Ambiente Tecnica Società. Rivista digitale fondata da Giorgio Nebbia

Scienza e potere. Nasce Science for the People – Italia

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Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare dei giovani ricercatori italiani in diverse occasioni che ci hanno comunicato con quanta fatica si battono quotidianamente per sopravvivere con gli scarsi compensi che ricevono dalla loro condizione precaria, minacciata dalla scarsità dei fondi pubblici destinati alle nostre università, mentre la rincorsa a risorse private mette in discussione la libertà e il senso dei loro progetti. Ebbene, alcuni di questi giovani, che non si adattano passivamente a questa situazione spesso avvilente, si sono ritrovati, hanno riflettuto sullo stato delle cose e hanno creato una loro organizzazione, la sezione italiana di Science for the People. Si tratta di una critica allo scientismo neopositivista e alla neutralità della scienza, che ci piace ospitare sulla nostra rivista, che in qualche modo si è sempre ispirata a quel movimento di fine anni Sessanta e primi anni Settanta che poneva al centro proprio queste tematiche in relazione alle criticità allora emerse in dimensione clamorosa nel rapporto tra tecnica e natura, tra economia ed ecologia. Testo culto fra gli studenti del ‘68 fu L’uomo a una dimensione (1964) di Herbert Mrcuse, nel quale si sviluppava una critica penetrante alla società contemporanea ispirata dal “pensiero a una dimensione” in cui la razionalità scientifica e tecnologica assumevano un ruolo fondativo e assoluto. La polemica di Marcuse prendeva di petto in particolare il carattere meramente utilitaristico della scienza moderna, la quale “in virtù del suo metodo e dei suoi concetti, ha progettato e promosso un universo in cui il dominio della natura è rimasto legato al dominio dell’uomo – legame che rischia di essere fatale a questo universo intero”. Tematiche che come sappiamo furono riprese dai nostri “ecomarxisti”, a partire da Giorgio Nebbia. È in questo clima che nasce negli USA Science for the people, cui oggi si richiamano i nostri giovani ricercatori italiani. Al culmine del movimento contro la guerra del Vietnam, studenti e lavoratori di tutti gli Stati Uniti portarono la solidarietà internazionalista e le idee rivoluzionarie nell’ambito altrimenti isolato della scienza accademica attraverso l’attivismo nei campus. Nel febbraio 1969, un gruppo di fisici di Stanford e Berkeley annunciò la formazione di Scientists and Engineers for Social and Political Action (SESPA). Questo movimento scientifico radicale, come fu poi riconosciuto, apparve sulla scena insieme allo slogan “Science for the people” intonato dalla SESPA di Boston. Questa discendenza della scienza radicale può essere fatta risalire al fronte popolare antifascista guidato dai comunisti negli anni ‘30. Di fronte alle crisi catastrofiche della disintegrazione sociale, gli “scienziati rossi” sovietici e britannici adottarono le analisi marxiste nella loro lotta per liberare la scienza dal fascismo e dal capitalismo. Il famoso cristallografo e comunista britannico John Desmond Bernal (1901-1971), figura di spicco delle organizzazioni internazionali dei lavoratori scientifici, descrisse la sua visione di un futuro socialista come “Science for the people”, nuovo nome che avrebbe assunto la SESPA dopo la pubblicazione di una rivista bimestrale, appunto “Science for the people” nell’agosto 1970, riprendendo la tradizione bernalista. Una storia, aggiungiamo, che forse meriterebbe di essere ricostruita.

È dunque a questa tradizione che si ispira la nuova sezione italiana, di cui con piacere pubblichiamo il manifesto programmatico, introdotto da una eloquente testimonianza di una giovane ricercatrice dell’Università di Brescia.

https://scienceforthepeople.it

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