Il “Corriere della Sera” della prima metà degli anni Settanta – come più in generale l’omonimo gruppo editoriale, grazie soprattutto all’impulso di Giulia Maria Mozzoni Crespi – dedicò una particolare attenzione all’emergente questione ambientale. Nel giornale si occuparono di ecologia in quegli anni due firme prestigiose come Antonio Cederna e Alfredo Todisco e – come testimonia una documentazione conservata nel Fondo Giorgio e Gabriella Nebbia della Fondazione Micheletti – ci fu un convinto tentativo di arruolare stabilmente anche Giorgio Nebbia, che però declinò l’offerta in nome di un’ormai antica fedeltà al “Giorno” di Italo Pietra. Furono proprio Cederna e Todisco a ideare e a coordinare un incontro nel quale diverse figure impegnate a vario titolo e in vario modo in campo ambientale furono chiamate a stendere una sorta di programma per punti. Il testo costituisce una notevole testimonianza tanto dell’impegno del quotidiano milanese quanto delle diverse culture dell’ambiente “riformiste” attive in quegli quegli anni in Italia, delle loro preoccupazioni e dei loro obiettivi.
Nei giorni 2 e 3 aprile il “Corriere della Sera” ha indetto un convegno dedicato al tema della protezione dell’ambiente in Italia. Alla tavola rotonda hanno partecipato: Renato Bazzoni, presidente della sezione milanese di “Italia nostra”; Leonardo Benevolo, dell’Università di Palermo; Giorgio Galli, scrittore politico; Emilio Gerelli, della direzione dell’ambiente dell’OCDE; Massimo Livi Bacci, ordinario di demografia dell’Università di Firenze; Giuseppe Montalenti, direttore dell’Istituto di Genetica dell’Università di Roma; Roberto Passino, direttore dell’Istituto delle acque del CNR; Aurelio Peccei, presidente del Club di Roma; Alberto Predieri, ordinario di Diritto costituzionale dell’Università di Firenze; Alberto Romano, ordinario di Diritto amministrativo a Torino; Pasquale Rotondi, membro del Consiglio superiore delle Antichità e belle arti; Giorgio Ruffolo, segretario generale della programmazione; Franco Tassi, direttore del Parco nazionale d’Abruzzo; Enzo Vuillermin, presidente dell’Ordine nazionale dei geologi. In questa pagina pubblichiamo in sintesi le proposte, condensate in ottanta punti, che i partecipanti alla tavola rotonda ritengono indispensabili per evitare il collasso ecologico del paese. Hanno coordinato il dibattito e condensato i testi Antonio Cederna e Alfredo Todisco.
Indice
Principi generali
1. L’ambiente, la natura, il patrimonio storico e artistico costituiscono un bene collettivo. La loro salvaguardia e il loro godimento da parte del pubblico costituiscono un fine preminente dello Stato.
2. Chiunque ha il diritto di godere di un ambiente salutare e ciascuno ha il dovere di non danneggiare e di migliorare l’ambiente.
3. Chiunque può adire in giudizio per difendere il patrimonio ambientale, naturale e storico, per assicurare l’osservanza, da parte dell’amministrazione e dei privati, delle norme che lo proteggono.
4. Le risorse naturali possono essere godute dai privati secondo il principio della concessione da parte degli enti pubblici dietro un corrispettivo che tenga conto dell’alterazione arrecata alle risorse.
Lotta agli inquinamenti
5. Chi utilizza a propri fini le limitate risorse naturali deve essere obbligato a sostenere le spese per ridurre l’inquinamento nei termini degli standard ambientali fissati dai pubblici poteri. Ciò è conforme ai principi economici, giuridici e agli accordi internazionali già sottoscritti dal governo italiano.
6. Le attività che direttamente o indirettamente migliorano l’ambiente devono essere compensate. In particolare occorre retribuire quelle attività agricole che, oltre a fornire determinati prodotti, contribuiscono alla difesa della natura.
7. Istituire indici idonei a misurare il malessere sociale derivante dagli inquinamenti. Poiché il calcolo del reddito nazionale lordo non tiene conto dei beni ambientali, occorre promuovere l’elaborazione di una nuova teoria che sostituisca alla nozione del prodotto nazionale lordo quella del benessere nazionale lordo.
8. Provvedere alla realizzazione di una rete di stazioni di rilevamento dell’inquinamento dell’aria, del suolo. Standardizzare i criteri e i metodi per la misurazione delle caratteristiche ambientali.
9. Disciplinare lo sgombero dei rifiuti solidi e in particolare delle carcasse delle vecchie automobili.
10. Vietare la pubblicità stradale.
11. Prevenire con leggi tempestive l’immissione nel nostro mercato di prodotti che, in circolazione in altri paesi, hanno dimostrato di aggravare il problema dell’eliminazione dei rifiuti.
12. Limitazione degli imballaggi a perdere (specie quelli di plastica) anche mediante l’applicazione di oneri fiscali sull’uso di materiali particolarmente inquinanti.
13. Le autorità competenti promuovano iniziative, anche in sede internazionale, intese a vietare il traffico aereo notturno e l’atterraggio, il decollo e il sorvolo sul nostro territorio degli aerei supersonici civili.
14. Limitare la circolazione privata in alcune aree cittadine e, nello stesso tempo, provvedere ad un servizio di trasporti pubblici non inquinanti.
15. Incoraggiare l’impiego del metano come combustibile da riscaldamento domestico in quanto notevolmente meno inquinante di quelli in uso.
16. L’aeronautica e la marina militare includano nelle loro normali funzioni di ricognizione il compito di segnalare incendi di boschi e foreste e inquinamenti marini provocati dalle petroliere e da altri natanti.
17. Lotta per la salubrità dell’ambiente di lavoro in concomitanza con quella per la bonifica dell’ambiente in generale.
Territorio
18. Premessa fondamentale per una efficace politica dell’ambiente è l’eliminazione della rendita fondiaria. A questo fine occorre prevedere una legislazione che separi giuridicamente il diritto di proprietà dalla facoltà di costruire. Occorre inoltre usando opportunamente le leggi esistenti (n. 167 sulla edilizia economica e popolare e n. 865 sulla riforma della casa) espropriare i terreni da trasformare, perché siano sistemati direttamente dall’ente pubblico e poi ripartiti tra gli usi pubblici e privati.
19. Estendere questa procedura in modo che agisca da calmiere sul valore dei suoli in tutto il territorio, così da eliminare le sperequazioni tra proprietari colpiti e non colpiti dalle limitazioni imposte dai piani.
20. Incrementare la produzione edilizia residenziale di iniziativa pubblica (oggi meno del 5%) e quella privata convenzionata.
21. I provvedimenti di cui sopra devono essere adottati entro il novembre 1973 in cui scade la legge tampone del 1968 che ha reso temporanei i vincoli di inedificabilità non indennizzabili sulle aree destinate a spazi di uso pubblico. Un’ulteriore semplice proroga della legge del ‘68 sarebbe un palliativo inopportuno e inadeguato.
22. L’equilibrio dell’ambiente deve essere assicurato da una pianificazione globale del territorio e non spezzettata in settori (agricoltura, lavori pubblici, beni culturali, ecc.).
23. Legge quadro urbanistica che stabilisca le scelte fondamentali per l’uso del territorio al fine preminente della salvaguardia ambientale e coordinata a un piano regolatore nazionale.
24. Estensione dalla scala di quartiere a quella territoriale degli standard urbanistici contemplati dal decreto aprile 1968 per la determinazione degli spazi destinati ai servizi pubblici collettivi, limiti di edificazione, ecc.
25. La casa deve assolvere, qualunque sia la forma giuridica di godimento o di proprietà, a un servizio pubblico fondamentale e invece di essere considerata come realtà a sé, deve essere sistematicamente associata agli altri servizi pubblici (scuole, asili, zone verdi, terreni sportivi, ecc.).
26. Incrementare la produzione di edilizia residenziale pubblica e di edilizia privata convenzionata, in modo che diventino la regola e non un’eccezione trascurabile.
27. Blocco immediato di ogni iniziativa di trasformazione delle “zone delicate” del territorio nazionale, quali i centri storici, le fasce costiere, gli ambienti paesistici, archeologici e i comprensori naturali (come indicati dai numerosi elenchi ufficiali).
28. Prima di decidere la costruzione di nuovi quartieri popolari periferici i comuni, assistiti dalle regioni, usino tutte le possibilità della legge 865 in favore dell’edilizia economica e popolare per il risanamento conservativo dei centri storici, mantenendo in essi i residenti tradizionali e assicurando il rigoroso rispetto delle strutture architettoniche e ambientali. Auspicabile, a questo fine, l’abolizione del privilegio fiscale che grazie all’esenzione venticinquennale premia le nuove costruzioni rispetto alle vecchie.
29. Incoraggiare il risanamento conservativo anche alle aree di interesse turistico, restaurando a fini residenziali i centri storici minori per offrire un’alternativa all’attuale tendenza che porta alla costruzione della “seconda casa” in lottizzazioni che distruggono e privatizzano ampi comprensori naturali e paesistici.
30. Accelerare la definizione degli strumenti urbanistici regionali e promuovere la pianificazione intercomunale finora mai attuata.
Programmazione nazionale
31. I provvedimenti previsti dal piano quinquennale a tutela dell’ambiente naturale e storico non devono essere ulteriormente disattesi dal governo. Urge, inoltre, analizzare i motivi per i quali le misure programmate di tutela, ben definite nei tempi, nei modi e nei costi, rimangano da tempo lettera morta.
Le proposte del piano quinquennale di cui in particolare si raccomanda l’attuazione sono:
32. Il programma di lotta agli inquinamenti dell’aria, dell’acqua, del mare, del suolo e da rumore per una spesa di circa mille miliardi in sei anni.
33. La concentrazione degli approdi petroliferi, lo sgombero delle raffinerie dalle coste, la regolamentazione del traffico petrolifero di cabotaggio, di canale e su strada, la creazione di una rete nazionale di oleodotti consortili, utili ad evitare la guerra tra i competitori petroliferi, ragione della rovina irreversibile delle nostre coste.
34. Protezione dei parchi ed aree naturalistiche, esistenti e da istituire, per una superficie complessiva di seimila chilometri quadrati e per la quale è prevista la modesta spesa di sei miliardi di lire l’anno.
35. Definizione di un piano nazionale dei trasporti fondato sulla reale valutazione della domanda di traffico e sui modi più efficienti per soddisfarla.
36. I progetti per la difesa del suolo, per un investimento complessivo di circa settecento miliardi in un quinquennio.
Ambiente naturale
34bis. Legge quadro per i parchi nazionali e le riserve naturali che, sulla base del disegno di legge n. 222 (Cifarelli, Spagnolli e altri) ne affidi la gestione a una serie di enti autonomi alle dipendenze della presidenza del consiglio.
35bis. Pronta istituzione di riserve naturali e dei sei nuovi parchi nazionali previsti dai documenti della programmazione (Dolomiti Bellunesi, Delta Padano, Maremma Grossetana, Monte Pollino, Etna, Gennargentu). Rilancio dei parchi nazionali esistenti a cominciare dal Parco Nazionale d’Abruzzo, come esempio pilota.
37. Istituzione di parchi regionali secondo le indicazioni della programmazione e altri.
38. Revisione della politica forestale in senso naturalistico e non più solo produttivistico. Nuovi criteri di rimboschimento e prevenzione degli incendi. Acquisto di aerei cisterna di pronto intervento indispensabili in un paese come il nostro che segna il primato degli incendi boschivi.
39. Nelle operazioni di spegnimento degli incendi di boschi e foreste (che distruggono annualmente sessantamila ettari della già esigua superficie boscata) contemplare l’intervento delle forze armate come nel caso di altre calamità naturali (alluvioni, terremoti, eccetera).
40. Pianificazione e contenimento degli impianti di risalita per gli sport invernali ad evitare lo sconvolgimento dell’alta montagna e istituzione di “parchi di quota” utili a mantenerne intatto l’ambiente in ragione del suo alto valore scientifico ed educativo.
41. Porre un risoluto argine all’attuale proliferazione dei porti turistici e della conseguente speculazione edilizia nelle aree costiere.
42. Liberazione delle spiagge dagli ingombranti insediamenti balneari grazie alla risoluta modifica delle norme che regolano la concessione ai privati del demanio marittimo.
43. Immediata sospensione di qualsiasi opera di cosiddetta “bonifica” delle superstiti zone umide (paludi, lagune, laghi, stagni costieri, oggi ridotti allo 0,5 per cento del territorio nazionale per il loro grande valore economico, scientifico, ricreativo di regolazione del clima e dei corsi d’acqua.
44. Porre un alt a ogni ulteriore sfruttamento idroelettrico di laghi e fiumi.
45. Allevamento di specie selvatiche (capriolo, cinghiale) nelle aree agricole marginali in stato di abbandono, e loro riconversione a un uso silvo-pastorale estensivo.
46. Inalienabilità delle aree ed edifici appartenenti al demanio dello Stato, salvo cessioni a regioni e comuni per esclusivi fini di utilità pubblica e sociale.
Fauna e flora
47. Difesa della fauna selvatica mediante una profonda revisione delle leggi venatorie vigenti (in base al disegno di legge n. 604 del novembre ‘72 firmato da Brosio, Cifarelli, Spagnolli, Terracini e altri) e grazie a una più coordinata e vigile attività da parte della magistratura e dei corpi di sorveglianza.
48. Costituzione di un nucleo ecologico in seno all’arma dei carabinieri per la difesa del patrimonio faunistico a somiglianza del nucleo antisofisticazioni per le frodi alimentari.
49. Abolizione di ogni forma di uccellagione e di lotta agli animali “nocivi” con l’uso dei veleni. Divieto alle cacce primaverili, della pesca a strascico e subacquea con autorespiratore.
50. Creazione immediata di “oasi di protezione” della fauna e riserve biologiche marine ai sensi delle leggi venatorie e sulla pesca (vedi gli esempi di Portoferraio e Castellabate).
Difesa del suolo
51. Fronteggiare il dissesto idrogeologico che funesta la penisola (tremila frane annuali, con un morto ogni otto giorni) mediante l’istituzione di un efficiente servizio geologico di Stato e regionale. Sancire l’obbligo di una completa indagine geologica preliminare ad ogni intervento edilizio, urbanistico e infrastrutturale sul territorio, a evitare che si costruisca su terreni fragili e franosi, con disastrose conseguenze per l’incolumità pubblica (Agrigento, Penisola Sorrentina, Calabria, Sicilia, Basilicata, ecc.).
52. Istituzione del vincolo geologico in aggiunta all’attuale vincolo idrogeologico, che si è rivelato inadeguato.
53. Redazione e continuo aggiornamento della carta geologica d’Italia in una scala che consenta di verificare se il suolo sia in grado o no di reggere il carico delle costruzioni che vi si sovrappongono.
54. Necessità di una severa regolamentazione, su scala regionale, dell’apertura e dello sfruttamento di cave di materiali da costruzione. Divieto di apertura di nuove cave e chiusura immediata di quelle in funzione nei luoghi di valore naturalistico e paesistico.
55. Gli interventi per la difesa idraulica e del suolo devono essere programmati unitariamente per bacini idrografici.
Patrimonio culturale
56. I fondi dello Stato per la tutela dell’ingente patrimonio storico, artistico, monumentale, ambientale, paesistico e archeologico italiano devono trovar posto tra le voci di bilancio destinate ai servizi di prima necessità, in condizioni di emergenza.
57. Adeguare i finanziamenti e il personale preposto alla tutela di questo patrimonio, oggi incredibilmente sottodimensionati rispetto al suo incommensurabile valore culturale ed economico.
58. Potenziare gli istituti centrali dell’amministrazione delle belle arti (istituti del restauro, di patologia del libro, del catalogo, eccetera).
59. Abolire, nell’auspicata riforma della contabilità generale, il controllo e le perizie preventive, che oggi intralciano gravemente scavi archeologici e restauri d’urgenza, la cui entità non è stimabile in anticipo.
60. Emanazione di nuove leggi di tutela, che sanciscano il carattere pubblico del bene culturale, e consentano misure adeguate di tutela preventiva in special modo per le aree archeologiche ancora non esplorate, e permettano di vincolare, nel loro insieme, unitario e inscindibile, l’arredo di chiese, raccolte e collezioni.
61. Inasprimento delle sanzioni penali previste per la distruzione o il danneggiamento dei beni culturali in ogni loro espressione.
Popolazione
62. Adottare urgentemente una politica di ridistribuzione della popolazione, utile a correggere la tendenza attuale all’affollamento in poche aree metropolitane, causa insieme di congestione e spopolamento.
63. Gli insediamenti urbani e industriali, i trasporti e le infrastrutture devono essere orientati ai fini del riequilibrio.
64. L’aumento demografico senza limiti non è sostenibile. Lo vieta il rapporto poco elastico tra numero di abitanti, territorio e disponibilità complessiva delle risorse non inesauribili. E’ pertanto auspicabile che in futuro l’indice di incremento della popolazione si avvicini allo zero.
65. Eliminazione delle norme che ostacolano l’informazione demografica e il controllo delle nascite. Costituzione sul territorio di consultori, appoggiati alle strutture sanitarie esistenti, idonei a fornire ai richiedenti un’assistenza riservata. Inclusione dei contraccettivi nelle specialità farmaceutiche ammesse dagli enti di previdenza.
Strutture amministrative
66. Istituzione di un nuovo organo dello Stato investito delle funzioni a tutela dell’ambiente oggi suddivise tra i ministeri dei lavori pubblici, dell’agricoltura e della sanità. Il nuovo organo (che potrebbe essere un ministero o anche no) deve provvedere alla elaborazione e al coordinamento della politica ambientale e territoriale (determinare gli standard della depurazione, prendere iniziative per accordi internazionali, promuovere con ogni mezzo l’informazione ecologica, svolgere compiti di consulenza e assistenza tecnica raccordandosi con il CNR e università, indirizzare e coordinare gli interventi finanziari). I compiti esecutivi per l’organizzazione e la tutela del territorio sono affidati alle regioni.
67. Il Consiglio nazionale delle ricerche, organo di consulenza scientifica dello Stato, deve essere particolarmente potenziato e sostenuto in tutte le attività di studio e ricerca che concernono il settore ecologico.
Tempo libero
68. Utilizzare in modo più razionale i tempi di lavoro e di riposo, nella giornata, nella settimana, nell’anno. Studiare la possibilità di scaglionamento delle vacanze e dei giorni festivi ed evitare che tutti usino le ferie e i ponti negli stessi periodi con i gravi fenomeni di congestione noti a tutti.
Pedagogia
69. Introdurre nelle scuole l’insegnamento ecologico. Coinvolgere gli studenti in interventi operativi concreti tipo ricerche, rimboschimenti, pulizia di spiagge, fiumi, boschi, prati, sistemazione di sentieri, cartelli indicatori.
70. Proclamare anche in Italia, a somiglianza di quanto si fa in altri paesi europei, un’annuale settimana dell’ambiente.
71. Inserire nelle trasmissioni pubblicitarie televisive cortometraggi in difesa della natura utili a illustrare lo stretto rapporto che intercorre tra consumi, inquinamento e degradazione ambientale.
Ecotattica
72. I servizi ecologici in difesa del territorio nazionale devono essere considerati alternativi o almeno integrativi del servizio militare similmente con le disposizioni riguardanti i servizi civili nei paesi in via di sviluppo.
73. Appello agli avvocati di buona volontà affinché offrano individualmente o attraverso le associazioni conservazioniste il patrimonio ricavato dalle cause che possono essere intentate nei confronti degli inquinatori.
74. Incoraggiare l’organizzazione di gruppi spontanei di base, a livello di quartiere, di azienda, di istituto scolastico, eccetera, aventi il fine di partecipare nella formazione delle norme riguardanti l’uso del territorio o esigerne l’esecuzione con tutti i mezzi legali, ivi compresi la costituzione di parte civile, con ricorsi al Consiglio di Stato, nei procedimenti penali per i reati contro il patrimonio ambientale. Promozione di leggi di iniziativa popolare.
75. Unire tutte le associazioni e i gruppi conservazionisti – quali Italia Nostra, il Wwf, Federnatura, la Lega nazionale contro la distruzione degli uccelli eccetera – e formare raggruppamenti di su base regionale.
76. Quando l’inquinamento atmosferico supera i limiti di sicurezza (come sovente accade a Milano) il sindaco provveda a far suonare la sirena d’allarme.
77. I Consigli di zona e i gruppi spontanei di cittadini prendano misure idonee a ottenere gli adempimenti amministrativi a carattere ambientale: come per esempio l’occupazione di suoli vincolati dai piani regolatori o da decenni abbandonati, chiusura al traffico di strade e piazze, eccetera.
78. Promuovere inchieste intese a verificare se è vero (come è lecito presumere) che nelle aree cittadine pedonali gli esercenti non subiscono danni economici.
79. Invitare il comune a progettare un’operazione di purificazione dell’aria a somiglianza di quella già attuata a Londra, con l’indicazione dei metodi e dei costi da sottoporre al vaglio della popolazione.
80. Tentare il recupero di un fiume, con una iniziativa pilota che abbia valore dimostrativo. A partecipare all’operazione, fondata sulla mobilitazione spontanea dei cittadini, si possono chiamare lo Stato, gli enti locali, le imprese pubbliche e private, le associazioni sindacali, professionali, naturalistiche, culturali e turistiche, le università e le banche.

