma, Rete4. Intervista al Maurizio Costanzo Show.

1986
Garzanti traduce una seconda edizione aggiornata e ampliata di Il cerchio da chiudere24.

Luglio 1986
Perugia. Partecipazione al congresso nazionale della Lega per l’Ambiente-ARCI.

Settembre 1986
Roma. Partecipazione a un convegno sui rapporti tra rifiuti e diossina organizzato dalla Lega per l’Ambiente-ARCI con Walter Ganapini, Aurelio Misiti e Massimo Scalia.

Settembre 1986
Ravenna. Intervento alla tavola rotonda “L’ambiente spezza la visione dei blocchi contrapposti” alla Festa nazionale de “l’Unità” su “Democrazia e ambiente” di Ravenna con Ilver Silverovich Akhmedov.

Maggio 1987
Roma. Partecipazione a convegno sulle plastiche organizzato dalla Lega per l’Ambiente-ARCI.

Maggio 1987
Piombino. Partecipazione al comizio finale per la campagna elettorale di Giovanni Berlinguer, candidato al Senato.

Aprile 1988
Milano. Relazione al convegno “Educazione all’ambiente e ambiente dell’educazione” organizzato dal Comune di Milano e curato da Enzo Tiezzi.

Ottobre 1989
Milano. Relazione al convegno “Nord e Sud del mondo di fronte alla questione ambiente” organizzato dall’associazione Ambiente e lavoro e dalla Cgil Lombardia con Gianni Mattioli, Giorgio Ruffolo, Giorgio Napolitano, Mercedes Bresso e Riccardo Terzi.

Ottobre 1989
Siena. Partecipazione alla tavola rotonda “Il governo dell’ambiente in Italia: struttura ed efficacia delle politiche ambientali” nell’ambito della sei giorni organizzata dalla Lega per l’Ambiente-ARCI, con Gianfranco Amendola, Rudi Lewanski, Gerrit Wonkeman.

1990
Garzanti traduce Far pace col pianeta25.

Settembre 1990
Frattocchie. Partecipazione al seminario “Per una riconversione ecologica” organizzato dall’Istituto Palmiro Togliatti.

Ottobre 1990
Milano. Conferenza su industria e inquinamento organizzata dall’associazione Ambiente e lavoro.

Ottobre 1991
Roma. Partecipazione al dibattito “Bilancio delle politiche nazionali e internazionali sull’ambiente” organizzato da Usis e Lega per l’Ambiente-ARCI con Giorgio Ruffolo.

Ottobre 1991
Torino. Conferenza alla Fondazione Rosselli.

Settembre 2003
Roma. Relazione a convegno su ambiente, genetica e qualità dello sviluppo.

Novembre 2005
Lastra a Signa. Relazione al II Congresso internazionale sulle biotecnologie.

Una forte relazione biunivoca, con molti soggetti

Come si intuisce dall’elenco, l’intensa presenza di Commoner in Italia fu favorita anzitutto da una fitta e variegata rete di relazioni che si può provare provvisoriamente a delineare.

C’è anzitutto il rapporto personale con Virginio Bettini, che condivide con Commoner il profilo di docente universitario intensamente impegnato nei movimenti di base. Questo profilo emerge in modo molto evidente nelle tre più importanti collaborazioni tra i due dopo Stoccolma, anzitutto quando, probabilmente nel 1973, Bettini accompagna Commoner in un viaggio in Vietnam per studiare gli effetti ambientali e sanitari dell’uso militare del defoliante Agent Orange a base di diossina da parte dell’aeronautica statunitense. Tre anni dopo, invece, dapprima pubblicano da Feltrinelli il saggio scritto a quattro mani Ecologia e lotte sociali e poi, nel mese di settembre, si recano insieme a Seveso per verificare le conseguenze dell’incidente che ha coinvolto lo stabilimento dell’Icmesa.

Un rapporto molto sistematico, articolato e complesso è invece quello con il Partito comunista italiano.

Più di un terzo delle presenze di Commoner in Italia che ho potuto finora accertare sono infatti dovute a inviti provenienti dalla galassia comunista, cioè da enti locali e aziende amministrate da personale del Pci, da sezioni regionali dell’Istituto Gramsci, dalla scuola di formazione di Frattocchie, dal Centro di studi di politica economica-CESPE, dalle Case della cultura di Milano e di Roma, da feste – locali e nazionali – de “l’Unità” ma anche da situazioni più di base come la sezione di Castelnuovo Berardenga di cui Commoner segue il congresso nel 1977 oppure la campagna elettorale per il Senato del 1987, quando Commoner parla nel corso di un comizio del candidato Giovanni Berlinguer a Piombino. È senz’altro degno di nota infine il fatto che mentre le grandi opere di Commoner vengono tradotte tutte da Garzanti, gli Editori Riuniti, casa editrice del Pci, pubblicano tra il 1973 e il 1984 ben tre volumi di suoi scritti destinati soltanto al pubblico italiano.

Dal 1979 le relazioni di Commoner con l’Italia si arricchiscono di un ulteriore tassello: la nascente Lega per l’Ambiente dell’Arci, primo tentativo di costruire un’associazione ambientalista di massa dichiaratamente di sinistra. Per quella che sarebbe successivamente diventata la Legambiente Commoner rappresenta qualcosa di ancora più importante di quanto non lo sia per il Pci: è una fonte di ispirazione culturale e politica di prima grandezza ma anche un’importante fonte di legittimazione nello sforzo di orientare su basi più politiche l’ambientalismo italiano. E a dimostrazione dell’importanza di Commoner stanno, tra le tante, due circostanze: il fatto che lo scienziato americano partecipi a iniziative del comitato promotore, come quella del settembre 1979 a Milano, prima ancora che l’associazione venga ufficialmente costituita e il fatto che la rivista della Lega, “La nuova ecologia”, chiami presto Commoner a far parte del ristretto Consiglio di direzione insieme a figure prestigiose come Virginio Bettini, Laura Conti, Fabrizio Giovenale e Giorgio Nebbia. Un legame particolarmente forte è quello che si crea col presidente della Lega, Enrico Testa.

La popolarità raggiunta da Commoner, la frequenza delle sue visite in Italia e la centralità assunta dalla questione ambientale nel panorama culturale e politico italiano a partire dai primi anni Settanta sono elementi che rafforzano l’interesse nei suoi confronti anche da parte di enti e istituzioni non direttamente legati alla politica attiva. Gli inviti a intervenire riguardano così anche facoltà universitarie, eventi culturali come i Venerdì letterari di Torino, varie trasmissioni radiofoniche e televisive RAI.

Una contaminazione reciproca

La ricchezza della presenza in Italia di Commoner e le sue numerose frequentazioni pongono evidentemente due domande, che sarebbe storiograficamente molto fertile riuscire ad esplorare in modo approfondito: cosa trovò Commoner di tanto affascinante e politicamente importante in un paese come il nostro negli anni Settanta e Ottanta e, di converso, per quali motivi la sinistra italiana e in particolare il Partito Comunista reputò così decisiva un’interlocuzione sistematica con questo protagonista dell’ecologismo globale?

Si tratta di domande che meriterebbero un’indagine ampia e approfondita dalla quale emergerebbero sicuramente molti elementi di grande interesse, magari anche inattesi e capaci di modificare il quadro finora noto dei rapporti tra le sinistre di classe italiane e la questione ambientale.

Concludo con un’ultima osservazione, lasciandola come spunto ulteriore: per quel che ne sappiamo la ricca stagione italiana di Barry Commoner si chiude improvvisamente nel 1991 quando lo studioso e attivista statunitense è ancora in piena attività, salvo riaprirsi per due fugaci e molto formali appuntamenti del 2003 e del 2005. E il 1991 è l’anno dello scioglimento del Partito Comunista Italiano. È casuale questa coincidenza? E se non lo è – come io immagino – cosa ci suggerisce sulla storia del rapporto tra le sinistre italiane e la questione ambientale?

1 Ormai classica la biografia di Michael Egan, Barry Commoner and the Science of Survival. The Remaking of American Environmentalism, Cambridge (Ma), MIT Press, 2007.

2 Barry Commoner, Science and Survival, New York, Viking Press, 1966, non tradotto in italiano.

3 Si veda il dossier dedicato a quell’anno nel n. 43 di “altronovecento” del 2020. L’editoriale spiega il senso dell’operazione, ma poi tutti gli articoli sono reperibili mediante la ricerca nell’“archivio” del sito, andando appunto al n. 43.

4 Barry Commoner, The Closing Circle. Man, and Technology, New York, Knopf, 1971 (traduzione italianaa cura di Virginio Bettini: Il cerchio da chiudere. La natura, l’uomo e la tecnologia, Milano, Garzanti, 1972).

5 Voce Wikipedia Italia “Enzo Tiezzi” consultata il 20.6.2026.

6 Alessandro Marescotti, Laura Tussi, “PeaceLink intervista Virginio Bettini”, “Peacelink. Telematica per la pace”, 30.10.2014, https://www.peacelink.it/pace/a/40745.html (consultato il 3.6.2026).

7 Luigi Piccioni, “Virginio Bettini, una (provvisoria) bio-bibliografia”, “Altronovecento”, XXII (2020), n. 43.

8 Virginio Bettini, “Una civiltà all’assalto degli ecosistemi”, “I problemi di Ulisse”, numero monografico “I guastatori della natura”, XXIII (1970), n. 68, pp. 26-36.

9 Virginio Bettini, “La rivoluzione ambientale in Italia”, appendice a Max Nicholson, La rivoluzione ambientale, Milano, Garzanti, 1971 (edizione originale inglese: The industrial revolution. A guide for the new masters of the world, New York, McGraw-Hill, 1970).

10 Virginio Bettini, “Detersivo per uno stivale: il significato della crisi ambientale in Italia”, appendice a Barry Commoner, Il cerchio da chiudere, cit., prima edizione 1972, pp. 266-286, ripubblicata in “altronovecento. ambiente tecnica società”, n. 47, luglio 2023.

11 Cino Sighiboldi, “Energia e ambiente naturale. Il problema ecologico oggi: incontro con Barry Commoner”, “l’Unità”, 22.6.1972, p. 3.

12 Cino Sighiboldi, “Il cerchio da chiudere. Quando l’ecologia non è una mistificazione”, “l’Unità”, 3.1.1973, p. 3.

13 Si veda l’interessante intervista a Giorgio Nebbia contenuta in La sera tra i pini … 30 anni della Fondazione CerviAmbiente“, Cervia, Fondazione CerviAmbiente, 2004, pp. 100-104.

14 I quaranta anni di Fondazione Cervia Ambiente, 2014.

15 Giovanni Berlinguer, “The Contribution of Barry Commoner to the Renewal of the Italian Left”, in Barry Commoner’s Contribution to the Environmental Movement. Science and Social Action, a cura di David Kriebel, London-New York, Routledge, 2002, p. 36.

16 B. Commoner, Il cerchio da chiudere, cit.

17 Barry Commoner, La tecnologia del profitto, Roma, Editori Riuniti, 1973, tradotto da Grazia Francescato, con una prefazione di Guido Manzone.

18 Barry Commoner e Virginio Bettini, Ecologia e lotte sociali. Ambiente, popolazione, inquinamento, Milano, Feltrinelli, 1976.

19 Barry Commoner, La povertà del potere. Crisi ambientale, crisi energetica, crisi economica: tre aspetti di un’unica crisi, Milano, Garzanti, 1976 (edizione originale The Poverty of Power. Energy and the Economic Crisis, New York, Random House, 1976).

20 Barry Commoner, L’energia alternativa, Roma, Editori Riuniti, 1978, con una prefazione di Laura Conti.

21 Barry Commoner, La politica dell’energia, Milano, Garzanti, 1980 (edizione originale The Politics of Energy, New York, Knopf, 1979), con un’appendice a cura di Virginio Bettini e Giorgio Nebbia.

22 Barry Commoner, Se scoppia la bomba. Il cittadino di fronte alle scelte nucleari, Roma, Editori Riuniti, 1984, a cura di Enrico Testa.

23 Barry Commoner, “Presentazione”, in Enzo Tiezzi, Tempi storici tempi biologici. La Terra o la morte: i problemi della “nuova ecologia”, Milano, Garzanti, 1984. Una seconda presentazione è scritta da Laura Conti.

24 Barry Commoner, Il cerchio da chiudere, Milano, Garzanti, 1986, seconda edizione aggiornata e ampliata con una presentazione di Giorgio Nebbia e una nuova appendice di Virginio Bettini.

25 Barry Commoner, Fare pace col pianeta, Milano, Garzanti, 1990 (edizione originale Making Peace With the Planet, New York: Pantheon Books, 1990).

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